✕

Processo penale, al Senato passa la fiducia alla riforma. Ridotti di un quarto i tempi dei procedimenti

Ascolta l'audio

Il Civile è passato, domani il voto finale sul Penale
4 minuti di lettura

ROMA - Il Senato ha approvato la fiducia ai due articoli della riforma del processo penale. Il primo articolo è passato con 208 sì e 28  no. Il secondo con 200 favorevoli, 27
contrari e nessun astenuto. Il voto finale sul provvedimento si svolgerà domani mattina.

En plein dunque al Senato sulla giustizia. Un unicum, in verità. Non era mai accaduto che in soli due giorni una delle due Camere licenziasse riforme così pregnanti per la giustizia penale e quella civile. Due richieste di fiducia da parte del governo. Ieri quella sulla riforma del processo civile, che si è chiusa con 201 voti a favore e 30 contrari. A votare contro FdI e Alternativa c’è. Tra oggi e domani sarà di nuovo fiducia sul processo penale. Il civile è alla sua prima lettura e dovrà andare a Montecitorio. Il penale otterrà il via libera verso i decreti legislativi. Sulla giustizia il governo rispetta i tempi del Pnrr che d&ag…

ROMA - Il Senato ha approvato la fiducia ai due articoli della riforma del processo penale. Il primo articolo è passato con 208 sì e 28  no. Il secondo con 200 favorevoli, 27
contrari e nessun astenuto. Il voto finale sul provvedimento si svolgerà domani mattina.

En plein dunque al Senato sulla giustizia. Un unicum, in verità. Non era mai accaduto che in soli due giorni una delle due Camere licenziasse riforme così pregnanti per la giustizia penale e quella civile. Due richieste di fiducia da parte del governo. Ieri quella sulla riforma del processo civile, che si è chiusa con 201 voti a favore e 30 contrari. A votare contro FdI e Alternativa c’è. Tra oggi e domani sarà di nuovo fiducia sul processo penale. Il civile è alla sua prima lettura e dovrà andare a Montecitorio. Il penale otterrà il via libera verso i decreti legislativi. Sulla giustizia il governo rispetta i tempi del Pnrr che dà alla Italia 2,3 miliardi di euro per ridurre rispettivamente i tempi della giustizia civile del 40% e quelli della giustizia penale del 25%. 

A parte la protesta dei senatori ex grillini del gruppo di Altermativa c’è con in testa Mattia Crucioli, che sono arrivati allo scontro con la maggioranza mentre in commissione si discutevano proprio i loro 1.700 emendamenti al processo penale, stavolta tutto è filato liscio. I giorni caldi della Camera, tra fine luglio e inizio agosto con le richieste di M5S sul processo penale, sono alle spalle. 

Eppure proprio la Guardasigilli Marta Cartabia, mentre ieri mattina visitava gli uffici giudiziari di Perugia per il suo tour in tutte le corti di Appello, aveva parlato della sua “strana” maggioranza. Eccola dire: “Le riforme della giustizia stanno partendo in un contesto molto particolare che ha dei condizionamenti legati alla pandemia con cui tuttora facciamo i conti e con un governo supportato da una maggioranza molto ampia che è un punto di forza, ma anche molto variegata". E ancora: "Sappiamo bene quanto è affascinante, laborioso, difficile, precario, delicato, trovare dei punti d'accordo.Teniamolo presente perché talvolta dimenticare il contesto nel quale si elaborano determinate scelte significa perdere di vista la ragione per la quale certe opzioni vanno in una direzione e non in un'altra”. 

Ma al Senato, stavolta, non ci sono stati i venti di guerra. M5S plaude al voto sul civile che nasce dalla riforma presentata dall’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede. Sono soddisfatti gli esponenti del Pd, la responsabile Giustizia Anna Rossomando e il capogruppo in commissione Franco Mirabelli, che giudicano il voto sul civile “un passo avanti importante sia per la giustizia italiana che per rispettare gli impegni del Pnrr”. 


 

Prescrizione
 

Va in soffitta la riforma della prescrizione dell’ex Guardasigilli di M5S Alfonso Bonafede che la bloccava dopo la fine del processo di primo grado. La norma era entrata in vigore il primo gennaio del 2020. E riguardava solo i reati commessi a partire da quella data. Quindi non è mai stata applicata a nessun reato perché nessun processo ha chiuso il primo grado. Adesso la Bonafede viene sostituita dalla legge Cartabia. La prescrizione - cioè il tempo per giudicare ogni delitto calcolato nel massimo della pena prevista più un quarto in base alla legge Cirielli del 2005 - avrà valore solo fino al termine del processo di primo grado. Poi il processo dovrà rispettare le nuove regole della improcedibilità.

Improcedibilità

Nella giustizia penale irrompe una nuova parola - improcedibilità - e una nuova regola, con l’obiettivo di contenere i tempi dei processi. Un processo diventerà “improcedibile” quando avrà superato il tempo massimo che il codice gli consente per giungere alla conclusione nelle fasi di Appello e di Cassazione. La riforma diventerà pienamente operativa solo nel 2025. Perché fino a quella data sono ammesse delle deroghe per via del numero dei processi arretrati soprattutto in Appello. La regola - a regime - dell’improcedibilità sarà la seguente: in Appello i processi possono durare al massimo due anni, con una possibile proroga di un anno. In Cassazione invece il processo può durare un anno con una proroga di sei mesi.

Deroga

Dopo una furiosa battaglia alla Camera a luglio, M5S ha ottenuto che nella prima fase di rodaggio del nuovo sistema dell’improcedibilità i tempi dei processi potranno essere più lunghi in generale per tutti i reati. La norma transitoria però avrà valore solo fino al 31 dicembre del 2024. Avrà l’obiettivo di assorbire l’arretrato precedente. Tutti i processi potranno durare quattro anni in Appello (ci sarà quindi un bonus di un anno rispetto ai tre anni a regime) e due in Cassazione (con un bonus di sei mesi). La proroga stessa non potrà essere automatica, ma dovrà essere il giudice a chiederla e a motivarla con un’ordinanza ad hoc, spiegando che i mesi in più sono necessari per la complessità del processo e per il numero degli imputati.

Reati speciali

Mafia, terrorismo, violenza sessuale, associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti. Sono questi i reati che godono di un regione “speciale”. Per loro non è previsto un limite alle proroghe che però dovranno essere sempre chieste dal giudice e motivate per via della complessità del processo, dal numero degli imputati a quello dei reati contestati. Anche i delitti commessi con l’aggravante della mafia, per imputati ai quali si contesta il 416bis, potranno ottenere due proroghe oltre a quelle previste per tutti i reati. Di conseguenza, in Appello, potranno avere sei anni di tempo e tre anni in Cassazione, ma solo fino al 2024. A regime invece, dal 2025, avranno 5 anni per l’Appello e 2 anni e mezzo alla Suprema Corte. I reati puniti con l'ergastolo sono sempre improcedibili.

Il Parlamento stabilisce i criteri generali

È una delle regole più contestate dai magistrati nella riforma del processo penale. Nonché da M5S che però non è riuscito a eliminarla. Prevede che spetterà al Parlamento stabilire i “criteri generali dell’azione penale”. Cioè saranno le Camere a dettare un indirizzo di politica criminale. Che, secondo l’Anm, rischia di ledere il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale scritto nella Costituzione. Ma da via Arenula sostengono che non sia affatto così, perché saranno i pubblici ministeri a stabilire ogni anno quali sono effettivamente i reati di maggiore gravità da perseguire nell’area geografica di propria competenza. Progetti che poi saranno anche vidimati dal Csm. 

Indagini e regole a favore degli imputati

La riforma contiene nuove regole a favore degli imputati. Soprattutto nella prima fase delle indagini. Piena discovery degli atti quando scadono i termini. Il gip potrà controllare se il pm ha iscritto l’imputato al momento giusto e potrà far cambiare la data. Ampio il capitolo delle pene alternative al carcere, da quella pecuniaria, a quelle che sostituiscono il carcere per reati puniti fino a 4 anni. Andrà a pieno regime l’istituto della messa alla prova per reati che non superano i sei anni. Con un emendamento di Enrico Costa di Azione entra anche il “diritto all’oblio”, per cui saranno cancellate dal web le notizie su imputati risultati alla fine assolti. Scatterà la “deindicizzazione” e cercando quel nome non si potrà risalire al processo.