✕

Tutti in piazza per e con le donne afghane: il 25 a Roma la 'rivoluzione della cura'

A Torino flash mob di preparazione alla manifestazione nazionale delle donne "La rivoluzione della cura"che si terrà a Roma sabato 25 settembre (fotogramma)
Dal palco di piazza del Popolo parleranno alcune afghane. E' la prima grande manifestazione nazionale dopo la pandemia
2 minuti di lettura

Non era questa la parola d'ordine, lo è diventata. "Tull quadze", che in pashtu significa "Tutte le donne". E tutte le donne sono chiamate in piazza del Popolo sabato alle 14 per la prima grande manifestazione "per prendersi cura del mondo". 

Una bella sfida in una piazza grande, che la sinistra e le donne hanno disabitato da tempo. Colpa della pandemia certo, ma, prima ancora, della fatica a ritrovare le ragioni della battaglia comune. Arriveranno donne da tutta Italia. Il tam tam è partito dall'Assemblea della Magnolia. La magnolia è l'albero nel cortile della Casa internazionale delle donne di Roma (finalmente non più a rischio di chiusura), dove si sono riunite le donne alla spicciolata e in piccoli gruppi nei mesi di tregua dal Covid. Sostenute da Differenza donna, D.i.Re Donne in rete contro la violenza, da moltissime associazioni femministe, dal sindacato, dalla Conferenza delle donne del Pd e di S…

Non era questa la parola d'ordine, lo è diventata. "Tull quadze", che in pashtu significa "Tutte le donne". E tutte le donne sono chiamate in piazza del Popolo sabato alle 14 per la prima grande manifestazione "per prendersi cura del mondo". 

Una bella sfida in una piazza grande, che la sinistra e le donne hanno disabitato da tempo. Colpa della pandemia certo, ma, prima ancora, della fatica a ritrovare le ragioni della battaglia comune. Arriveranno donne da tutta Italia. Il tam tam è partito dall'Assemblea della Magnolia. La magnolia è l'albero nel cortile della Casa internazionale delle donne di Roma (finalmente non più a rischio di chiusura), dove si sono riunite le donne alla spicciolata e in piccoli gruppi nei mesi di tregua dal Covid. Sostenute da Differenza donna, D.i.Re Donne in rete contro la violenza, da moltissime associazioni femministe, dal sindacato, dalla Conferenza delle donne del Pd e di Sinistra italiana, dalle Contemporanee, dall'associazione nazionale delle atlete, da leader e personalità della cultura come Giulia Rodano, Linda Laura Sabbadini, Susanna Camusso, Maura Cossutta, Anna Pizzo, Cecilia D'Elia, Lea Melandri, Livia Turco, Marta Bonafoni, Maria Luisa Boccia, Roberta Agostini, Monica Cirinnà, Maria Rosa Cutrufelli, tanto per indicarne alcune. E da Pangea, l'onlus a Kabul dal 2003, che è riuscita a salvare, portandole in Italia, le donne afghane loro attiviste e le famiglie, grazie a una P sulla mano come segno di riconoscimento. 

Dal palco parleranno alcune donne afghane, insieme a tante altre, da  Camusso a Sabbadini, da Maura Cossutta a Simona Lanzoni di Pangea,  lavoratrici della fabbrica Gkn, D'Elia, Lorena Di Lorenzo di Binario 15. A coordinare sarà Veronica Pivetti. L'appello è semplice. "La rivoluzione della cura è tutta un'altra storia!".  Dice Rodano: "Le donne hanno pagato i prezzo più alto della pandemia. Stateci a sentire". E l'analisi è impietosa: "Dalla pandemia abbiamo imparato una lezione: lottare per praticare quella cura che ha al centro la vita degli esseri umani, della natura e di tutti i viventi. Altrimenti, la risposta sarà sempre la stessa: ingiustizia, disuguaglianza, sfruttamento degli esseri umani e della nostra terra e alla fine guerra e distruzione. L'Afghanistan è il tragico specchio del cinismo di tutti i poteri, dei torbidi inganni del paternalismo della cura che funziona solo con i cerchi concentrici del prima la famiglia, la nazione, mai la comune umanità. Per questo, quel che accade nel Paese è della stessa pasta delle morti nel Mediterraneo, delle torture in Libia, degli accampamenti nei Balcani, teatro di efferate violenze sui corpi delle donne". 

Sono belle le dediche che stanno arrivando per la manifestazione. Dall'attrice Alba Rohrwacher: "Perché prendersi cura è un atto rivoluzionario, imprescindibile per immaginarsi il futuro...". Della scrittrice Chandra Candiani: "Bruciano le foreste/ il mio cuore è nero carbone. Il mio cuore di vetro/ è fatto polvere...", dalla filosofa Michela Marzano: "In piazza il 25 ci sarò anch'io perché il mondo ha bisogno di essere riparato".   

C'è quindi una lezione da imparare: "Le donne, che pagano sempre il prezzo più alto di queste scelte, stanno gridando che bisogna cambiare: partire dai bisogni, dai diritti, dalle idee, dalla fatica significa prendersi cura del mondo invece che sfruttare il mondo, prendersi cura delle persone e della terra in cui viviamo, invece che usarla per affermare profitto e dominio". 

E per la prima volta l'Europa ha risorse da spendere. Però la strada è che "nulla torni come prima". Afferma l'appello delle donne: "Non un euro per scelte di dominio e sfruttamento, non un euro per le armi. Tutte le risorse, tutte le nuove leggi, dal fisco al lavoro, dall'ambiente al welfare per curare il mondo, sanare le ingiustizie, restituire a chi ha perduto e sofferto. E' tempo di usare tutti gli strumenti della nostra incompiuta democrazia per la conquista della libertà di tutte. Per questo andiamo in piazza. La pandemia, la crisi climatica, le tragedie delle guerre e delle migrazioni ci chiedono una rivoluzione: la rivoluzione della cura".