Governo, Carfagna: “Il governo durerà, ma è complicato andare oltre il 2023"
di Giovanna VitaleROMA - Ministra Carfagna, Confindustria ha chiesto di accelerare le riforme, esprimendo il timore che possano slittare. Non crede sia fondato, visto il tasso di litigiosità della maggioranza?
"Quella delle imprese, ma direi del Paese intero, è una preoccupazione che capisco perché l'attuazione delle riforme nei tempi previsti è condizione per l'erogazione dei finanziamenti europei. Detto questo, io ricordo bene le maggioranze litigiose e questa è la meno litigiosa mai vista, nonostante la sua eterogeneità. All'interno del governo c'è un'armonia dettata non tanto dalla identità di vedute e di visioni, che non c'è, quanto dalla consapevolezza che abbiamo tutti una grande responsabilità: portare l'Italia fuori dalla crisi sanitaria ed economica causata dal Covid".
ROMA - Ministra Carfagna, Confindustria ha chiesto di accelerare le riforme, esprimendo il timore che possano slittare. Non crede sia fondato, visto il tasso di litigiosità della maggioranza?
"Quella delle imprese, ma direi del Paese intero, è una preoccupazione che capisco perché l'attuazione delle riforme nei tempi previsti è condizione per l'erogazione dei finanziamenti europei. Detto questo, io ricordo bene le maggioranze litigiose e questa è la meno litigiosa mai vista, nonostante la sua eterogeneità. All'interno del governo c'è un'armonia dettata non tanto dalla identità di vedute e di visioni, che non c'è, quanto dalla consapevolezza che abbiamo tutti una grande responsabilità: portare l'Italia fuori dalla crisi sanitaria ed economica causata dal Covid".
"Tra le posizioni gridate in piazza o sui social e i voti a Palazzo Chigi e in Parlamento, al netto delle assenze, c'è una grande distanza. E questo è quello che conta".
Quindi lei non condivide l'allarme lanciato da Bonomi, secondo cui i partiti attentano alla coesione del governo pensando alle prossime amministrative e al Quirinale?
"No, per una ragione semplice: minare la stabilità del governo, rallentarne l'operato, non porterebbe alcun vantaggio ai partiti. Azioni di sabotaggio, di disturbo, esporrebbero chi le compie ad accuse di inaffidabilità. Al contrario io penso che una reale e condivisa ricerca di soluzioni verrebbe premiata: dimostrerebbe che la politica italiana è diventata adulta, più attenta agli interessi del Paese anziché all'affermazione di una identità o alla ricerca del consenso a tutti i costi. Una prova di maturità che i partiti sono certa supereranno perché mi pare coincida con ciò che chiedono oggi i cittadini".
Sempre Bonomi si è augurato che Draghi "continui a lungo nella sua attuale esperienza". È possibile che il premier resti alla guida del Paese oltre 2023? E con quali assetti?
"Io capisco il punto di vista delle imprese. Loro dicono: finalmente c'è un governo in grado di fare le riforme invocate da vent'anni, più resta, meglio è. E i sondaggi sul premier mostrano che pure la stragrande maggioranza degli italiani la pensa così. Dopodiché credo che una grossa coalizione per Draghi possa realizzarsi a tre condizioni: un centro molto più forte, una sinistra svincolata dai grillini e una destra riconciliata con l'Europa. Ma è uno scenario impossibile".
Con l'avvento di Draghi il centrodestra è imploso. Tornerà mai come prima?
"Il centrodestra esprime il meglio di sé sui territori, dove governa regioni e città. A livello nazionale paga il prezzo di tre errori: l'alleanza della Lega con i 5S, che ha spezzato la coalizione nel 2018; il voto contrario alla von der Leyen espresso da Lega e Fdi, nel tentativo di disarticolare l'Europa; l'attuale gara per il consenso fra Salvini e Meloni. Per porsi come credibile opzione di governo bisognerebbe sanare queste tre fratture e avere la forza di aprire una nuova strada. Evolvere cioè nella direzione indicata da Berlusconi: il centrodestra è credibile quando è atlantista, europeista, liberale, moderato e garantista".
Il partito unico Lega-Fi può considerarsi archiviato?
"Mi sembra ovvio che ci sia stata una battuta d'arresto, non ho elementi per dire se dia definitiva o meno".
Anche su Quota 100 il capo degli industriali è stato duro, l'ha definito "un furto". E, a proposito di Green pass, ha espresso un secco no a chi flirta coi no-vax.
"Io non credo che Bonomi abbia voluto sconfessare nessuno, il suo è un ragionamento basato sui fatti. Quota 100 avrebbe dovuto consentire l'assunzione di tre giovani per ogni prepensionato. I dati invece ci dicono che per ogni due pensionati c'è stato meno di un assunto, con un tasso di sostituzione appena del 40%. Nel biennio è costata 6, 4 miliardi e ha raggiunto solo 460mila lavoratori, in prevalenza maschi e del Nord. Ha quindi penalizzato le donne e i lavoratori del Sud, che hanno carriere più precarie e discontinue. Perciò io penso, e non da oggi, che gli anni delle riforme populiste, a iniziare dal Reddito di cittadinanza, siano finiti. Quelle che non hanno funzionato vanno riviste, senza che vengano considerate totem o bandierine di partito".
Secondo Draghi serve un patto lavoratori-imprese per stabilizzare la crescita. I sindacati ci staranno?
"Concordo con chi paragona la situazione di oggi alla ricostruzione del dopoguerra. Le basi sono le stesse: orgoglio nazionale, protezione dei cittadini più fragili, capacità di sfruttare al meglio le nostre risorse e talenti. Se i corpi intermedi sapranno interpretare questo comune sentire, il Paese ce la farà, se si limiteranno a difendere le rendite di posizione resteremo bloccati. Mi pare che l'ora della responsabilità sia scoccata per tutti"