Manifestazione per l'Afghanistan, Camusso: "Le donne si riprendono la piazza per tornare sulla scena"
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioROMA - "La piazza di domani mi emoziona. Le donne si riprendono la piazza per riprendersi la scena". Susanna Camusso, ex segretaria della Cgil, terrà nella manifestazione "Tull Quadze" (che in pashtu significa "Tutte le donne") un discorso sulla "Libertà". Libertà di scelta, di diritti, di lavoro, di cura, ma anche di sostegno alla lotta delle donne afghane. La sfida non è da poco, perché piazza del Popolo a Roma, luogo della mobilitazione, è grande. Moltissime le adesioni.
Camusso, in piazza del Popolo domani per le donne afghane e, insieme, per i diritti delle donne italiane?
"È una piazza che vuole t…
ROMA - "La piazza di domani mi emoziona. Le donne si riprendono la piazza per riprendersi la scena". Susanna Camusso, ex segretaria della Cgil, terrà nella manifestazione "Tull Quadze" (che in pashtu significa "Tutte le donne") un discorso sulla "Libertà". Libertà di scelta, di diritti, di lavoro, di cura, ma anche di sostegno alla lotta delle donne afghane. La sfida non è da poco, perché piazza del Popolo a Roma, luogo della mobilitazione, è grande. Moltissime le adesioni.
Camusso, in piazza del Popolo domani per le donne afghane e, insieme, per i diritti delle donne italiane?
"È una piazza che vuole trarre lezione dal Covid e che cerca di immaginare la società, il rispetto e la cura delle persone. L'appello e il documento si intitolano infatti 'La rivoluzione della cura'. Con la consapevolezza che mobilitarsi per esprimere e promuovere la propria libertà è anche un modo per sostenere la lotta delle donne afghane".
Noi donne in Italia abbiamo pagato uno dei prezzi più alti per il Covid?
"Sì, non c'è dubbio, sotto tutti gli aspetti e per molte ragioni. Nella cura le donne sono state le più esposte durante la grande ondata. Paghiamo in termini di occupazione persa, di rappresentazione e pure rispetto alle scelte da fare: il tema della cura non è entrato nelle categorie della politica, si continua a pensare sia una questione privata e non di responsabilità pubblica".
Da anni la piazza era disabitata dalle donne e dalla sinistra. Per la pandemia, certo. Ma anche perché trovare le ragioni della mobilitazione comune evidentemente è difficile, non crede?
"Questa mobilitazione è un'emozione. Durante la fase più drammatica della pandemia ci sono state riunioni, confronti tra le donne. L'Assemblea della Magnolia presso la casa internazionale delle donne a Roma ad esempio, è stato un luogo plurale per un pensiero collettivo. Tornare nelle piazze ora è importante, perché è importante riprendersi la scena attraverso le piazze".
C'è lo spettro del conflitto sociale - ha scritto oggi Repubblica - da evitare in questo autunno?
"Evitare il conflitto sociale d'accordo, se ci sono le risposte ai grandi temi sociali. Se è solo un appello al "volemose bene" rappresenta una regressione. Non dimentichiamo che l'esercizio positivo del conflitto è quello che fa avanzare il mondo".
La strada della composizione, del patto sociale è quella giusta?
"Patto è una parola ambigua. Ma che ci sia bisogno di definire quali orizzonti e come muoversi è una necessità della politica e della democrazia partecipata. Perché ci sia un patto, occorrono obiettivi condivisi. La demonizzazione degli Anni Settanta fatta l'altro giorno da Draghi mi preoccupa: quelli sono stati gli anni delle conquiste dei lavoratori e di grandi riforme come la sanità pubblica e universale".
La manifestazione delle donne quale messaggio manda al premier Draghi e al governo?
"La rivoluzione della cura significa servizi pubblici, assunzioni di donne, fine del precariato delle donne, attenzione vera all'ambiente. Ci sono alcuni numeri emblematici: nel 2020, anno del blocco dei licenziamenti, è stato perso un milione di posti di lavoro e il 70% ha riguardato le donne lavoratrici. Dati ancora più drammatici, se si tiene conto che l'occupazione delle donne italiane è pari al 50%. Sono inoltre in forte aumento le dimissioni volontarie, segno che non si riesce a tenere insieme lavoro e figli. C'è molto da fare, sia con il Pnrr, che con politiche ordinarie".