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Governo, Confindustria scarica i partiti per 'votare' Draghi "uomo della necessità"

Mario Draghi e Carlo Bonomi (ansa)

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All’assemblea annuale il presidente Bonomi sposa il governo: “Ci riconosciamo nel suo operato, basta veti e giochetti sulle riforme”. La stoccata a Salvini: flirta con i No Vax
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ROMA - Si chiama Mario Draghi il leader del partito che non c'è, il partito della Confindustria. L'assemblea annuale degli imprenditori, al Palalottomatica dell'Eur a Roma il presidente degli industriali Carlo Bonomi smonta il sistema dei partiti ed elegge il governo Draghi a sistema. Il tutto con applausi scroscianti per il presidente del Consiglio, con tanto di standing ovation che scatta appena viene soltanto pronunciato il suo nome e che finisce per imbarazzare lo stesso ex banchiere centrale.

Più che un patto sociale quello che propone Bonomi - tanto che al segretario della Cgil, Maurizio Landini l'idea non piace affatto - è un patto co…

ROMA - Si chiama Mario Draghi il leader del partito che non c'è, il partito della Confindustria. L'assemblea annuale degli imprenditori, al Palalottomatica dell'Eur a Roma il presidente degli industriali Carlo Bonomi smonta il sistema dei partiti ed elegge il governo Draghi a sistema. Il tutto con applausi scroscianti per il presidente del Consiglio, con tanto di standing ovation che scatta appena viene soltanto pronunciato il suo nome e che finisce per imbarazzare lo stesso ex banchiere centrale.

Più che un patto sociale quello che propone Bonomi - tanto che al segretario della Cgil, Maurizio Landini l'idea non piace affatto - è un patto con Draghi. Dice Bonomi. "Noi imprese non esitiamo a dire che ci riconosciamo nell'esperienza e nell'operato del governo guidato dal presidente Draghi e che ci auguriamo continui a lungo nella sua attuale esperienza.

Senza che i partiti attentino alla coesione del governo pensando alle prossime amministrative, o con veti e manovre in vista della scelta da fare per il Quirinale". Draghi sì (con la sua "mano ferma" o "decisa"), i partiti no. Anche se poi il governo del primo non esisterebbe senza i voti dei secondi. Come spesso ricorda proprio Draghi.

Sostiene Bonomi che nella storia politica ed istituzionale del nostro Paese "ci sono tre tipi di uomini": l'uomo della provvidenza, gli uomini del possibile, gli uomini della necessità. Queste ultime sono "personalità - spiega - che avvertono il dovere di rispondere ai problemi della comunità italiana, prima che all'ambizione di restare a qualunque costo al suo timone". Sono stati così De Gasperi, Baffi, Ciampi. "Ecco Mario Draghi è uno di questi uomini, uomini della necessità".

 

Gli uomini dei partiti sono, invece, quelli del possibile, quelli "del rinvio eterno". E dunque tutto il discorso di Bonomi si sviluppa all'insegna dell'antipartitismo e dell'antipolitica ascoltati già altre volte nelle convention confindustriali. Ai partiti sono dedicate almeno tredici citazioni nelle ventisei cartelle della relazione, sempre per criticarne l'operato, la visione corte, la ricerca del consenso, lo spreco del pubblico denaro, i veti, i giochetti. Bonomi prova a dettare l'agenda alla politica: dice quel che non va e come bisognerebbe fare.

Alza i toni contro Quota 100 ("è stata un furto ai danni dei soggetti fragili del nostro welfare squilibrato") e contro il ministro del Lavoro, Andrea Orlando (Pd) che tuttavia non viene mai citato mai, ma da tempo considerato "anti-imprese": "La riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive è stata rinviata, perché si pensava che il blocco per legge dei licenziamenti fosse la panacea. È stata una sciocchezza. Plurima". Gli ammortizzatori sociali vanno cambiati, finanziati da tutti, non solo dall'industria "e se i partiti non vogliono dirlo per ragioni elettorali, noi dell'industria non possiamo accettare di restare a fare da bancomat come accade già con la cassa integrazione".

 

Sembra che sia la stessa Confindustria a mutare in partito. Per esempio quando Bonomi argomenta che le riforme strutturali non possono aspettare. "Come sempre - attacca - , rispettiamo la piena autonomia dei partiti. Questa è un'occasione storica e queste risorse (quelle del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ndr) non sono eterne, quindi una cosa è sicura: Confindustria si opporrà a tutti coloro che vorranno intralciare il processo delle riforme. A chi flirta con i No Vax invece di pensare alla sicurezza di cittadini e lavoratori, come a chi pensa che questo governo è a tempo, e allora basta tergiversare, perché poi le riforme si faranno quando governerà l'una o l'altra parte.

NO (tutto in maiuscolo nel testo della relazione distribuita, ndr): le riforme occorre farle adesso. Basta rinvii, basta giochetti, basta veti. Basta davvero". Segue l'elenco delle proposte (nessuna nuova) che rischiano di essere compromesse dall'azione dei partiti. Per esempio quella delle concessioni balneari e degli ambulanti: "Si commentano da sole le difese di partito perché si continui a protrarle senza gare". Sul fisco Confindustria chiede soprattutto il taglio del cuneo fiscale e chiede più risorse, non solo i tre miliardi ipotizzati.

I partiti da una parte, le parti sociali da un'altra. I leader di Cisl, Cgil e Uil Bonomi si rivolge chiamandoli per nome: "Luigi, Maurizio e Pierpaolo, noi non siamo i partiti in lotta, noi abbiamo un grande compito comune. Costruire insieme accordi e indicare strade e strumenti che la politica stenta a vedere. Facciamolo almeno noi, un vero Patto per l'Italia".L'ultima rassicurazione è per il "caro presidente Draghi": "Noi imprese ci battiamo per gli interessi del Paese, prima che dell'industria".