Lega, dall'università alla "Bestia": chi è Morisi, lo stratega social di Salvini. Il suo addio chiude un ciclo
di Gabriele Bartoloni , di Gabriele BartoloniNon sono due storie facilmente scindibili, quella di Matteo Salvini e di Luca Morisi. Il primo, autore della svolta della Lega in salsa sovranista. Il secondo, stratega spregiudicato ideatore della "bestia", la macchina comunicativa che ha gonfiato e travasato il consenso del Carroccio dal pratone di Pontida alla platea virtuale dei social-network. Morisi ora ha annunciato che lascerà la comunicazione web della partito. Per la Lega, ma soprattutto per Savini, è la fine di un ciclo.
Classe 1973, professore all'Università degli Studi di Verona, su Twitter si descrive così: "Social-megafono, mi occupo quasi 24x7 della comunicazione per il Capitano". Da ieri il guru social della Lega ha deciso di lasciare per "motivi familiari". L'addio arriva in un momento difficile per il partito. L'abbraccio al governo Draghi ha disinnescato la propaganda aggressiva su cui si fondava la comunicazione messa in piedi dallo…
Non sono due storie facilmente scindibili, quella di Matteo Salvini e di Luca Morisi. Il primo, autore della svolta della Lega in salsa sovranista. Il secondo, stratega spregiudicato ideatore della "bestia", la macchina comunicativa che ha gonfiato e travasato il consenso del Carroccio dal pratone di Pontida alla platea virtuale dei social-network. Morisi ora ha annunciato che lascerà la comunicazione web della partito. Per la Lega, ma soprattutto per Savini, è la fine di un ciclo.
Classe 1973, professore all'Università degli Studi di Verona, su Twitter si descrive così: "Social-megafono, mi occupo quasi 24x7 della comunicazione per il Capitano". Da ieri il guru social della Lega ha deciso di lasciare per "motivi familiari". L'addio arriva in un momento difficile per il partito. L'abbraccio al governo Draghi ha disinnescato la propaganda aggressiva su cui si fondava la comunicazione messa in piedi dallo spin doctor leghista. Iconica è la foto postata da Morisi che ritrae Savini mentre imbraccia un mitra. "Si avvicinano le Europee e se ne inventeranno di ogni per fermare il Capitano. Ma noi siamo armati e dotati di elmetto".
A quelle elezioni la Lega prese il 34%. Il populismo godeva ancora di buona salute e, con lui, la macchina social costruita a immagine e somiglianza del Capitano: la cosiddetta "bestia". Un'epoca fa rispetto ad oggi, dove anche la comunicazione del Carroccio sembra aver subito una brusca frenata: meno aggressiva e più dialogante. Un cambio di passo costretto dal sì a Mario Draghi e dalla convivenza politica con il Pd e il M5S. È nel clima che è costretto a vivere Salvini in questi giorni, colpito dal fuoco amico pro Green Pass capeggiato da Giorgetti e i governatori del Nord, che l'addio di Morisi prende le sembianze di un cerchio che si chiude.
Un percorso iniziato nel 2012, quando i due si conobbero ai margini di un'ospitata di Salvini a Porta a Porta, su Rai 1. "Ebbi una specie di innamoramento per lui dovuto alla constatazione della sua enorme capacità di gestire il talk show", ha spiegato nel saggio 'Anatomia di un populista' di Matteo Pucciarelli. Per Morisi i pianeti si allineeranno appena un anno dopo, nel 2013, quando Salvini prenderà le redini di un un partito federalista al 4% per trasformarlo in un soggetto sovranista destinato ad andare oltre il 30 per cento. Un'impennata di consensi seguita di pari passo all'aumento di popolarità sui social-network, Facebook in primis.
Gattini, cibo, nutella, felponi e tanti selfie, da qui passa la comunicazione del "Capitano", altro termine attribuito alla mente di Morisi. Elementi sparati sui canali social di Salvini per intercettare la pancia dell'utente medio. Sono ormai note le abbuffate del leader leghista, gli abiti informali e i selfie. Una strategia efficace, che immedesima l'elettore con il politico, anche quando ad essere sparate sui social non sono solo torte e gattini, ma messaggi aggressivi e informazioni fuorvianti. Tutto pur di colpire l'avversario, perché è il fine a giustificare i mezzi secondo la dottrina Morisi. Sono ormai celebri le card social fabbricate dalla "bestia" per arrivare in ogni angolo del web: dal feed di Facebook ai gruppi Whatsapp. Strumenti accusati di fomentare odio e comportamenti violenti, ma che si alteravano come se nulla fosse alle immagini dei gattini, alle foto a torso nudo e allo spuntino pomeridiano a base di pane nutella.