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Lega, gli Stati Generali per riconquistare Varese. Giorgetti spegne le polemiche: "Chi arriva sappia che non siamo un partito come gli altri"

(fotogramma)
Il ministro dello Sviluppo economico: "I cambi di casacca ci sono sempre stati. Cercano di dividerci ma noi ci ispiriamo alla Lega lumbard delle origini"
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MILANO - "Varese è la nostra linea del Piave, è il corrispettivo di Bologna per il Pd", dice il segretario provinciale della Lega, Stefano Gualandris. Oggi agli Stati generali del partito in Lombardia (a Varese: dove sennò?) ci sono tutti quelli che contano: il super ministro Giancarlo Giorgetti, il presidente della Regione Attilio Fontana, il viceministro Alessandro Morelli, i sottosegretari Nicola Molteni e Gianmarco Centinaio, il capo Matteo Salvini ma in collegamento da Roma.

Giorgetti spegne le polemiche

Giorgetti si presenta all'appuntamento con il ruolo di pompiere, intento a spegnere i focolai che rischiano di mandare a fuoco la casa leghista. Osserva il via via che c'è dalla Lega e verso la Lega e commenta: "I passaggi da un partito all'altro ci sono sempre stati. C'è chi viene, c'è chi va e c'è chi sta. Io dico che quello che conta è il consenso della gente, poi ognuno faccia il …

MILANO - "Varese è la nostra linea del Piave, è il corrispettivo di Bologna per il Pd", dice il segretario provinciale della Lega, Stefano Gualandris. Oggi agli Stati generali del partito in Lombardia (a Varese: dove sennò?) ci sono tutti quelli che contano: il super ministro Giancarlo Giorgetti, il presidente della Regione Attilio Fontana, il viceministro Alessandro Morelli, i sottosegretari Nicola Molteni e Gianmarco Centinaio, il capo Matteo Salvini ma in collegamento da Roma.

Giorgetti spegne le polemiche

Giorgetti si presenta all'appuntamento con il ruolo di pompiere, intento a spegnere i focolai che rischiano di mandare a fuoco la casa leghista. Osserva il via via che c'è dalla Lega e verso la Lega e commenta: "I passaggi da un partito all'altro ci sono sempre stati. C'è chi viene, c'è chi va e c'è chi sta. Io dico che quello che conta è il consenso della gente, poi ognuno faccia il suo dovere nel posto dove è chiamato a rispondere del proprio mandato".

'La Lega no - dice - non è un partito politico come gli altri. Se qualcuno arriva, come ne stanno arrivando ora numerosi, pensando che la Lega sia un partito come gli altri allora ha sbagliato a capire. Su Google se cerchi Lega leggi associazione politica di 'intima collaborazione e urgenza di una azione comune', una cosa che ci unisce nella buona e nella cattiva sorte".

Allora, sembra dire non ci sono scissioni in vista e divisioni nel gruppo dirigente.  "Ci vengono addosso in tutti i modi, ci vogliono dividere, il copione è sempre lo stesso. Ma se ci chiamiamo Lega, è perché, in qualche modo, ci rifacciamo alla Lega lumbard che univa le comunità per l'ansia e l'urgenza di libertà", conclude.

Riconquistare Varese

Intanto la missione è chiara: con Milano data per persa in partenza, serve riconquistare la città simbolo. La storia della Lega passa da Varese: Umberto Bossi, Roberto Maroni, ma gli stessi Giorgetti e Fontana, arrivano tutti da quest'area di frontiera, ricchissima, che a un certo punto negli anni '80 cominciò a sentirsi minacciata dalla burocrazia e dai vincoli della Roma - una volta - "ladrona". Da cinque anni però il sindaco è del Pd, Davide Galimberti. Il quale si ricandida e stavolta può contare sull'appoggio sin dal primo turno dei 5 Stelle.

Perdere Varese nel 2016 fu uno shock per la Lega Nord, si chiamava ancora così e aveva amministrato la città per dieci anni di fila proprio con Fontana. "Sì, un vero smacco", sottolinea Gualandris. E oggi? Dopo che l'idea di candidare a sindaco un pezzo da novanta come Maroni è tramontata a causa dei problemi di salute dell'ex segretario, ministro degli Interni, governatore eccetera, il Carroccio ha imposto al resto della coalizione un altro uomo di partito doc, il deputato Matteo Bianchi, 42 anni, ex sindaco della vicina Morazzone.

La Lega sfida il Pd con Matteo Bianchi

"Il Matteo di Varese", come l'ha definito Giorgetti. La settimana scorsa, comizio in piazza con Salvini, il candidato ha spiegato di essere "una persona che pondera le sue sfide e mi sono chiesto: perché dovrei farlo? Perché al culmine del sogno di chi fa politica devo rimettermi in gioco e ricominciare daccapo?". Il fatto è che, specie dove storicamente la Lega ha forza e radicamento, quando il partito chiama la disciplina impone di rispondere presente. Se vincerà, Bianchi si dimetterà, altrimenti no: una scommessa personale sì, ma con il paracadute.

I sondaggi parlano di un testa a testa, si andrà al ballottaggio e quei quindici giorni di intermezzo si preannunciano di fuoco. Daniele Marantelli, una vita in politica a Varese, in Regione poi in Parlamento con i Ds e col Pd, dice che rivincere anche stavolta "significherebbe dare un bel colpo alla Lega di Giorgetti, anche se poi una cosa voglio dirla: qui abbiamo assistito per decenni alle scenette del poliziotto buono e di quello cattivo, uno era Maroni e l'altro Bossi, peraltro con un livello anche più alto di quello odierno tra Giorgetti e Salvini. Alla fine però la Lega è sempre una e noi in Lombardia continuiamo a far fatica".

Eppure, a voler fare un po' di bilanci, "il grande ospedale di Varese - ricorda Marantelli - fu fatto grazie al governo D'Alema, l'università, l'ultima pubblica fondata in Italia, la portò quello Prodi, la ferrovia che collega direttamente con la Svizzera idem". Vista l'alleanza Pd-M5S la Lega ha investito un pezzo di campagna contro il ribattezzato "reddito di divananza" ("e il varesino paga!", recitava uno striscione appeso fuori dalla sede del partito); l'uscente Galimberti fa spallucce e tira dritto: "Gli slogan quattro stagioni che van bene per tutte le città e per nessuna li lasciamo agli altri".