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Trattativa Stato Mafia, i misteri di Cinà, il medico di Riina che resta condannato

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Figura chiave della vicenda, è l’unico che si è visto confermare la pena di 12 anni. La Procura generale: prematuro parlare di impugnazione della sentenza
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Su un personaggio e i suoi misteri i giudici d'appello della "Trattativa" sono stati d'accordo con i colleghi del primo grado: Antonino Cinà, il medico del capo dei capi Totò Riina, rinchiuso all'ergastolo, è la figura chiave di questa storia tutt'altro che chiusa. È l'unico imputato che si è visto confermare la condanna: 12 anni.

Nessuno ha avuto dubbi sulla ricostruzione fatta dal pool di Palermo: "Prima fece da tramite tra l'ex sindaco Vito Ciancimino e Riina, per recapitare a quest'ultimo la sollecitazione alla trattativa pervenuta a Ciancimino dai carabinieri - scriveva la corte d'assise di primo grado, presieduta da Alfredo Montalto - poi, fece ancora da tramite tra Riina e Ciancimino per recapitare a quest'ultimo la risposta di Riina, consistente nelle condizioni ineludibili poste per cessare la contrapposizione totale con lo Stato, e quindi le stragi".

La condanna di Cinà, in pr…

Su un personaggio e i suoi misteri i giudici d'appello della "Trattativa" sono stati d'accordo con i colleghi del primo grado: Antonino Cinà, il medico del capo dei capi Totò Riina, rinchiuso all'ergastolo, è la figura chiave di questa storia tutt'altro che chiusa. È l'unico imputato che si è visto confermare la condanna: 12 anni.

Nessuno ha avuto dubbi sulla ricostruzione fatta dal pool di Palermo: "Prima fece da tramite tra l'ex sindaco Vito Ciancimino e Riina, per recapitare a quest'ultimo la sollecitazione alla trattativa pervenuta a Ciancimino dai carabinieri - scriveva la corte d'assise di primo grado, presieduta da Alfredo Montalto - poi, fece ancora da tramite tra Riina e Ciancimino per recapitare a quest'ultimo la risposta di Riina, consistente nelle condizioni ineludibili poste per cessare la contrapposizione totale con lo Stato, e quindi le stragi".

La condanna di Cinà, in primo e secondo grado, per minaccia a un corpo politico, conferma che una trattativa ci fu tra pezzi dello Stato e i vertici della mafia. Nonostante gli ex ufficiali dei carabinieri imputati - Mario Mori, Antonino Subranni e Giuseppe De Donno - abbiano sempre negato di avere ricevuto la risposta di Riina. In secondo grado, i carabinieri sono stati comunque assolti: "Perché il fatto non costituisce reato". La corte d'assise d'appello presieduta da Angelo Pellino ha accolto la tesi degli avvocati Piero Milio e Francesco Romito: "Il dialogo con Ciancimino fu solo un'operazione di polizia finalizzata alla cattura di Riina".

Ma restano i misteri di Cinà, che portano direttamente ai giorni in cui Cosa nostra preparava la strage Borsellino, fra giugno e luglio del 1992. I giorni in cui Riina disse a Brusca: "Si sono fatti sotto, diamo un altro colpetto". Queste parole Brusca le mise a verbale, da neo pentito, nel 1997, fu lui a riferire per primo l'espressione "trattativa", quando ancora l'inchiesta non era neanche ipotizzabile.

Cinà custodisce davvero tanti segreti nella sua cella del carcere di Parma, dove sta scontando una condanna a vita per avere ordinato nel 2006 l'omicidio di un giovane mafioso che faceva la cresta sul pizzo. All'epoca, il medico boss era libero, dopo una detenzione per il reato di associazione mafiosa: l'insospettabile colletto bianco era diventato uno dei personaggi più autorevoli della famiglia di San Lorenzo.

Oggi, è l'uomo della trattativa. Più di Leoluca Bagarella, il cognato di Riina, a cui i giudici d'appello hanno riqualificato l'imputazione: da minaccia a tentata minaccia nei confronti del governo Berlusconi, nel 1994. Ovvero, il boss avrebbe provato a raggiungere Dell'Utri, ma non ci riuscì. È anche il motivo per cui l'ex senatore è stato assolto.Che ne sarà del processo Trattativa? "Parlare di impugnazione ora sarebbe un passo in avanti assolutamente inopportuno", dice l'avvocato generale Annamaria Palma, che regge l'ufficio. In procura generale attendono di leggere le motivazioni della sentenza.