Trattativa Stato-Mafia, Martelli: "I carabinieri agivano in modo anomalo, ma non era un reato"
di Gabriele Bartoloni , di Gabriele BartoloniClaudio Martelli era ministro della Giustizia all'epoca della "trattativa Stato-mafia". In trent'anni non ha mai cambiato opinione: "C'era un anomalia nel comportamento degli ufficiali - ammette l'ex Guardasigilli - ma di certo non un reato". Martelli parla di Mario Mori, Giuseppe De Donno e Antonio Subranni, gli ufficiali del Ros assolti in appello dai giudici di Palermo insieme all'ex braccio destro di Berlusconi Marcello Dell'Utri.
Partiamo dalla sentenza: la trattativa fu un'operazione di polizia che non costituisce reato. È d'accordo?
"È quello che ho sempre pensato negli ultimi trent'anni. Faccio un esempio: …
Claudio Martelli era ministro della Giustizia all'epoca della "trattativa Stato-mafia". In trent'anni non ha mai cambiato opinione: "C'era un anomalia nel comportamento degli ufficiali - ammette l'ex Guardasigilli - ma di certo non un reato". Martelli parla di Mario Mori, Giuseppe De Donno e Antonio Subranni, gli ufficiali del Ros assolti in appello dai giudici di Palermo insieme all'ex braccio destro di Berlusconi Marcello Dell'Utri.
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Partiamo dalla sentenza: la trattativa fu un'operazione di polizia che non costituisce reato. È d'accordo?
"È quello che ho sempre pensato negli ultimi trent'anni. Faccio un esempio: quando fu liberato Giovanni Brusca molti protestarono, ma i magistrati giustificarono la loro decisione dicendo che Brusca aveva reso utili servizi attraverso le sue rivelazioni. Da efferato killer di mafia era diventato un positivo collaboratore di giustizia. Per questo ha ottenuto degli sconti di pena. Non è una trattativa questa?".
Allora perché i tre ufficiali dei carabinieri furono accusati di aver commesso un reato?
"Lo stesso Mori riconobbe di aver trattato con Ciancimino, noto politico colluso con Cosa nostra. E spesso la lettura è quella di un ufficiale sleale che concede vantaggi e negozia con la criminalità organizzata. Se qualcuno tratta con la mafia per avere dei vantaggi personali è un conto, ma se lo si fa col fine di trovare elementi, testimonianze, prove per contrastare la mafia stessa, non capisco dove sia il reato".
Anche lei però denunciò l'operato dei carabinieri del Ros.
"Certo, Mori avrebbe dovuto avvertire l'autorità giudiziaria di questi rapporti. Secondo me il suo comportamento fu anomalo, non informò neanche gli organi che avevamo appena costituito, come la Direzione investigativa antimafia, il pool di magistrati e poliziotti specializzati nel contrasto a Cosa nostra. La loro fu un'iniziativa unilaterale".
Non informarono neanche lei che a quel tempo era il ministro della Giustizia?
"Solo in maniera indiretta. Sono stato informato attraverso la vice di Falcone, Liliana Ferraro, che immediatamente su mia indicazione informò Borsellino. C'era un anomalia nel comportamento degli ufficiali, ma di certo non un reato".
Dell'Utri invece? Anche lui è stato assolto
"Lui non era certamente un pubblico ufficiale, ma fatico a vedere il reato di Dell'Utri. Lui è stato già condannato da un tribunale con sentenza definitiva per altri motivi. Con questa storia della trattativa, però, non c'entra niente. Anche perché i fatti che gli sono stati contestati sono successivi rispetto alla trattativa".
Di errori politici, invece, ne sono stati fatti?
"Io ho anche criticato la decisione di Giovanni Conso, mio successore al ministero. Lui ad un certo punto si convinse che bisognava dare un "segnale di disponibilità", come lo ha definito, all'ala moderata di Cosa nostra ai fini di far cessare le stragi. Questa disponibilità consisteva nel togliere dal 41 bis molti mafiosi. Secondo me è stato un grave errore politico, un segno di cedimento. Ma, ripeto, non un reato. Bisogna distinguere tra comportamenti discutibilissimi, frutto anche di un responsabilità politica, e i reati penali. Sono due cose completamente diverse".
Se la aspettava dunque la sentenza di ieri?
"Ho cominciato ad aspettarmela quando ci fu la sentenza di condanna, con cui ero in completo disaccordo: non aveva una fondamento nei fatti, non c'erano delle chiare responsabilità penali: di mezzo non c'era alcun interesse personale, configurabile come reato, da parte dei carabinieri".