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Voto in Germania: Draghi teme tempi lunghi a Berlino e guarda a Macron

(ansa)
Con le elezioni tedesche bisogna fare i conti. Una lunga trattativa congelerebbe le scelte europee su Difesa, immigrazione e patto di stabilità
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Nessuno può far finta di nulla. Neanche Mario Draghi. Per mesi ha investito energie per costruire con Emmanuel Macron un nuovo asse italo-francese. E adesso che l'uscita di scena di Merkel rischia di generare un lungo stallo a Berlino, il premier si prepara a consolidare il rapporto con Parigi per "salvare" le riforme programmate negli ultimi mesi. E per far sì che l'Europa non si perda dietro alla formula politica con cui la Germania prova a costruire il futuro dopo i 16 anni della Cancelliera.

È evidente che con il voto di ieri bisogna fare i conti. Inciderà sull'agenda dei Ventisette. Senza la Germania, l'integrazione a cui lavorano Roma e Parigi diventa un affare ancora più complesso. E quindi, "attesa" è la parola chiave. Non tanto - o non solo - per i nuovi equilibri a Berlino, visto che le frange estreme sembrano comunque all'angolo. Piuttosto, per la tempistica della formazione del governo. Ci v…

Nessuno può far finta di nulla. Neanche Mario Draghi. Per mesi ha investito energie per costruire con Emmanuel Macron un nuovo asse italo-francese. E adesso che l'uscita di scena di Merkel rischia di generare un lungo stallo a Berlino, il premier si prepara a consolidare il rapporto con Parigi per "salvare" le riforme programmate negli ultimi mesi. E per far sì che l'Europa non si perda dietro alla formula politica con cui la Germania prova a costruire il futuro dopo i 16 anni della Cancelliera.

È evidente che con il voto di ieri bisogna fare i conti. Inciderà sull'agenda dei Ventisette. Senza la Germania, l'integrazione a cui lavorano Roma e Parigi diventa un affare ancora più complesso. E quindi, "attesa" è la parola chiave. Non tanto - o non solo - per i nuovi equilibri a Berlino, visto che le frange estreme sembrano comunque all'angolo. Piuttosto, per la tempistica della formazione del governo. Ci vorranno mesi. La grande paura, in queste ore, è che una lunga vacatio tedesca congeli l'Unione, proprio quando sarebbe necessario correre. Bloccando alcune riforme cruciali che il premier ha a cuore: l'immigrazione, la difesa comune e il nuovo Patto di stabilità.

Draghi non resterà a guardare. E con lui, Macron. Anzi, si preparano a mostrarsi propositivi. A sfidare l'eventuale stasi. A costruire una coalizione di Paesi che guidi l'Unione in questa fase di transizione, non si sa quanto lunga. La linea del premier, alla vigilia del voto tedesco, è non a caso un invito all'integrazione. "Un'Europa più forte sul fronte economico e militare - sostiene - è il solo modo per avere un'Italia e una Germania più forti". Ma questa filosofia sarà messa alla prova dagli assetti post-elettorali.

 

Qualcuno sostiene che a Roma converrebbe una nuova larga coalizione Spd-Cdu, per garantire una certa continuità. È ovvio però che a Palazzo Chigi nessuno esprima oggi una preferenza. Altro discorso vale invece per i tempi della formazione del governo. Le decisioni su alcuni dei dossier più "pesanti" arriveranno tra non meno di un anno. Draghi vuole riempire di contenuti il tempo che rischia di restare altrimenti come sospeso.
La difesa comune, ad esempio. È centrale, nel dialogo italo-francese. Il premier ci punta. Ma se in Germania il pendolo delle alleanze dovesse spingersi troppo a sinistra, non mancherebbero gli ostacoli.

E ancora: le regole del Patto di stabilità. Saranno ridiscusse nel 2022. E anche l'opzione di rendere strutturale il Recovery è uno scenario prematuro: Palazzo Chigi vuole prima dimostrare che l'Italia è in grado di spendere bene le risorse del Next Generation Eu. Resta il fatto che una politica economia espansiva sarà reclamata da Draghi e Macron, anche se potrebbe incrociare le resistenze del governo tedesco.

L'ex banchiere conosce questi rischi. E sa di doverne affrontare altri, complicati. La riforma dell'immigrazione giace impolverata sui tavoli dei leader d'Europa. Ha ottenuto di parlarne nel Consiglio europeo di ottobre. Pure in questo caso, senza un governo pienamente operativo in Germania il problema potrebbe essere rinviato. L'Italia insisterà comunque, anche perché l'emergenza afghana può trasformarsi in problema migratorio. E poi c'è il capitolo "verde", tra le priorità del presidente del Consiglio in vista della Cop26 di Glasgow. La Germania è il Paese più inquinante dei Ventisette. I Verdi tedeschi potrebbero pesare nel nuovo esecutivo e addirittura complicare "da sinistra" gli accordi. Altra sfida per Roma e Parigi.