Elezioni comunali, la rincorsa di Milano. Bernardo cerca i partiti. Ma Sala resta in fuga
di Piero Colaprico , di Piero ColapricoMILANO - Milano esce ammaccata dal Covid, ma già il successo del Supersalone del Mobile, poi le folle nelle gallerie di MiArt, adesso l'euforica settimana della moda e le prime code ai taxi dell'aeroporto di Linate suggeriscono che "stiamo" rialzando la testa. E questa Milano che ha riacceso i motori di quale carburante ha bisogno?
Nella città-locomotiva del Paese ci sono spinte particolari che hanno obbligato sia lo sfidante, Luca Bernardo, partito in salita e in ritardo, sia Beppe Sala, il sindaco-manager che cerca la riconferma, ad attuare strategie opposte, e non solo per quanto riguarda la comunicazione elettorale.
La prima macroscopica divergenza è che Bernardo procede a strappi, per eventi isolati e cerca la conferma nella piazza.
MILANO - Milano esce ammaccata dal Covid, ma già il successo del Supersalone del Mobile, poi le folle nelle gallerie di MiArt, adesso l'euforica settimana della moda e le prime code ai taxi dell'aeroporto di Linate suggeriscono che "stiamo" rialzando la testa. E questa Milano che ha riacceso i motori di quale carburante ha bisogno?
Nella città-locomotiva del Paese ci sono spinte particolari che hanno obbligato sia lo sfidante, Luca Bernardo, partito in salita e in ritardo, sia Beppe Sala, il sindaco-manager che cerca la riconferma, ad attuare strategie opposte, e non solo per quanto riguarda la comunicazione elettorale.
La prima macroscopica divergenza è che Bernardo procede a strappi, per eventi isolati e cerca la conferma nella piazza.
La leader di FdI ha riempito il vasto rettangolo ai piedi della cattedrale: "Di Bernardo hanno detto che era pericoloso, una macchietta, ma è uno dei più stimati pediatri d'Italia". E oggi pomeriggio nel quartiere di Niguarda il candidato si presenta con Matteo Salvini, anche se sui manifesti il suo nome sembra una nota a piè di pagina, tanto è in caratteri minuscoli.
Viceversa Beppe Sala ieri passeggiava tra gli stand della fiera "Identità golose", poi gita alla cascina Caldera. In questi giorni sta incontrando le varie comunità di cittadini di origine straniera, che lo conoscono dalla grande manifestazione multietnica "Milano senza muri". E domani è l'ospite dell'incontro dei sindaci pugliesi, in trasferta per appoggiarlo con una fortissima aggregazione socio-elettorale (celebre la battuta: "Si ringrazia la regione Puglia per aver fornito i milanesi a Milano"). Sala non cerca la "comfort zone" delle piazze plaudenti, ma va, se così si può dire, casa per casa (come da quando, 2018, inventò le "colazioni con il sindaco" nelle periferie).
Seconda divergenza tra i candidati: Bernardo si accredita come organico al centrodestra. Lo fa fingendo un'unione dei partiti che non c'è nella realtà. Non si può non citare quel suo messaggio audio incautamente inviato a una numerosa chat politica: in sostanza, diceva, datemi i soldi promessi, se non lo fate convoco una conferenza stampa e mi dimetto dalla corsa, visto che non tutti mi state dando una mano, anzi.
Sala, al contrario, ha accuratamente evitato comizi con i partiti che lo sostengono. Nessun leader nazionale è stato chiamato a dargli man forte da qualche palco e il suo slogan è "Milano sempre più Milano". Può giocare così anche perché è uno degli interpreti del cambiamento grazie a Expo e al dopo Expo. Ma oggi questa Milano, che è passata attraverso le brutali paure della pandemia, che Milano è? Come sintonizzarsi?
Sala da per scontata la vitalità metropolitana e parla di economia green, di mobilità sharing, di investimenti per calmierare il prezzo delle case. Bernardo, a parte le sempre più numerose gaffes, ha oggettivamente fatto poco per far conoscere ai cittadini le 70 pagine del suo programma. Annuncia il taglio delle tasse, argomento non molto spendibile in Italia, e attacca Sala ogni volta che può. Ieri, mentre imperversavano i temporali, ha mandato un tweet antagonista: "Piove e la Milano del sindaco uscente e della sinistra si allaga. A quando la pulizia dei tombini?".
Non è un caso, visto il livello non dell'acqua, ma dei messaggi, che si stia ramificando l'idea del voto disgiunto: chi vota a destra, vota per la sua lista, ma poi non mette la croce su Bernardo, ma su Sala. Circola questa iniziativa tra cattolici di destra (l'ex ministro Maurizio Lupi ha subito l'ostracismo da parte di Salvini) e anche tra i riformisti, che hanno molti ex compagni dentro Forza Italia. Quanto a Giorgia Meloni, è palese il suo derby con la Lega: quindi scavare la fossa intorno al candidato Bernardo non è solo una lettura maligna di sinistra, ma un'ipotesi di tattica militare nella battaglia della leadership del centrodestra.
A chiudere l'elenco delle divergenze, c'è l'uso dei social da parte dei candidati. L'ultimo post di Bernardo su Facebook (ha circa 3.500 followers) risale al 22 agosto. E' una risposta al sindaco che annunciava, dopo anni di calcoli, l'attesa assunzione di 500 vigili: Bernardo ha sparato che ne avrebbe assunti 600. Poi basta, fine dei post. Sala è più social (205mila followers su Facebook e 240mila su Instagram) e nell'ultimo mese firma 26 post, con 55mila like e 73mila tra commenti e condivisioni. I voti si contano alla fine, la possibilità che Sala vinca il 4 ottobre senza andare al ballottaggio esiste.
Tra i tredici candidati sindaco, si fanno notare anche Layla Pavone, del Movimento 5 Stelle (domani arriva Giuseppe Conte in soccorso), e il leder di Italexit Gianluigi Paragone, che sembra in crescita. C'è attesa, nella vecchia Milano dei palazzi, per l'architetto Giorgio Goggi, 75 anni, che ha lavorato sia con il compianto Carlo Tognoli sia con Gabriele Albertini, e che riporta in vita un simbolo che a Milano contava: il garofano. Ben quattro si contendono il voto comunista. C'è una lista civica slegata da tutto e un movimento No Vax.
In tanti cercano di dire qualcosa di nuovo in questa metropoli che, ricca di sfumature e differenze, ha però accentuato negli ultimi decenni un orgoglio identitario speciale. Questo "essere milanesi" è stato, all'inizio, la fortuna di Bettino Craxi, poi, fugacemente, dei magistrati di Mani Pulite e dei leghisti di Umberto Bossi, poi di Silvio Berlusconi.
Uomini e situazioni diverse, ma sempre ispirati e sospinti da questa "identità" della Milano che lavora sodo e "trova la quadra" tra i quartieri popolari e il centro del centro, i nuovi grattacieli di piazza Gae Aulenti, Citylife, il Bosco Verticale. Questa Milano, abbondantemente presa in giro dai comici e dal "Milanese imbruttito", oggi più che mai vuole avere rappresentanza e far sentire la sua voce