Giustizia, per usare i tabulati telefonici il pm dovrà chiedere il via libera al gip
di Liana Milella , di Liana MilellaROMA - Sulla questione sono stati versato fiumi di inchiostro da quando una Corte europea, quella del Lussemburgo, ha detto la sua. I pm si sono anche divisi tra loro. Adesso il governo decide e va nella direzione garantista. Per decreto legge - oggi in Consiglio dei ministri - cambiano le regole per la richiesta e l'utilizzo dei tabulati telefonici da parte dei pubblici ministeri quando si apre l'indagine su un delitto. Il sistema non funzionerà più come ha sempre funzionato, il pm non potrà più ottenere direttamente i tabulati dalle compagnie telefoniche con una semplice richiesta quando ha di fronte un reato.
Dovrà rivolgersi prima al gip, sottoporgli la sua richiesta…
ROMA - Sulla questione sono stati versato fiumi di inchiostro da quando una Corte europea, quella del Lussemburgo, ha detto la sua. I pm si sono anche divisi tra loro. Adesso il governo decide e va nella direzione garantista. Per decreto legge - oggi in Consiglio dei ministri - cambiano le regole per la richiesta e l'utilizzo dei tabulati telefonici da parte dei pubblici ministeri quando si apre l'indagine su un delitto. Il sistema non funzionerà più come ha sempre funzionato, il pm non potrà più ottenere direttamente i tabulati dalle compagnie telefoniche con una semplice richiesta quando ha di fronte un reato.
Dovrà rivolgersi prima al gip, sottoporgli la sua richiesta, motivargliela come assolutamente necessaria, chiedere un'autorizzazione, e potrà essere solo il gip a dargli il via libera. Il pm potrà chiedere i tabulati, come recita il decreto, "se sussistono sufficienti indizi di reati per i quali la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a tre anni e dei reati di minaccia e di molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono, quando la minaccia, la molestia e il disturbo sono gravi, ove rilevanti ai fini della prosecuzione delle indagini".
È il paletto chiesto, il 2 marzo, dalla Corte di giustizia del Lussemburgo per un caso che riguardava l'Estonia. E che ha determinato, in Italia, una pressante richiesta del centrodestra e in particolare del responsabile Giustizia di Azione Enrico Costa alla sua maggioranza e alla ministra della Giustizia Marta Cartabia.
Ad aprile, nella legge di delegazione europea, su richiesta dello stesso Costa, era stato approvato un ordine del giorno che impegnava il governo a recepire appena possibile l'indicazione europea sulla presunzione d'innocenza. E sempre Costa si era subito rifatto viva alla ripresa dei lavori parlamentari dopo l'estate con un'interrogazione a risposta scritta alla ministra Marta Cartabia in cui ricordava anche di aver già presentato una sua proposta di legge che, in modo tassativo, imponeva ai pm il passaggio dal via libera del gip.
Del resto la sentenza della Corte del Lussemburgo aveva aperto una breccia sulla necessità di autorizzare il pm. E ha peraltro provocato un'ampia discussione tra le toghe italiane. Contrario all'intervento dei gip, ad esempio, il pm di Reggio Calabria Stefano Musolino che teme un ostacolo alle indagini e un allungamento dei tempi proprio mentre il leit motivi del governo Draghi sulla giustizia è quello di accelerare.
La Cassazione, in una sentenza di luglio, della seconda sezione penale, ha escluso l'inutilizzabilità dei tabulati alla luce della natura non concretamente vincolante della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, ache per via dell'indeterminatezza delle indicazioni in quel caso. Ma proprio da qui la Suprema Corte fa scaturire la necessità di un intervento legislativo "volto ad individuare, sulla base di "criteri oggettivi" (...) le categorie di reati per i quali possa ritenersi legittima l'acquisizione dei dati di traffico telefonico o telematico". Prima e dopo la decisione della Corte le singole procure e i gip si sono divisi sulla questione. Ma dopo la sentenza della Corte di giustizia
la questione era sul banco degli imputati, con Costa che continuava a ricordare le 600mila richieste fatte dai pm alle società telefoniche. A questo punto il governo segue la Corte del Lussemburgo e crea un nuovo gradino che potrebbe anche avere delle conseguenze sulla questione dei tempi complessivi del processo. .