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Lega, l'inchiesta su Morisi e la pista del ricatto dopo una lite sui soldi

(agf)

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La vicenda che scuote la Lega coinvolge l’ex guru social e amico di Salvini, indagato per cessione di stupefacenti dopo un incontro con due giovani escort. I dubbi e le accuse  
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BELFIORE (VERONA) - C'è una storia che deve essere ancora raccontata a proposito di quel 14 agosto, quando la carriera politica di Luca Morisi è precipitata nel cascinale di Belfiore, mezz'ora fuori da Verona. È la storia di un litigio per soldi tra l'ex guru dei social di Matteo Salvini e i due escort romeni che aveva invitato a casa. Forse l'esito di un ricatto cominciato male e terminato peggio. E che apre a una serie di interrogativi tuttora senza risposta: perché Morisi si è fidato di due giovani conosciuti, a quanto se ne sa, poche ore prima su un sito di incontri a pagamento? Chi gli ha venduto la cocaina? Di chi era, veramente, la bottiglietta da 125 ml contenente - a detta di P.R, uno dei due escort - Ghb, la cosiddetta "droga dello stupro"?

 

L'accordo

L'appuntamento del 14 - per come l'hanno ricostruito sinora la Procura di Verona e la Compagnia dei carabinieri di San Bonifacio - inizia in chat…

BELFIORE (VERONA) - C'è una storia che deve essere ancora raccontata a proposito di quel 14 agosto, quando la carriera politica di Luca Morisi è precipitata nel cascinale di Belfiore, mezz'ora fuori da Verona. È la storia di un litigio per soldi tra l'ex guru dei social di Matteo Salvini e i due escort romeni che aveva invitato a casa. Forse l'esito di un ricatto cominciato male e terminato peggio. E che apre a una serie di interrogativi tuttora senza risposta: perché Morisi si è fidato di due giovani conosciuti, a quanto se ne sa, poche ore prima su un sito di incontri a pagamento? Chi gli ha venduto la cocaina? Di chi era, veramente, la bottiglietta da 125 ml contenente - a detta di P.R, uno dei due escort - Ghb, la cosiddetta "droga dello stupro"?

 

L'accordo

L'appuntamento del 14 - per come l'hanno ricostruito sinora la Procura di Verona e la Compagnia dei carabinieri di San Bonifacio - inizia in chat tra Morisi e uno dei due romeni. Non P.R., il 20enne che ieri ha raccontato la sua versione dei fatti a Repubblica, ma il suo amico, coetaneo e connazionale: si fa chiamare Alexander. Come lui, ha diversi profili con foto assai esplicite su siti di escort gay. Morisi lo contatta e concorda con lui la trasferta da Milano - dove i due ragazzi vivono - a Belfiore. Pattuiscono il prezzo per una giornata insieme. "Quattromila euro", riferisce P.R., da versare in due tranche: 2.500 con un primo bonifico, che viene effettuato, gli altri 1.500 alla fine dell'incontro. Il saldo non ci sarà mai. "Morisi ci aveva detto che voleva usare anche della droga e queste cose si pagano. Una parte dei soldi ce l'ha data, ma poi ha fatto casino: il primo bonifico è arrivato, poi non so come ha bloccato la sua carta di credito e quella del mio amico, secondo me ci voleva fregare", racconta P.R. .

Il litigio per strada

Ed è proprio il denaro il vento che fa degenerare la situazione dopo le 12 ore e passa trascorse insieme. I due sostengono di non aver avuto quanto dovuto. Si mettono a litigare. Non sono lucidi, in quel momento, nessuno lo è. Sono strafatti di cocaina e probabilmente anche di Ghb. All'improvviso P.R. prende il telefono e chiama i carabinieri. "Ci hanno fatto un furto, ci hanno fatto un furto", bofonchia alla cornetta. Pochi minuti dopo una seconda telefonata al 112, in cui ribadisce il furto e aggiunge di sentirsi male. Quando la pattuglia arriva sul viale alberato che collega il cascinale di Belfiore con la Provinciale (una strada sempre deserta, ancor di più alla vigilia di Ferragosto), i carabinieri trovano i due romeni e Morisi che urlano. Il gruppo è agitato. P.R. si infila nell'auto con cui è giunto da Milano e ne esce con una "bottiglietta di vetro da succo di frutta - si legge negli atti dell'indagine - quasi piena, da 125 millilitri contenente del liquido trasparente" che il ragazzo consegna sostenendo essere Ghb. "Me l'ha data Morisi, casa sua è qui vicino, venite che ho le prove". Morisi nega, è in evidente imbarazzo. I militari verificano che i tre si conoscono davvero e si fanno condurre a casa dello spin doctor di Matteo Salvini. Qui procedono alla perquisizione e trovano tracce di cocaina. Con P.R. che indica loro anche uno dei posti in cui Morisi la nascondeva: un libro con una copertina verde, dove c'è una bustina con 0,31 grammi di polvere bianca.

Alexander, il terzo uomo

Morisi è furioso. Sostiene che la boccetta non sia la sua, si rifiuta di firmare il verbale di perquisizione. I carabinieri denunciano sia Morisi sia P.R. . E la Procura apre un fascicolo, in attesa dell'esito delle analisi sul liquido. Attraverso il suo legale, Fabio Pinelli, Morisi ha già ribadito che la droga dello stupro non era sua e si è detto pronto a essere interrogato. Di chi era? "Di Morisi", dice P.R. "Certo non la mia", risponde Alexander, il terzo uomo. Risponde alla videochiamata di Repubblica mentre è sdraiato sul letto. "Questa è una storia che non vi riguarda", sbuffa, prima di riattaccare. "Sono affari nostri: già state rovinando la vita del mio amico, non dovete rovinare anche la mia. Io non ne voglio sapere nulla, non ho fatto niente, non abbiamo fatto niente".

 

Il presunto ricatto

In realtà i nomi di Alexander e P.R. in certi ambienti dicono qualcosa. Sia a Roma, dove hanno vissuto per molto tempo, sia a Milano. Sono due escort conosciuti, che spesso si muovono in coppia. E sono conosciuti anche per una particolarità: "A un certo punto delle serate chiedono più soldi di quelli pattuiti, e se ti rifiuti ti minacciano di chiamare la polizia, o comunque di rovinarti pubblicamente". È quello che potrebbe essere accaduto anche nell'appartamento di Morisi - due piani, nella mansarda un'enorme vasca idromassaggio al centro della stanza - anche se P.R. smentisce decisamente. "Sono stato malissimo, ho pensato di morire", continua a dire. "Ho le prove, i certificati medici, le chat, gli screenshot che documentano tutto quello che ho detto: da quella giornata sono un'altra persona". Agli atti dell'inchiesta, effettivamente c'è il referto medico di una visita al pronto soccorso, più diversi documenti nella disponibilità del suo legale, Veronica dal Bosco.