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Amministrative: il centrosinistra festeggia, sovranisti in declino

I dati anche se non definitivi assegnano tre vittorie al primo turno alla coalizione guidata dal Pd nelle cinque principali città. Nel centrodestra in difficoltà emerge la crisi della Lega: a Milano non arriva all'11 per cento, mentre alle Europee del 2019 era attorno al 27. In grande difficoltà i 5Stelle che perdono il governo della Capitale e di Torino, crollando anche nel voto di lista
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Enrico Letta può sorridere. Tre vittorie al primo turno a Milano, Bologna e Napoli e due candidati in partita per i ballottaggi a Roma e Torino: il bilancio del centrosinistra nelle cinque grandi città al voto per scegliere il nuovo sindaco appare più che positivo. Il Pd ha più di un motivo di soddisfazione, non solo perché il segretario conquista un seggio alla Camera vincendo alle suppletive di Siena, ma anche perché quasi tutti i candidati sono più o meno riconducibili ai dem. Che si ritagliano senza dubbio il ruolo di primo partito e perno della coalizione. Non altrettanto si può dire dei 5Stelle, che appaiono invece vistosamente ridimensionati e perdono il governo della città a Roma e Torino.

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Il risultato ovviamente penalizza il centrodestra, che arriva al secondo turno solo in due casi: nella Capitale con Michetti e nel capoluogo piemontese, dove peraltro a s…

Enrico Letta può sorridere. Tre vittorie al primo turno a Milano, Bologna e Napoli e due candidati in partita per i ballottaggi a Roma e Torino: il bilancio del centrosinistra nelle cinque grandi città al voto per scegliere il nuovo sindaco appare più che positivo. Il Pd ha più di un motivo di soddisfazione, non solo perché il segretario conquista un seggio alla Camera vincendo alle suppletive di Siena, ma anche perché quasi tutti i candidati sono più o meno riconducibili ai dem. Che si ritagliano senza dubbio il ruolo di primo partito e perno della coalizione. Non altrettanto si può dire dei 5Stelle, che appaiono invece vistosamente ridimensionati e perdono il governo della città a Roma e Torino.

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Il risultato ovviamente penalizza il centrodestra, che arriva al secondo turno solo in due casi: nella Capitale con Michetti e nel capoluogo piemontese, dove peraltro a sorpresa in testa c'è il candidato del centrosinistra, Stefano Lo Russo, mentre Paolo Damilano ha un distacco di circa cinque punti.

Il declino della Lega

Ma anche il voto di lista racconta un declino del sovranismo, probabilmente penalizzato anche dalle divisioni e dai veleni degli ultimi giorni. A soffrire è soprattutto la Lega che sembra subire un vero e proprio tracollo in alcune città del nord. A Milano il Carroccio è sotto l'11 per cento, vale a dire circa 16 punti in meno rispetto alle europee del 2019, comunque sotto il 18 per cento delle regionali 2018 e appena sopra le precedenti comunali del 2016, quando era all'11,8. Ma il quadro politico di cinque anni fa non è certo paragonabile a quello di oggi. A Torino sempre nel 2016 la Lega aveva il 5,79 mentre ora viaggia attorno sotto al 10%: ma alle Politiche del 2018 aveva il 19,17% e alle Europee il 26,89%.

M5S sotto schiaffo

Sotto schiaffo appare il Movimento 5Stelle: a Roma la sindaca uscente Virginia Raggi  non arriva neanche al ballottaggio e nello spoglio parziale la lista si attesta attorno all'11%, vale a dire un crollo rispetto al 35,33% del 2016 e il 17,58% delle europee del 2019. Fotografia simile a Torino dove i grillini governavano con Chiara Appendino (che non si è ricandidata): anche qui il tracollo appare di oltre venti punti rispetto al 31% del 2016. I pentastellati vanno meglio laddove sono in coalizione col centrosinistra, soprattutto a Napoli. Nel capoluogo campano si profila un risultato attorno al 10 per cento, mentre nel 2016 avevano il 9,66%. Ma alle Europee il M5S era primo partito in città, addirittura con il 39,86%. A Bologna invece, nonostante l'alleanza col Pd, i pentastellati precipitano attorno al 3-4 per cento dal 15 di cinque anni fa.

FdI non canta vittoria

Non può cantare vittoria neanche Giorgia Meloni (anche se lei lo fa): è vero che a Roma il candidato che imposto, Enrico Michetti, arriva al ballottaggio, ma non può certo dire di avere già il Campidoglio in tasca. Nel voto di lista Fratelli d'Italia arriva a sfiorare il 18 per cento, ma la lista di Calenda gli soffia il primato nella Capitale. In alcuni casi c'è un testa a testa con la Lega, come a Milano, a Bologna e Torino arriva addirittura il sospirato sorpasso. Ma complessivamente le percentuali di FdI sono lontane dal boom che gli accreditavano i sondaggi degli ultimi mesi.