Più che una passione, un'infatuazione. Un ardore capace di accendere gli animi, ma che giorno dopo giorno si è raffreddato inesorabilmente, come capita alle coppie male assortite. I gelidi numeri di lunedì sera non solo ridimensionano le ambizioni di Conte, Grillo e Di Maio, ma spengono la fiamma che si era impetuosamente accesa nel 2016, quando il Movimento 5 Stelle riuscì a sorpresa a far eleggere 23 sindaci, a cominciare da Roma. Cinque anni dopo, non è stato in grado di farne rieleggere nemmeno uno. Cinque non si sono ricandidati, tre erano stati sfiduciati dai loro stessi consiglieri, due sono stati messi alla porta dal Movimento, sei sperano nel ballottaggio, tutti gli altri sono stati bocciati dagli elettori.
Certo, la Grande Perdente è Virginia Raggi, l'ex praticante avvocato dello studio Previti che a 38 anni era stata eletta sindaca a furor di popolo (col 67 per cento), prima donna a conquistare il Campidoglio. Eppure, la su…
Più che una passione, un'infatuazione. Un ardore capace di accendere gli animi, ma che giorno dopo giorno si è raffreddato inesorabilmente, come capita alle coppie male assortite. I gelidi numeri di lunedì sera non solo ridimensionano le ambizioni di Conte, Grillo e Di Maio, ma spengono la fiamma che si era impetuosamente accesa nel 2016, quando il Movimento 5 Stelle riuscì a sorpresa a far eleggere 23 sindaci, a cominciare da Roma. Cinque anni dopo, non è stato in grado di farne rieleggere nemmeno uno. Cinque non si sono ricandidati, tre erano stati sfiduciati dai loro stessi consiglieri, due sono stati messi alla porta dal Movimento, sei sperano nel ballottaggio, tutti gli altri sono stati bocciati dagli elettori.
Certo, la Grande Perdente è Virginia Raggi, l'ex praticante avvocato dello studio Previti che a 38 anni era stata eletta sindaca a furor di popolo (col 67 per cento), prima donna a conquistare il Campidoglio. Eppure, la sua promessa di restituire a Roma "lo splendore e la bellezza che merita", è stata inghiottita da montagne di rifiuti, bus flambé, branchi di cinghiali, metropolitane chiuse e figuracce memorabili, e l'anno scorso nella classifica dei sindaci più amati dai cittadini lei è risultata penultima, al 99mo posto. Quando ha chiesto ai romani la conferma, ha avuto una risposta bruciante: è arrivata quarta e il partito ha perso due terzi dei voti. Poteva andare peggio, certo, poteva piovere.
Ma almeno lei ha avuto il coraggio di ricandidarsi. Un coraggio che è mancato a Chiara Appendino, la bocconiana che a 32 anni era diventata sindaca di Torino con il 54,5 per cento. Partita con il dichiarato proposito di dimostrare che la sinistra non aveva saputo amministrare la città, alla fine del suo mandato deve essersi resa conto che fare il sindaco era un'impresa assai più difficile del previsto. E oggi - dopo aver visto precipitare il M5S all'8 per cento - chissà se anche lei pensa che non avesse tutti i torti il suo predecessore Piero Fassino, quando le lanciò la sfida di cui neanche lui immaginava le conseguenze: "Un giorno si segga lei su questa sedia e vediamo se poi sarà capace di fare tutto quello che oggi ha auspicato di poter fare".
Amministrative 2021, tutti i risultati
Prima di lei non si era ricandidato neanche Filippo Nogarin, l'ingegnere aerospaziale che nel 2014 era diventato il primo sindaco non di sinistra della rossa Livorno. Pure lui si ritrovò imbrigliato nella gestione dei rifiuti, pure lui passò i suoi guai giudiziari, e alla fine - dopo che nel 2017 era risultato al 97mo posto nella classifica del gradimento popolare - decise che non era il caso di insistere. Si è candidato al Parlamento europeo, mentre in città i cinquestelle sprofondavano al 16,5 per cento, ma non è stato eletto neanche lì: i livornesi, quando vogliono, sanno essere crudeli.
Non se l'è sentita di chiedere un secondo voto neppure il sindaco di Civitavecchia Antonio Cozzolino. Cinque anni dopo, ha gettato la spugna: "Mi sono reso conto che in questo momento della mia vita devo considerare altre priorità". Con tanti saluti al Movimento, che s'è fermato al 17 per cento mentre veniva eletto al primo turno un sindaco di centrodestra.
E come lui è uscito dal campo alla vigilia del voto anche Alessandro Ferro, l'architetto che a 42 anni era stato eletto sindaco di Chioggia con il 59,8 per cento, promettendo di cambiare il volto della città. Qualcosa non deve aver funzionato, se l'architetto Ferro - piuttosto che ricandidarsi - ha annunciato su Facebook che preferiva "tornare alla famiglia e all'attività professionale". Risultato: dal primo posto il M5S è scivolato al quarto, con l'8,6 per cento, e Chioggia ora ha un sindaco leghista.
Tante storie che finiscono sempre nello stesso modo. L'infatuazione, la delusione, l'abbandono. Forse governare i cittadini si è rivelato più difficile di quanto si aspettassero i sindaci grillini. Quel che oggi è certo è che i sindaci grillini si sono rivelati meno bravi di quanto si aspettassero i cittadini.