Governo, il Pd non teme sorprese: "Dalla Lega fumogeni per coprire il crollo elettorale"
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleROMA - "Fumogeni per dirottare l'attenzione dal disastro elettorale ". Ecco che cosa sono, per Enrico Letta, le sparate di Matteo Salvini contro Draghi e il gabinetto d'unità nazionale. Nient'altro che una cortina densa e compatta dietro cui nascondere la disfatta alle amministrative, che hanno certificato il crollo della Lega a vantaggio di Giorgia Meloni, facendogli "perdere completamente la testa". Una reazione "scomposta", ma studiata a tavolino, per far sbandare l'esecutivo - cui il leader padano addebita il calo dei consensi - nel tentativo di disorientare gli avversari e spingerli a buttarlo fuori dal governo. "Un tranello nel quale noi non dobbiamo cadere", avvertono però nella war room allestita al Nazareno fin da lunedì pomeriggio, quando i ministri del Carroccio disertarono il Cdm riunito per approvare la delega fiscale. Uno degli architravi del Pnrr che impegna l'Italia agli occhi dell'Eur…
ROMA - "Fumogeni per dirottare l'attenzione dal disastro elettorale ". Ecco che cosa sono, per Enrico Letta, le sparate di Matteo Salvini contro Draghi e il gabinetto d'unità nazionale. Nient'altro che una cortina densa e compatta dietro cui nascondere la disfatta alle amministrative, che hanno certificato il crollo della Lega a vantaggio di Giorgia Meloni, facendogli "perdere completamente la testa". Una reazione "scomposta", ma studiata a tavolino, per far sbandare l'esecutivo - cui il leader padano addebita il calo dei consensi - nel tentativo di disorientare gli avversari e spingerli a buttarlo fuori dal governo. "Un tranello nel quale noi non dobbiamo cadere", avvertono però nella war room allestita al Nazareno fin da lunedì pomeriggio, quando i ministri del Carroccio disertarono il Cdm riunito per approvare la delega fiscale. Uno degli architravi del Pnrr che impegna l'Italia agli occhi dell'Europa.
In tempi normali, un episodio tanto "grave e irresponsabile" avrebbe subito innescato una verifica di governo, obbligando il premier a convocare tutti i partiti della maggioranza per testarne la tenuta e rimaneggiarne nel caso la compagine. "Ma questi sono tempi eccezionali ", spiega un autorevole membro della segreteria dem, "come dimostrano le tre circostanze irripetibili in cui ci troviamo: un esecutivo senza formule politiche, nato su input del capo dello Stato; un presidente del Consiglio rispettato e temuto a livello internazionale, in luna di miele con il Paese; il semestre bianco che impedisce di sciogliere le Camere ". Perciò l'ex ministro dell'Interno può permettersi di scalciare, lanciare ultimatum, attaccare tutto e tutti: "Un chiacchiericcio estenuante, fastidioso, che crea un rumore di fondo insopportabile", va all'assalto Letta su Radio Immagina, l'emittente web del Pd. "Salvini fa solo casino per coprire lo smacco elettorale e non ottiene niente, sta solo facendo un danno enorme al Paese", incalza il segretario dem. "L'Italia deve utilizzare i soldi del Recovery per ripartire e non può trovarsi nella instabilità causata da una precisa parte politica". Eccola la strategia del Pd: inchiodare la Lega alle sue responsabilità, rimarcare la gravità delle sortite del suo leader, rendere chiaro al mondo chi sta facendo traballare il governo. Di cui il partito di Letta è invece il più leale sostenitore: "Per noi ha ragione Draghi e non Salvini. L'hanno capito anche gli italiani, che infatti lo hanno sanzionato: la sconfitta alle amministrative è colpa di questo atteggiamento ", conclude il segretario dem.
E dunque, se sarà il premier a volere la verifica, il Pd lo seguirà. Altrimenti "si tira dritto sulla strada delle riforme", come peraltro Draghi ha già dimostrato di voler fare. Se viceversa fosse Salvini a strappare, se dovesse cioè tirare la corta fino a spezzarla, decidendo di uscire lui dalla maggioranza, di certo non sarà il Pd a trattenerlo. "I numeri per andare avanti senza la Lega ci sono e pure larghi" si fa di conto al Nazareno. Nascerebbe, anche in Italia, la coalizione Ursula che già governa in Europa: democratici e popolari dentro, sovranisti fuori. Per Letta & Co. senz'altro lo scenario migliore.