Daniele Manca, ineleggibile eletto al Senato: "Legge rispettata, dovevo approvare il bilancio"
di Gabriele Bartoloni , di Gabriele BartoloniC'è un caso in Parlamento rimasto in sospeso dall'inizio della legislatura. Riguarda la ineleggibilità del senatore del Partito democratico Daniele Manca, ex sindaco di Imola entrato a Palazzo Madama nel 2018. La sua elezione è messa in discussione da una legge del 1957 secondo cui non possono essere eletti i sindaci che non abbiano provveduto a rassegnare le dimissioni entro i 180 giorni prima della scadenza naturale della legislatura. Il problema? Manca si sarebbe dimesso solo con 77 giorni di anticipo. La Giunta per le elezioni ha preso in esame la questione e al posto dell'ex sindaco potrebbe subentrare Ernesto Carbone di Italia viva, primo dei non eletti nel collegio dell'ex sindaco.
La questione non è nuova. Fu subito sollevata quando Manca il 4 gennaio del 2018 decise di rassegnare le dimissioni da sindaco di Imola per tentare la corsa alle elezioni politiche che si sarebbero svolte appena tre mesi dopo. L'allora primo citt…
C'è un caso in Parlamento rimasto in sospeso dall'inizio della legislatura. Riguarda la ineleggibilità del senatore del Partito democratico Daniele Manca, ex sindaco di Imola entrato a Palazzo Madama nel 2018. La sua elezione è messa in discussione da una legge del 1957 secondo cui non possono essere eletti i sindaci che non abbiano provveduto a rassegnare le dimissioni entro i 180 giorni prima della scadenza naturale della legislatura. Il problema? Manca si sarebbe dimesso solo con 77 giorni di anticipo. La Giunta per le elezioni ha preso in esame la questione e al posto dell'ex sindaco potrebbe subentrare Ernesto Carbone di Italia viva, primo dei non eletti nel collegio dell'ex sindaco.
La questione non è nuova. Fu subito sollevata quando Manca il 4 gennaio del 2018 decise di rassegnare le dimissioni da sindaco di Imola per tentare la corsa alle elezioni politiche che si sarebbero svolte appena tre mesi dopo. L'allora primo cittadino era consapevole che, nel farlo, avrebbe potuto incappare nelle legge del '57. "Non sono eleggibili i sindaci dei Comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti", recita il testo. Imola ne fa quasi 70 mila, ma la norma prevede una deroga per i sindaci le cui funzioni "siano cessate almeno 180 giorni prima della data di fine della scadenza del quinquennio". Conti alla mano, la legislatura si è conclusa il 22 marzo del 2018, ovvero appena 77 giorni dopo le dimissioni di Manca. Non abbastanza, dunque, per far decadere nei suoi confronti ogni sospetto di ineleggibilità.
Il senatore non è nuovo nel rispondere a chi gli fa notare la discrepanza tra la sua elezione e quanto prescritto dalla legge. Una "norma antica", la descrive Manca. In realtà fu concepita non solo per evitare una sovrapposizione di ruoli, ma anche per garantire una competizione ad armi pari tra i candidati e il sindaco di turno. "Non ho mica fatto la campagna elettorale da sindaco, mi sono dimesso prima", si giustifica. "La norma è stata sostanzialmente rispettata - sostiene - il mio obiettivo era cercare un punto di equilibrio tra la legge e la necessità di approvare il bilancio nel comune in cui ero sindaco". Manca specifica anche di essere stato eletto nel collegio proporzionale e non in quello uninominale, dove a differenza del primo anche un solo voto in più rispetto allo sfidante potrebbe essere determinate per aggiudicarsi il seggio.
Allo stesso collegio era candidato anche Ernesto Carbone, ex parlamentare del Pd poi passato a Italia Viva, risultato il primo dei non eletti dietro a Daniele Manca e Teresa Bellanova. Se il primo dovesse lasciare il Senato, sarebbe Carbone a subentrare al suo posto. Per questo, ha deciso di ricorrere alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, l'organo di Palazzo Madama che ha il compito di esaminare le cause di ineleggibilità.
La Giunta da tempo ha preso in esame l'esposto di Carbone, ma non si è ancora espressa in via definitiva. Sarà l'Aula, in ogni caso, ad avere l'ultima parola sulla ineleggibilità di Manca. E l'esito della conta non è affatto scontato. Nel 2008 la Camera votò contro il parere della Giunta sul caso di Paolo Corsini, ex sindaco di Brescia. Anche lui, come Manca, venne eletto al Senato senza dimettersi 180 giorni prima. Il parere di Montecitorio fu quasi unanime: centrodestra e centrosinistra votarono contro la decadenza.