ROMA - L’idea di una ripartenza, a 85 anni, fra guai fisici e giudiziari, non la reputa folle. Tutt’affatto. E in questi giorni, nei colloqui con i deputati e i senatori a lui vicini, l’ha ribadito: "Serve un mio ritorno in campo". Rieccolo, Silvio Berlusconi, annunciato da una telefonata con Mario Draghi ("lunga e cordiale" secondo prassi) e dalla solita, strabordande, voglia di protagonismo. Tornerà a Roma a breve, e farà base nella residenza sull’Appia Antica che fu di Franco Zeffirelli e che negli ultimi mesi - quelli della malattia, dei ricoveri che hanno fatto temere il peggio e della convalescenza in Sardegna - è rimasta deserta. In settimana, al massimo in quella successiva, il Cavaliere tornerà a varcare una soglia, quella di villa Grande, divenuta simbolica.
ROMA - L’idea di una ripartenza, a 85 anni, fra guai fisici e giudiziari, non la reputa folle. Tutt’affatto. E in questi giorni, nei colloqui con i deputati e i senatori a lui vicini, l’ha ribadito: "Serve un mio ritorno in campo". Rieccolo, Silvio Berlusconi, annunciato da una telefonata con Mario Draghi ("lunga e cordiale" secondo prassi) e dalla solita, strabordande, voglia di protagonismo. Tornerà a Roma a breve, e farà base nella residenza sull’Appia Antica che fu di Franco Zeffirelli e che negli ultimi mesi - quelli della malattia, dei ricoveri che hanno fatto temere il peggio e della convalescenza in Sardegna - è rimasta deserta. In settimana, al massimo in quella successiva, il Cavaliere tornerà a varcare una soglia, quella di villa Grande, divenuta simbolica.
Berlusconi intende riprendersi un ruolo da “regista”, nel partito e in una coalizione nella quale fa fatica a vedere un federatore. Le amministrative hanno posto in luce le difficoltà dei sovranisti, messe per iscritto non senza malizia nella nota interna del partito - rivelata da Repubblica - in cui, a uso e consumo del Capo, si sottolinea la debacle della Lega e l’ascesa inferiore alle aspettative di Fratelli d’Italia. Lui, l’ex premier, fino a ieri l’altro - parlando coi suoi - ha ribadito il disappunto per le scelte sbagliate per le amministrative: "Avevo proposto Bertolaso per Roma, Albertini e Moratti per Milano: se non mi avessero bocciato questi nomi, saremmo andati sicuramente meglio...".
E poi, l’atteggiamento verso Draghi: Berlusconi è convinto, e l’ha ribadito al presidente del Consiglio, che solo la fedeltà paghi: "Questo governo è nato da una nostra intuizione e la presenza di Fi è garanzia di stabilità", più o meno il senso del ragionamento. Che lo contrappone all’appoggio critico di Salvini e alla scelta di star fuori dall’esecutivo da parte di Giorgia Meloni.
Nell’autunno del suo ritorno, Berlusconi ha intenzione di avere contatti diretti e il più possibile frequenti con il presidente del Consiglio. L’obiettivo è quello di far tornare il baricentro della coalizione verso l’area moderata, "l’unica che fa vincere". Per lui la sostanziale tenuta di Forza Italia alle Comunali, in un periodo in cui è stato assente, è una nuova base di decollo. E per dimostrare che il partito è tutt’altro che al tramonto, si è messo a telefonare non solo ai big ma anche ai più giovani e ai volti meno noti: si è complimentato con Marco Segala, 33 anni, confermato sindaco di San Giuliano Milanese, e ha fatto gli auguri a Settimo Nizzi, in corsa a Olbia.
La prossima settimana, ancora a distanza, farà sentire la sua voce a sostegno di Roberto Dipiazza, il candidato sindaco di Trieste al ballottaggio e probabilmente di Paolo Damilano, il civico - in corsa a Torino - più vicino a Forza Italia. Non si sa invece se si spenderà per Enrico Michetti: in una diretta telefonica con una convention azzurra a Roma, alla vigilia del primo turno, non ha mai fatto il suo nome.
I medici gli hanno dato il via libera per un’attività “moderata”. E Berlusconi ha già cerchiato in rosso la data di un intervento in presenza: il 17 e il 18 novembre a Rotterdam, in Olanda, per il congresso del Ppe. Altro segnale: da una collocazione europeista il Cavaliere non si smuove, specie ora che è ringalluzzito dai riconoscimenti avuti da Manfred Weber e persino da Angela Merkel, con cui i rapporti sono stati altalenanti, che gli ha inviato un messaggio per il suo compleanno riconoscendo "il contributo offerto alla politica italiana".
È così motivato, il Cavaliere, da non vedere la corsa al Colle come sogno. Ma come ipotesi realizzabile. Pubblicamente non ne parla ma tutti sanno delle mire quirinalizie, alla sua corte. E certamente non si oppongono. Antonio Tajani parla "a titolo personale"ma dice una cosa esplicita: "Berlusconi è l’uomo che ha più esperienza di tutti a livello nazionale e internazionale. Il centrodestra sceglierà più avanti il suo candidato ma per me è la soluzione migliore".
Un puzzle al quale manca però un tassello fondamentale: di qui ai prossimi mesi potrebbero arrivare a sentenza i due filoni del processo "Ruby Ter", a Siena e Milano. Una condanna potrebbe far saltare ogni progetto. La spada di Damocle sulla strada dell’ennesimo ritorno.