MILANO - Dallo scorso agosto Matteo Renzi ha un lavoro in più: siede nel Consiglio di amministrazione della società russa di car sharing Delimobil Holding, che sta tentando di essere quotata alla borsa di New York. Nel documento di prestentazione della richiesta depositato presso la Sec, cioè il regolatore americano omologo della Consob, si parla di una flotta di 18.400 automobili, 7,1 milioni di utenti registrati per un servizio che opera su 11 città. La sede fiscale è in Lussemburgo, il mercato è in Russia e a capo della società c’è l’italiano Vincenzo Trani, fondatore della società di microcredito Mikro Kapital, presidente della Camera di commercio italo-russa e console onorario in Campania della Bielorussia (paese molto vicino alla Russia).
MILANO - Dallo scorso agosto Matteo Renzi ha un lavoro in più: siede nel Consiglio di amministrazione della società russa di car sharing Delimobil Holding, che sta tentando di essere quotata alla borsa di New York. Nel documento di prestentazione della richiesta depositato presso la Sec, cioè il regolatore americano omologo della Consob, si parla di una flotta di 18.400 automobili, 7,1 milioni di utenti registrati per un servizio che opera su 11 città. La sede fiscale è in Lussemburgo, il mercato è in Russia e a capo della società c’è l’italiano Vincenzo Trani, fondatore della società di microcredito Mikro Kapital, presidente della Camera di commercio italo-russa e console onorario in Campania della Bielorussia (paese molto vicino alla Russia).
Ovvio che la questione diventasse un piccolo caso politico, visto che l’ex presidente del Consiglio già in passato ha fatto parlare di sé per le proprie consulenze nel mentre — va ricordato — è leader politico di un partito al governo. "Tutte le mie attività sono assolutamente disciplinate dalla legge e quindi come tali riguardano la mia sfera privata: non sono il cinque per cento sulle mascherine", è la risposta alla richiesta di chiarimenti di Renzi da Matera, dov’era in programma un incontro con degli imprenditori locali.
Una frecciatina a Giuseppe Conte e ai 5 Stelle, col riferimento all’inchiesta che coinvolge Luca Di Donna, ex socio dell’avvocato oggi a capo del Movimento. Renzi "è da sempre convinto dell’importanza di valorizzare le competenze degli imprenditori italiani in tutto il mondo (...) Il settore della sharing economy, delle smart cities e della mobilità sostenibile è uno dei più affascinanti. per il futuro del pianeta: partecipare a questa sfida è molto avvincente", recita invece la nota di Iv.
Dopodiché mentre M5S ed esponenti pd come il vicesegretario Peppe Provenzano chiedono che Renzi decida se vuol fare politica oppure seguire la propria vena manageriale, la prima replica ufficiosa di Italia Viva era stata quella di tirare in mezzo Enzo Amendola, sottosegretario agli esteri ed esponente del Pd. "Renzi ha preso il suo posto nel board", spiegava ad esempio Alessio De Giorgi, uno dei comunicatori del leader di Iv. Le cose in realtà non stanno così: Amendola non era nel cda di Delimobil ma aveva ricevuto una consulenza da Mikro Kapital, quando non era un parlamentare né aveva incarichi di governo. Ruolo lasciato una volta diventato ministro, nel 2019. Così l’obiettivo si è spostato altrove, verso le vicende che riguardano — non direttamente — Conte.
Non è chiaro quale sarà il compenso di Renzi, che ai suoi ha spiegato il perché di questo nuovo ruolo: voler dare una mano, col suo peso, a Trani e alla suo sbarco a Wall Street. Di certo c’è che nella relazione di presentazione dell’azienda vengono menzionate le inchieste e i casi che riguardano proprio Renzi, dai finanziamenti alla fondazione Open alle fatturazioni per il suo documentario: «in case of an adverse result», il senatore — è scritto — potrebbe essere tenuto a dimettersi dalla carica di amministratore della società.