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Sanzioni e scioglimento dei partiti fascisti, cosa prevede la legge Scelba

Finora non è mai stato depennato alcun gruppo di estrema destra senza passare per il parere di una sentenza
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ROMA - I disordini registrati a Roma durante la protesta contro il Green Pass hanno aperto il dibattito sulla necessità di sciogliere le organizzazioni fasciste, responsabili delle violenze andate in scena nel centro della Capitale. Alcuni esponenti di Forza Nuova, tra cui il fondatore Roberto Fiore e il leader romano Giuliano Castellino, sono stati tra i protagonisti dell’assalto alla sede della Cgil. Il Pd ha presentato una mozione, sia alla Camera che al Senato, per chiedere al governo lo scioglimento di Forza Nuova attraverso l’applicazione delle legge Scelba. 

Cosa prevede la legge

La norma di riferimento è la legge del 20 giugno 1952, n. 645. Meglio conosciuta come “legge Scelba” (dal nome del politico Dc che, alla guida di un comitato interministeriale del governo De Gasperi, la elaborò) rientra nelle norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione:  "È vietata la riorganizza…

ROMA - I disordini registrati a Roma durante la protesta contro il Green Pass hanno aperto il dibattito sulla necessità di sciogliere le organizzazioni fasciste, responsabili delle violenze andate in scena nel centro della Capitale. Alcuni esponenti di Forza Nuova, tra cui il fondatore Roberto Fiore e il leader romano Giuliano Castellino, sono stati tra i protagonisti dell’assalto alla sede della Cgil. Il Pd ha presentato una mozione, sia alla Camera che al Senato, per chiedere al governo lo scioglimento di Forza Nuova attraverso l’applicazione delle legge Scelba. 

Cosa prevede la legge

La norma di riferimento è la legge del 20 giugno 1952, n. 645. Meglio conosciuta come “legge Scelba” (dal nome del politico Dc che, alla guida di un comitato interministeriale del governo De Gasperi, la elaborò) rientra nelle norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione:  "È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”, si legge. La norma attua questo principio mettendo nero su bianco il concetto di “riorganizzazione” del “partito fascista” e prevedendo due strade per lo sciglimento dei gruppi: tramite il ministro dell’Interno, sulla base di una sentenza di un tribunale, oppure in maniera più diretta attraverso un decreto del governo, ma solo in casi “straordinari di necessità e di urgenza”. 

Cosa di intende per “riorganizzazione del partito fascista”  

Secondo il primo articolo della legge, per “disciolto partito fascista” si intende “una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque” che  “persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”. 

La sentenza e le sanzioni 

Il primo passo per lo scioglimento di un gruppo di estrema destra è l’accertamento della condotta fascista attraverso la sentenza di un tribunale. Le sanzioni previste dalla legge Scelba colpiscono sia i dirigenti che i partecipanti. Per chi “promuove, organizza o dirige”  il giudice può prevedere la reclusione da 5 a 12 anni. Chiunque partecipi a queste organizzazioni, invece, è previsto il carcere da 2 a 5 anni. Le pene raddoppiano se il partito in questione fa uso della violenza

Scioglimento e confisca dei beni 

La decisione sullo scioglimento spetta al governo. Sentenza alla mano, qualora “risulti accertata la riorganizzazione del partito fascista”, il ministro dell’Interno, sentito il Consiglio dei ministri, può ordinare lo scioglimento e la confisca dei bene dei gruppo fascista. La legge prevede anche una strada più veloce: “Nei casi straordinari di necessità e di urgenza” il governo può procedere direttamente per lo scioglimento e la confisca dei beni attraverso un decreto-legge. 

La mozione presentata dal Pd 

I senatori e i deputati del Partito democratico hanno presentato in Parlamento una mozione che chiede al governo di “dare seguito al dettato costituzionale in materia di divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista e alla conseguente normativa vigente adottando i provvedimenti di sua competenza per procedere allo scioglimento di Forza Nuova e di tutti i movimenti politici di chiara ispirazione neofascista”. L’iter a cui sembra puntare il testo del provvedimento è quello di uno scioglimento immediato tramite decreto, visto anche che l’arrivo di una sentenza potrebbe richiedere una tempistica più dilatata. Spetta al governo, dunque, stabilire se i disordini e l'aggressione alla sede della Cgil rientrino o meno nei casi di “estrema necessità e di urgenza” previsti dalla legge. In caso contrario sarà necessario aspettare il pronunciamento di un tribunale.   

I precedenti

Al momento non si è mai verificato alcun caso di scioglimento senza che prima non si fosse pronunciato un tribunale. In sostanza, la prerogativa della “necessità e urgenza” finora non è mai stata attivata. I precedenti riguardano il gruppo neofascista Ordine nuovo, la cui dissoluzione fu decisa nel 1973 dall’allora ministro dell’Interno Taviani dopo che sentenza il tribunale di Roma aveva condannato 30 dirigenti del gruppo di estrema destra per aver tentato la ricostituzione del partito fascista. Stesso copione per Avanguardia nazionale, sciolta dal Viminale nel 1976 dopo che il tribunale di Roma aveva condannato i suoi dirigenti.