✕

No Green pass Roma, Draghi: “Su Forza Nuova stiamo riflettendo”. Scontro sulle mozioni

Mario Draghi (fotogramma)

Ascolta l'audio

Il premier: “L’ipotesi scioglimento all’attenzione del governo ma anche dei magistrati”. Parlamento, il 20 il voto contro l’organizzazione neofascista
2 minuti di lettura

ROMA - "La questione è all’attenzione nostra ma anche dei magistrati che stanno continuando le indagini e formalizzando le loro conclusioni. Ora, a questo punto, stiamo riflettendo". Sceglie con cura le parole, Mario Draghi, quando — alla fine del vertice straordinario del G20 sull’Afghanistan — gli chiedono a bruciapelo se il governo interverrà per sciogliere Forza Nuova. Deve trovare la formula giusta per segnalare la posizione del governo che, adesso, non può far altro che aspettare: l’esito delle investigazioni affidate all’Antiterrorismo, utili a capire se la decapitazione del movimento neofascista che ha dato l’assalto alla Cgil è sufficiente a scongiurare nuove violenze, o viceversa dispone di un’organizzazione tale da riuscire comunque a infiltrare le proteste di piazza anche dopo l’arresto dei suoi capi.

ROMA - "La questione è all’attenzione nostra ma anche dei magistrati che stanno continuando le indagini e formalizzando le loro conclusioni. Ora, a questo punto, stiamo riflettendo". Sceglie con cura le parole, Mario Draghi, quando — alla fine del vertice straordinario del G20 sull’Afghanistan — gli chiedono a bruciapelo se il governo interverrà per sciogliere Forza Nuova. Deve trovare la formula giusta per segnalare la posizione del governo che, adesso, non può far altro che aspettare: l’esito delle investigazioni affidate all’Antiterrorismo, utili a capire se la decapitazione del movimento neofascista che ha dato l’assalto alla Cgil è sufficiente a scongiurare nuove violenze, o viceversa dispone di un’organizzazione tale da riuscire comunque a infiltrare le proteste di piazza anche dopo l’arresto dei suoi capi.


Quel riferimento ai giudici "che stanno continuando le indagini e formalizzando le loro conclusioni" non significa dunque che il premier ha già deciso serva la condanna di Fiore e di tutto il manipolo di facinorosi che sabato hanno devastato la sede del sindacato, per mettere al bando Forza Nuova. Tutt’altro. Vuol dire semplicemente che serve tempo per consentire agli inquirenti di illuminare la rete a supporto degli estremisti di destra, verificarne le ramificazioni, capire se è ancora in grado di attentare alla tenuta democratica del Paese.

Specie alla luce di alcuni indizi poco rassicuranti: ieri la procura di Torino ha chiuso le indagini su tre forzanovisti per apologia di fascismo. Tra questi c’è Stefano Sajia, indagato pure dai pm romani per aver firmato il comunicato post-raid alla Cgil in cui si diceva che "il popolo ha alzato la testa" e "il livello dello scontro non si fermerà".


Ma tempo serve anche ai tecnici di Palazzo Chigi per approfondire il dossier sotto un duplice aspetto: giuridico e politico. L’assenza di un precedente specifico, ovvero l’approvazione di un decreto di scioglimento non preceduto da una sentenza di condanna, impone un supplemento di riflessione: la legge Scelba lo consente, è vero, ma nessun governo l’ha mai fatto in oltre sessant’anni di storia repubblicana. E la valutazione, seppur basata su paletti stringenti, sarebbe gioco forza discrezionale, prestando inevitabilmente il fianco a polemiche e contestazioni. Scontate, considerando il livello di scontro tra centrodestra e centrosinistra, che sta già infiammando gli animi su entrambi i fronti.


Dopo giorni di guerra a distanza, ieri la battaglia si è trasferita in Parlamento. A far da detonatore, la calendarizzazione della mozione Pd, sia alla Camera sia al Senato (dove si discuteranno pure quelle depositate da M5S, Leu e Iv), per chiedere all’esecutivo la messa al bando di Forza Nuova. In entrambi i casi i capigruppo hanno deciso, su proposta del centrosinistra, di portarle all’esame dell’aula il 20 ottobre, subito dopo i ballottaggi: scelta studiata per evitare accuse di strumentalizzazione elettorale. Fratelli d’Italia ha però fatto ostruzionismo, tentando di cambiare l’oggetto del dibattito parlamentare. Poiché "il centrodestra presenterà una mozione unitaria per sciogliere ogni organizzazione sovversiva, a prescindere dal suo colore", si pretendeva che l’ordine del giorno specificasse: la discussione verterà sulla "condanna a ogni totalitarismo". Così, senza alcun riferimento a Forza Nuova e alla sua matrice fascista.

Categorico il no degli ex giallorossi, che scatena subito Ignazio La Russa: "Hanno paura di votare contro il totalitarismo. Vogliono creare una frattura fra le forze che appoggiano Draghi". Con Giorgia Meloni a rincarare: "Se il governo vuole può sciogliere", ma "il precedente di votare a maggioranza nel Parlamento" a lei non piace, "deve esserci un metodo giudiziario". Ma il dem Mirabelli è netto: "Ci sono 4 mozioni, depositate, che chiedono lo scioglimento di Forza Nuova. Fdi eviti di alzare polveroni e ci dica come voterà".