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Riforme: cade anche l'ultimo ostacolo, ora il voto dei 18enni per il Senato è realtà

Scaduto il termine per chiedere il referendum dopo l'approvazione in via definitiva a Palazzo Madama. Manca solo la firma del presidente Mattarella. Le legge riguarda circa 4 milioni di giovani tra i 18 e i 25 anni
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A partire dalla prossime elezione politiche anche i diciottenni potranno eleggere i parlamentari che siedono al Senato. Dopo l'approvazione di Montecitorio e Palazzo Madama, anche l'ultimo ostacolo all'entrata in vigore del testo è caduto: il 13 ottobre, infatti, sono scaduti i termini per chiedere il referendum confermativo previsto dalla Costituzione in caso di mancato raggiungimento del quorum di due terzi. "L'estensione del voto ai 18enni anche per le elezioni dei rappresentanti del Senato è una realtà", annuncia il ministro dei Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà. Il provvedimento potrebbe coinvolgere circa 4 milioni di giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Ora manca solo la firma di Sergio Mattarella. 

Si tratta di una legge costituzionale che va ad intervenire sull'articolo 58 della Carta, quello che fissava a 25 anni il requisito minimo di età per poter eleggere l'aula del Sena…

A partire dalla prossime elezione politiche anche i diciottenni potranno eleggere i parlamentari che siedono al Senato. Dopo l'approvazione di Montecitorio e Palazzo Madama, anche l'ultimo ostacolo all'entrata in vigore del testo è caduto: il 13 ottobre, infatti, sono scaduti i termini per chiedere il referendum confermativo previsto dalla Costituzione in caso di mancato raggiungimento del quorum di due terzi. "L'estensione del voto ai 18enni anche per le elezioni dei rappresentanti del Senato è una realtà", annuncia il ministro dei Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà. Il provvedimento potrebbe coinvolgere circa 4 milioni di giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Ora manca solo la firma di Sergio Mattarella. 

Si tratta di una legge costituzionale che va ad intervenire sull'articolo 58 della Carta, quello che fissava a 25 anni il requisito minimo di età per poter eleggere l'aula del Senato. Il testo va ad intervenire proprio su questo punto, omologando le regole per l'elezione del Senato con quelle della Camera. Anche i diciottenni, dunque, potranno eleggere i rappresentati di Palazzo Madama, ma rimane il vincolo legato al compimento dei 40 anni per potersi candidare alle elezioni.

L'iter, partito nel 2019, si è concluso con il voto al Senato dell'8 luglio scorso. Con 178 sì, 15 no e 30 astenuti, Palazzo Madama ha dato l'ok definitivo al provvedimento. Un consenso largo e quasi unanime, quello che si è registrato nel corso dei passaggi avvenuti tra Camera e Senato. A Montecitorio, però, il provvedimento non è riuscito ad a raggiungere il quorum dei due terzi dell'Aula, motivo per cui è stato necessario attendere fino ad oggi per formalizzare il via libera. "È scaduto il termine per la presentazione delle firme per un eventuale referendum confermativo che non sarà necessario indire", spiega Federico D'Inca, esponente del M5S e ministro dei Rapporti con il Parlamento. La Costituzione, infatti, prevede la possibilità di chiedere un referendum confermativo, entro e non oltre tre mesi, qualora il testo di revisione costituzionale non avesse ottenuto il quorum dei due terzi. 

"La riforma per il voto dei diciottenni al Senato attende ora solo la firma del presidente Mattarella", esulta Giuseppe Brescia presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera e primo firmatario della proposta di legge. L'esponente del Movimento 5 stelle il lavoro di mediazione messo in campo con le altre forze politiche, dal Pd fino  alla Lega. Non è una caso, infatti, che nessuno dei parlamentari abbia fatto richiesta del referendum cnfermativo. Un'azione che non avrebbe fatto altro che inceppare o rallentare l'iter di approvazione della legge. "Un'importante estensione dei diritti politici e una saggia scelta che allontana il rischio di maggioranze diverse tra Camera e Senato", dichiara i deputati Stefano Ceccanti, Andrea Giorgis e il senatore Dario Parrini, presidente della Commissione Affari costituzionali e relatore al Senato.