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Decreto fiscale, Draghi difende il reddito di cittadinanza ma averlo sarà meno facile

Mario Draghi 

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Il premier prepara modifiche alle clausole che limitano l’accesso. E l’assegno potrebbe cominciare a scendere dopo un lasso di tempo
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ROMA - Il reddito di cittadinanza resta, ma deve cambiare. La posizione di Mario Draghi è questa ed è una sorta di via mediana tra le richieste del centrodestra – "non funziona, aboliamolo" – e quelle di M5S e Pd, secondo cui l’unica parte da rivedere riguarderebbe le politiche attive del lavoro.


In realtà, le modifiche proposte – già oggetto di riunioni tecniche con i ministri delle diverse forze politiche – sono di più. Il presidente del Consiglio avrà una serie di incontri, la prossima settimana, proprio su questo tema. Perché non si tratta solo di far funzionare i centri per l’impiego, impresa titanica finora mai riuscita a nessuno. Si tratta prima di tutto di potenziare di molto le clausole ostative, quelle che impediscono di avere accesso al sussidio, come le condanne o la mancanza di cittadinanza continuativa. A cambiare, dovrà essere proprio la natura dei controlli, che &nda…

ROMA - Il reddito di cittadinanza resta, ma deve cambiare. La posizione di Mario Draghi è questa ed è una sorta di via mediana tra le richieste del centrodestra – "non funziona, aboliamolo" – e quelle di M5S e Pd, secondo cui l’unica parte da rivedere riguarderebbe le politiche attive del lavoro.


In realtà, le modifiche proposte – già oggetto di riunioni tecniche con i ministri delle diverse forze politiche – sono di più. Il presidente del Consiglio avrà una serie di incontri, la prossima settimana, proprio su questo tema. Perché non si tratta solo di far funzionare i centri per l’impiego, impresa titanica finora mai riuscita a nessuno. Si tratta prima di tutto di potenziare di molto le clausole ostative, quelle che impediscono di avere accesso al sussidio, come le condanne o la mancanza di cittadinanza continuativa. A cambiare, dovrà essere proprio la natura dei controlli, che – dice un esponente di governo – "adesso sono fatti dopo, a campione, tutti in carico all’Inps".L’idea è quindi quella di aggredire anomalie e irregolarità e di correggere il più possibile alcuni degli elementi distorsivi prodotti. Ad esempio, il fatto che – soprattutto nelle aree più difficili del Paese – possa diventare un incentivo a non lavorare.


Ci sarà quindi quello che nelle riunioni tecniche hanno cominciato a chiamare "décalage": l’assegno potrebbe cominciare a scendere dopo un determinato lasso di tempo e si dovrà trovare un modo per incentivare le persone che lo ricevono ad accettare anche lavori meno redditizi di quanto non accada. Perché l’effetto denunciato – ancora ieri in Consiglio dei ministri – dal fronte che si oppone alla misura, è che la platea invece di contrarsi, come avrebbe dovuto essere se le politiche attive avessero funzionato, si allarga. Rendendo alla lunga l’impianto insostenibile.


Quando Giancarlo Giorgetti prende la parola durante la discussione sul decreto fiscale, protestando per il rifinanziamento di 200 milioni presi da altri fondi, le parole del ministro dello Sviluppo leghista vengono subito sostenute prima dal forzista Renato Brunetta, ministro della Funzione pubblica, e poi dalla titolare della Famiglia Elena Bonetti, di Italia Viva. Un fronte compatto, cui hanno cercato di fare argine sia il ministro del Lavoro Andrea Orlando sia quello dell’Agricoltura Stefano Patuanelli. Ricordando entrambi – per conto del Partito democratico e del Movimento 5 stelle – quanto il reddito di cittadinanza abbia significato, anche in termini di tenuta sociale, durante questo lungo periodo di pandemia.


Draghi interviene. Rimanda la discussione alla legge di Bilancio. Ricorda, a tutti, che le politiche attive devono cambiare non solo rispetto al reddito, ma con una riforma ben più organica e profonda. Un pezzo fondamentale della prossima manovra. Ma in tutto questo, gli equilibri del governo rischiano di vacillare. I 5 stelle, dopo le amministrative, sono in grande difficoltà. Giuseppe Conte, molto in ritardo con il varo della struttura che dovrà sostenere il nuovo Movimento, sembra preoccupato di coprire l’area su cui oggi lo sfida Virginia Raggi.

Non può permettersi cedimenti su misure simbolo come il reddito, dopo aver dovuto incassare la fine del cashback. "Giù le mani", ha reagito subito ieri, attaccando Salvini e Meloni che "ogni giorno si svegliano e lottano contro i sostegni dello Stato alle persone e alle famiglie in difficoltà economica". Solo qualche settimana fa, Beppe Grillo era tornato a chiedere il reddito universale, predicando un ampliamento della misura, non certo una sua contrazione. Quindi, politiche attive a parte, i 5 S non possono permettersi troppi correttivi senza rischiare nuovi sconquassi interni. Il Pd li sostiene, ma fino a un certo punto. E dall’altra parte, il centrodestra non farà passi indietro. La Lega – che deve accettare la fine di Quota 100 e ha perso la sua battaglia sul Green Pass – ha bisogno di uno scalpo da agitare.

La lotta contro la misura è diventata uno dei primi obiettivi, tanto da aver portato a proporre un referendum abrogativo insieme a Matteo Renzi e Italia Viva. Non sarà quindi semplice, per Draghi, tenere insieme posizioni così distanti. Com’è successo per la Giustizia, resteranno scorie, e non saranno facili da smaltire.