Ballottaggi comunali, a Trieste vince Dipiazza: "Sono l’eroe del centrodestra"
dal nostro inviato Matteo Pucciarelli , dal nostro inviato Matteo PucciarelliTRIESTE - "Ci fosse stata un'altra settimana di tempo...", è il leitmotiv nel centrosinistra triestino. La remuntada di Francesco Russo del Pd si è fermata al 48,7 per cento, recuperando sì 15 punti al centrodestra di Roberto Dipiazza, solo che ne è mancato uno e mezzo in più. Mai come in questo caso comunque la scelta della città è conservatrice: infatti Dipiazza inaugura così il suo quarto mandato, alla fine del quale avrà fatto il sindaco per 20 anni. Venticinque, se si aggiunge la sua primissima esperienza da primo cittadino della vicina Muggia, anno 1996. "È andata bene ma non benissimo", è la battuta di Russo. Il suo "punto a capo", come da titolo di un libro nel quale si mettevano in fila le idee per la Trieste post-Covid, non c'è stato e a sinistra resta l'amaro in bocca per un sorpasso sfiorato all'ultima curva. Che fosse complicato ribaltare il ri…
TRIESTE - "Ci fosse stata un'altra settimana di tempo...", è il leitmotiv nel centrosinistra triestino. La remuntada di Francesco Russo del Pd si è fermata al 48,7 per cento, recuperando sì 15 punti al centrodestra di Roberto Dipiazza, solo che ne è mancato uno e mezzo in più. Mai come in questo caso comunque la scelta della città è conservatrice: infatti Dipiazza inaugura così il suo quarto mandato, alla fine del quale avrà fatto il sindaco per 20 anni. Venticinque, se si aggiunge la sua primissima esperienza da primo cittadino della vicina Muggia, anno 1996. "È andata bene ma non benissimo", è la battuta di Russo. Il suo "punto a capo", come da titolo di un libro nel quale si mettevano in fila le idee per la Trieste post-Covid, non c'è stato e a sinistra resta l'amaro in bocca per un sorpasso sfiorato all'ultima curva. Che fosse complicato ribaltare il risultato del primo turno (Dipiazza al 47 e Russo al 31,5 per cento) era ovvio, ma il gran baccano degli ultimi giorni in porto e in città contro il Green pass era una variabile di difficile interpretazione. Aveva ragione chi, come il politologo Paolo Feltrin, parlava di una partita riaperta: il sommovimento, la protesta, avrebbe aumentato l'astensionismo, penalizzando il centrodestra. Alla fine ha votato il 42 per cento degli aventi diritto.
Risultati ballottaggio a Trieste
A rendere plasticamente evidente la distanza tra la politica in senso classico e i manifestanti, c'era la visuale della grande piazza Unità d'Italia, nel cuore di Trieste. Davanti alla prefettura migliaia di persone con cartelloni di protesta, cori da stadio ("la gente come noi non molla mai - la gente come noi non molla mai"), anche una vecchia canzone di lotta come el pueblo unido jamás será vencido degli Inti Illimani, i gilet gialli dei portuali, sedie pieghevoli e borse con roba da mangiare e sacchi e pelo di gente venuta da fuori a sostenere i ribelli contro il lasciapassare, sgomberati poche ore prima con gli idranti dal molo. A cinquanta metri nella stessa piazza, in uno spazio del palazzo comunale, la diretta elettorale con il rieletto sindaco, assessori uscenti, dirigenti del centrodestra, giornalisti, operatori. Tutti addetti ai lavori, cittadini normali pochi se non nessuno: una sfida sul filo del rasoio per la conquista della città che insomma, pare essersi consumata tra il generale disinteresse.
Dopodiché il 67enne Dipiazza, smaltito lo spavento dei primi exit poll che davano una parità assoluta, se la gode: "Mi hanno telefonato tutti, da Matteo Salvini, a Giorgia Meloni, a Silvio Berlusconi. Oggi sono un po' l'eroe del centrodestra, me l'hanno detto loro, non l'ho detto io...". Comprensibile: fosse caduta anche Trieste, il quadretto della rovina per il centrodestra sarebbe stato completo. Invece resiste l'usato sicuro, un sindaco ex imprenditore (aveva due supermercati) nato forzista poi transitato negli alfaniani dell'Ncd e infine rimasto uomo d'area, anche se a questo giro se la dovrà vedere con una destra radicale che pesa parecchio: Fdi è il primo partito della coalizione e in Consiglio comunale è entrato anche l'ex segretario regionale di Forza Nuova, Corrado Tremul.
Quanto al centrosinistra, lo sconfitto Russo - professore di Storia dell'educazione all'università di Udine, ex senatore, area cattolica dem e molto legato a Enrico Letta, che lo ha ringraziato per "la bellissima campagna" - ha poco da rimproverarsi. Già due settimane fa la sua candidatura aveva preso due punti percentuali in più rispetto ai voti della coalizione. Una coalizione però troppo ristretta: non c'era la sinistra di movimento che si è portata a casa l'8 per cento con Riccardo Laterza, non c'erano i 5 Stelle e neanche i verdi. Però "abbiamo seminato, il mio stile è quello di guardare lontano e magari qualcun altro raccoglierà i frutti", assicura Russo. Di sfondo resta il porto, primo in Italia per tonnellate movimentate e crocevia fondamentale per le rotte dalla Cina al resto d'Europa. A guidarlo c'è un manager pubblico di estrazione "progressista" come Zeno D'Agostino, voluto proprio dal centrosinistra nel 2015, nei cinque anni di intermezzo senza l'onnipresente Dipiazza: a lui in tanti guardano per altre future e possibili esperienze.