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G20, Draghi sente Putin: d'accordo sul ruolo Onu per l'emergenza afghana. E cerca sponda sul clima

Il premier, Mario Draghi 
Il colloquio tra il premier e il presidente russo sugli ultimi sviluppi della crisi afghana e i lavori preparatori del prossimo vertice
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Salvare un accordo sul clima. E mantenere un ruolo nel risiko della clima afghana. Ecco due delle priorità di Mario Draghi, in vista della riunione del G20 che si riunirà il 30 e 31 ottobre a Roma sotto la presidenza italiana. In questa chiave si inquadra la telefonata che il presidente del Consiglio ha avuto stamane con Vladimir Putin. Un contatto reso ancora più urgente dalla recente scelta di Mosca di limitare la partecipazione al G20 straordinario sull'Afghanistan di una settimana fa a un ministro di seconda fascia. Negando la presenza del leader, ma anche del ministro degli Esteri Lavrov. Un conversazione utile anche, tra l'altro, a provare ad assicurarsi la partecipazione in presenza del Presidente della Federazione Russa al summit di fine ottobre.

Il colloquio non arriva in un giorno qualsiasi. A Mosca, da questo pomeriggio e per tutta la giornata di domani, si riunisce il "formato degli 11" sull'Afghanistan. Al centro dei colloqui la…

Salvare un accordo sul clima. E mantenere un ruolo nel risiko della clima afghana. Ecco due delle priorità di Mario Draghi, in vista della riunione del G20 che si riunirà il 30 e 31 ottobre a Roma sotto la presidenza italiana. In questa chiave si inquadra la telefonata che il presidente del Consiglio ha avuto stamane con Vladimir Putin. Un contatto reso ancora più urgente dalla recente scelta di Mosca di limitare la partecipazione al G20 straordinario sull'Afghanistan di una settimana fa a un ministro di seconda fascia. Negando la presenza del leader, ma anche del ministro degli Esteri Lavrov. Un conversazione utile anche, tra l'altro, a provare ad assicurarsi la partecipazione in presenza del Presidente della Federazione Russa al summit di fine ottobre.

Il colloquio non arriva in un giorno qualsiasi. A Mosca, da questo pomeriggio e per tutta la giornata di domani, si riunisce il "formato degli 11" sull'Afghanistan. Al centro dei colloqui la crisi afghana e la formazione di un governo più rappresentativo. Sono le stesse priorità occidentali, soltanto che a occuparsene saranno Russia, Cina, Pakistan e una delegazione di Talebani. Gli stessi attori che hanno frenato intese ambiziose nel corso del G20 straordinario del 12 ottobre, preferendosi concentrare sugli aiuti economici. Non prenderà parte all'incontro Washington, che pure era stata inviata, ufficialmente per ragioni logistiche.

Draghi, che ha toccato con mano alcune resistenze russe e cinesi, si prepara comunque a utilizzare il G20 di fine ottobre anche per lanciare nuovi segnali rispetto all'urgenza di affrontare la crisi umanitaria a Kabul. È un passo necessario anche per contenere effetti nefasti sulle migrazioni. Il punto di contatto tra Roma e Mosca, in questa fase, ruota attorno al ruolo delle Nazioni Unite. Putin, infatti, intende promuovere una conferenza sui diritti umani e l'assistenza umanitaria sotto l'egida delle Nazioni Unite. Una prospettiva, quella di un intervento rapido dell'Onu per salvaguardare le fasce più deboli della popolazione, già indicata da Draghi proprio nel summit presieduto in video conferenza sette giorni fa.

Quanto alla partita del clima, non mancano le difficoltà. La Presidenza Biden lavora a un'intesa. E lo fa consapevole delle resistenze dei colossi asiatici, i più inquinanti e i meno disposti ad accordi che rallentino la ripresa. In questa chiave, comunque, vanno inquadrati alcuni contatti tra Mosca e Washington, resi noti dai russi. Hanno l'obiettivo - ha spiegato il vice primo ministro Alekseij Overchuk, in visita negli Usa pochi giorni fa per incontrare tra gli altri  il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente degli Stati Uniti, Jake Sullivan  di programmare nuovi incontri sul clima a livello di ministeri competenti, con l'impegno congiunto dei due Paesi sull'agenda climatica. Quanto ci sia di concreto, però, potrà dirlo soltanto il prossimo G20 e, soprattutto, la Cop26 che si apre il primo novembre a Glasgow, sotto la presidenza italiana e del Regno Unito.

Ma è proprio questo il contesto in cui si muove Draghi. Capofila, insieme a Johnson, di una spinta europea verso la riduzione di emissioni, con l'obiettivo di contenere entro 1,5 gradi l'aumento della temperatura e arrivare a zero emissioni di carbone entro il 2050. Asticella altissima, soprattutto a causa dei dubbi cinesi. Ma asticella che il premier prova ad avvicinare anche chiedendo a Putin una sponda che al momento resta comunque complessa.