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La crisi dei sovranisti, il ritorno di Berlusconi e il Quirinale: la resa dei conti del centrodestra

La sconfitta ai ballottaggi delle amministrative e il caos nella coalizione. Il leader di Forza Italia è destinato a diventare il metronomo di questa nuova fase
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La lotta per il successo fra i due leader sovranisti si è trasformata in una sconfitta per entrambi. E ora Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono costretti a ricominciare da tre, parafrasando Massimo Troisi. Perché tre - lo ha denunciato con irritazione la presidente di Fdi - sono oggi le posizioni del centrodestra. L'opposizione a Draghi della portabandiera romana della Destra, il sostegno critico della Lega, la fedeltà cieca al presidente del Consiglio da parte di Forza Italia. Troppe linee, per non creare caos. E l'ora della resa dei conti è stata annunciata proprio da Meloni, con la richiesta di un vertice che dovrebbe tenersi stavolta con Berlusconi presente, ad Arcore o a Roma, se l'ex premier tornerà a breve nella Capitale come annunciato.

La lotta per il successo fra i due leader sovranisti si è trasformata in una sconfitta per entrambi. E ora Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono costretti a ricominciare da tre, parafrasando Massimo Troisi. Perché tre - lo ha denunciato con irritazione la presidente di Fdi - sono oggi le posizioni del centrodestra. L'opposizione a Draghi della portabandiera romana della Destra, il sostegno critico della Lega, la fedeltà cieca al presidente del Consiglio da parte di Forza Italia. Troppe linee, per non creare caos. E l'ora della resa dei conti è stata annunciata proprio da Meloni, con la richiesta di un vertice che dovrebbe tenersi stavolta con Berlusconi presente, ad Arcore o a Roma, se l'ex premier tornerà a breve nella Capitale come annunciato.

Proprio Berlusconi è destinato a diventare il metronomo di questa nuova fase del centrodestra: anziano, acciaccato, nei guai giudiziari, ma l'unico che almeno può dire di non aver perso in questa tornata elettorale, visto che gli unici successi di rilievo - a Trieste e in Calabria - appartengono a Forza Italia. Il fondatore di Mediaset è pronto a rimettersi i panni del federatore ma rappresenta anche una variabile non da poco, per compagni di partito e alleati: perché punta al Quirinale e gli altri non lo scoraggiano.  Proprio in nome di questa ambizione ha fatto molte concessioni a Meloni e Salvini (a partire dalle candidature nelle grandi città). Ora, però, Berlusconi è molto irritato per il risultato delle amministrative, non ha nascosto il malumore per le scelte fatte dai compagni di viaggio. E in questo, peraltro, è accompgnato da alcuni ministri. Basti pensare a Mara Carfagna, che stamattina ha lanciato un nuovo attacco a Salvini e Meloni: "Bisogna scommettere sulle nuove speranze degli italiani anziché sulle loro vecchie rabbie: è questa la strada che il centrodestra dovrebbe imboccare senza esitazioni dopo il deludente esito dei ballottaggi". Un invito a valorizzare i risultati del governo per ripartire.

Ma Berlusconi, allo stesso tempo, sa di dover affrontare un compito improbo, dato che una parte del centrodestra sta dentro e una fuori dall'esecutivo e in ogni caso - come detto - il Cavaliere non può alzare la voce più di tanto se vuole continuare a coltivare il sogno del Colle. E questo è il principale nodo da sciogliere per il centrodestra, chiamato a dimostrare unità sin dalla prossima e impegnativa scadenza istituzionale: Meloni si dice pronta a sostenere Draghi per il Colle, purché si vada ad elezioni anticipate, e su questo punto Salvini - almeno fino all'incontro di Cernobbio a inizio settembre - sembrava essere d'accordo. Poi ha prevalso la linea governativa; anche se dentro la Lega il dibattito è a dir poco acceso.

Tutte incognite sul tavolo del vertice, così come la mozione di sfiducia a Lamorgese, che Salvini e Meloni sottoscriverebbero subito ma che Forza Italia proprio non è disposta ad appoggiare. Ecco perché c'è chi teme che una riunione dei leader, con questo clima, potrebbe anche non risolvere nulla, se non addirittura essere rischiosa. Perché è vero che lo stato maggiore di Forza Italia rimane ancorato all'attuale formula della coalizione ma è vero pure che l'insofferenza per i sovranisti è sempre più forte fra i ministri e i parlamentari azzurri, soprattutto del Sud. E sono forti le tentazioni centriste, come dimostrato dal dialogo che in Sicilia il presidente dell'Ars Gianfranco Micciché ha avviato con Matteo Renzi. Il centrodestra ricomincia da tre. E non è, in questo caso, un numero perfetto.