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Amministrative, Prodi a Bitonto: "Il centrosinistra ha vinto perché ha candidato facce più presentabili"

Durante la presentazione del suo libro in Puglia, l'ex premier commenta i risultati dei ballottaggi. E riconosce che solo il Pd ha ancora una forma-partito
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"Sono un uomo seriamente di parte. Il mio compito quello di unire i riformisti. Per il Quirinale si vota l'anno prossimo quando avrò 83 anni. Fra sette anni ne avrò 90. Ma basta!", Romano Prodi tronca sul nascere ogni sussurro che possa accostarlo al Colle, ora che siamo nel semestre bianco del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Lo fa a Bitonto, nel teatro Traetta, durante la presentazione del suo libro "Strana vita, la mia". Sul palco avverte che preferisce farsi chiamare "professore". E la sua è una lezione. Di politica per quanto confessi di essere un economista. Cede poco all'attualità. Da poche ore si conoscono i risultati dei ballottaggi nelle grandi città. E spiega che "il centrosinistra ha vinto perché c'erano facce più presentabili". 

"Sono un uomo seriamente di parte. Il mio compito quello di unire i riformisti. Per il Quirinale si vota l'anno prossimo quando avrò 83 anni. Fra sette anni ne avrò 90. Ma basta!", Romano Prodi tronca sul nascere ogni sussurro che possa accostarlo al Colle, ora che siamo nel semestre bianco del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Lo fa a Bitonto, nel teatro Traetta, durante la presentazione del suo libro "Strana vita, la mia". Sul palco avverte che preferisce farsi chiamare "professore". E la sua è una lezione. Di politica per quanto confessi di essere un economista. Cede poco all'attualità. Da poche ore si conoscono i risultati dei ballottaggi nelle grandi città. E spiega che "il centrosinistra ha vinto perché c'erano facce più presentabili". 

Poi il "professore" sale in cattedra per spiegare che l'Italia ha bisogno dei partiti, di quei corpi intermedi che però non hanno mai voluto rientrare nell'ambito dell'articolo 49 della Costituzione che li avrebbe essi al riparo dai "signori delle tessere". Riconosce che solo il Pd ha ancora una forma-partito. Ma servono i congressi. Ciò che gli sta più a cuore è il futuro dell'Europa. L'ha vissuta da commissario ma solo ora ci sono le condizioni che, causa Covid, hanno imposto politiche di solidarietà: "Solo due anni e mezzo fa non avrei creduto ce fosse possibile il NextGenerationEu".

Questo in parte è dovuto anche alle Brexit: "Mi è dispiaciuto, ma quando ero commissario europeo, gli inglesi non erano interessati ai progetti di solidarietà". Ora invece lo ha capito anche la Germania. In particolare i grandi operatori economici: senza Europa non si compete sul piano internazionale, con due "imperi" come Cina e Stati Uniti. 

Dopo l'unione monetaria con l'introduzione dell'euro, ora si comprende che è meglio avere anche una politica estera comune che sappia interagire sulla scena internazionale. Perché "preoccupa" la presenza di russi e turchi in una Libia che è voconissima alla Sardegna. "Lo stanno capendo anche in Francia dove dopo il ritiro di duemila militari in Mali per operazioni di antiterrorismo, i governanti di quel Paese hanno avviato trattative con i mercenari". Quella Francia che può esercitare - osserva Prodi - il diritto di veto nel consiglio di sicurezza dell'Onu. Insomma le condizioni per un ulteriore passo verso l'integrazione ci sono. Non c'erano quando era lui a capo della Commissione europea. Una prova d'appello per l'Europa dopo la bocciatura della costituzione europea nel 2005 per opera dei francesci che ridimensionò il potere della Commissione e favorì il potere del consiglio europeo che si trovò a gestire la tempesta finanziaria del 2008 con le conseguenze che in Europa vide lo scontro tra la Germania e la Grecia quasi scivolare nella rottura dell'euro. 

In questa nuova stagione - secondo l'ex presidente del Consiglio - possono giocare un ruolo le università miste, lo scambio tra Nord e Sud, come fra le sponde del Mediterraneo. E un ruolo lo vede in alcune grandi città. A cominciare da quelle del Mezzogiorno. Una visione che Prodi suggerisce prima del firmacopie su quelle pagine di memoria che hanno il senso di un'eredità politica. Di parte.