ROMA - E ora, paradosso dei tempi, sono tutti lì ad augurarsi un nuovo miracolo italiano. Tutti a invocare, in un centrodestra nel caos, l'effetto salvifico del ritorno in campo di Silvio Berlusconi. Che a 85 anni, stanco, acciaccato, in attesa dell'ennesima sentenza, è atterrato ieri sera in quella Capitale da cui mancava da otto mesi, dal giorno delle consultazioni con Mario Draghi che lui trasformò - more solito - in uno show. È un Cavaliere irritato, quello che vedrà di qui a breve, nella villa sull'Appia antica che fu di Franco Zeffirelli, i due sovranisti in gara per la leadership che hanno trasformato le amministrative in una sconfitta per entrambi. E per la coalizione.
Quanto a Forza Italia, la collocazione ferma dentro il governo Draghi, a difesa di Lamorgese e contro le strizzatine d'occhio a No Vax e No Pass, non è neppure in discussione. Non a caso, ieri, la ministra Mara Carfagna che già aveva individuato nella competizione fra Salvini e Meloni un "problema" per il centrodestra, è tornata a muovere le sue critiche: "Bisogna scommettere sulle nuove speranze degli italiani anziché sulle loro vecchie rabbie: è questa la strada che il centrodestra dovrebbe imboccare senza esitazioni dopo il deludente esito dei ballottaggi".
Saranno tanti, i nodi da sciogliere per Berlusconi che si accinge all'ultima fatica con il metronomo in mano, per dettare il ritmo a una coalizione "cui serve una costituente o forse un ricostituente", per dirla con un'altra metafora, e il copyright è del sottosegretario Giorgio Mulè. Parola d'ordine è voltare subito pagina, mettere in archivio queste sciagurate elezioni affidate a candidature scelte da Meloni e Salvini che Berlusconi ha bocciato a urne ancora aperte. "Michetti? Ma su, era il civico ignoto", si toglie il classico sassolino Maurizio Gasparri.
Toti e la disfatta del centrodestra: "Abbiamo perso perché non siamo in sintonia con chi vuole ripartire"
E ora come andare avanti? "Puntando sui temi, sulle proposte, enfatizzando i punti di contatto e non le divisioni", suggerisce dall'enclave milanese di Fdi Ignazio La Russa. Facile a dirsi. Il Quirinale è il primo banco di prova, e Meloni ha già lanciato verso il Colle Mario Draghi, nella prospettiva-speranza di elezioni anticipate che Forza Italia però non vuole e Salvini non si sa più.
Questo Berlusconi in versione Colonnello Kurtz dovrà fare la faccia dura con i giovani colleghi "sballottolati" ma anche cercare una via d'uscita soft, moderata, non fosse che per il fatto che Fi - pur avendo vinto a Trieste e in Calabria - resta l'ultima forza dello schieramento e soprattutto per la non secondaria circostanza che il Cavaliere crede nel sogno del Quirinale. E nessuno lo scoraggia.
Ma la coperta è corta: Berlusconi agli alleati dirà che si vince al Centro e non inseguendo minoranze di piazza, e inviterà i suoi a evitare le tentazioni lib-dem che pure sono forti fra ministri e parlamentari del Sud, come dimostra l'incontro fra Matteo Renzi e il presidente forzista dell'Ars Gianfranco Micciché. "Scommettere ancora su questo centrodestra è un'impresa", è l'opinione di molti berlusconiani attratti dal modello Ursula. Il Cavaliere proverà a dimostrare il contrario. Un vero miracolo.
