M5S, Conte spinge per il cambiamento. Pressing sul capogruppo alla Camera: troppo grillino, faccia un passo indietro
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliLa strada per il rinnovamento del M5S è lastricata di buone intenzioni, ma non ci sono solo quelle. Giuseppe Conte vuole ripartire dalla guida dei gruppi alla Camera e al Senato e poi passare alle nomine dei vicepresidenti e degli altri membri del Consiglio nazionale. C'è un problema però. A Palazzo Madama il mandato di Ettore Licheri scade a breve, mentre per quello di Davide Crippa a Montecitorio toccherebbe aspettare dicembre. Troppo. Solo che Crippa non ha alcuna intenzione di anticipare il termine dimettendosi, come invece vorrebbe il presidente. L'attuale capogruppo alla Camera, dove il M5S ha 159 deputati, è considerato molto vicino a Beppe Grillo, di sicuro non verrebbe riconfermato (a differenza di Licheri). Tanto che in queste ore gira con insistenza l'ipotesi che, a mali estremi, quattro dei dieci deputati che fanno parte del direttivo del gruppo - oltre al capogruppo e il vicario, c'è il tesoriere, quattro vicepresidenti d…
La strada per il rinnovamento del M5S è lastricata di buone intenzioni, ma non ci sono solo quelle. Giuseppe Conte vuole ripartire dalla guida dei gruppi alla Camera e al Senato e poi passare alle nomine dei vicepresidenti e degli altri membri del Consiglio nazionale. C'è un problema però. A Palazzo Madama il mandato di Ettore Licheri scade a breve, mentre per quello di Davide Crippa a Montecitorio toccherebbe aspettare dicembre. Troppo. Solo che Crippa non ha alcuna intenzione di anticipare il termine dimettendosi, come invece vorrebbe il presidente. L'attuale capogruppo alla Camera, dove il M5S ha 159 deputati, è considerato molto vicino a Beppe Grillo, di sicuro non verrebbe riconfermato (a differenza di Licheri). Tanto che in queste ore gira con insistenza l'ipotesi che, a mali estremi, quattro dei dieci deputati che fanno parte del direttivo del gruppo - oltre al capogruppo e il vicario, c'è il tesoriere, quattro vicepresidenti d'area e tre delegati d'aula - si dimetteranno per forzare la mano, costringendo Crippa al passo indietro.
Sarebbe di sicuro una soluzione traumatica e c'è chi ipotizza si tratti di una minaccia messa in circolo per 'intimidire' Crippa. Ma sbloccare l'impasse è diventato un imperativo per Conte, che dopo le amministrative andate più male del previsto deve metter mano alla struttura, condividendo responsabilità e distribuendo ruoli alle varie anime in lotta nel Movimento. Ci sono infatti i fedelissimi di Conte, quelli rimasti legati a Luigi Di Maio, altri considerati più vicini a Roberto Fico e infine a Beppe Grillo. In mezzo, decine di peones in cerca d'autore i quali sanno già che finita questa legislatura difficilmente torneranno a sedere tra i banchi del Parlamento. Gente che cerca di fiutare il vento, dentro il M5S ma anche fuori. Il posto di Crippa è conteso da Alfonso Bonafede e Riccardo Ricciardi, entrambi contiani, con il secondo però meno gradito al ministro degli Esteri; oppure, scelta femminile, Lucia Azzolina.
Chi viene data per certa invece nella squadra dei vice di Conte è Paola Taverna, lontana parente della se stessa barricadera degli esordi e oggi diventata una delle spalle più fidate dell'ex presidente del Consiglio. Sono in discesa le quotazioni di Chiara Appendino, stabili invece quelle di Alessandra Todde, viceministro dello Sviluppo economico.
Dopodiché ogni giorno che passa la pressione su Conte aumenta, ci sarà da scontentare qualcuno ma l'alternativa è peggiore, cioè l'attualità: scontentare tutti.