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Usa, Giorgetti ad Harvard. "Bisogna aprirsi alla concorrenza e accettare il rischio, l'Italia ha bisogno di giovani imprenditori"

Il ministro leghista Giancarlo Giorgetti (ansa)
Il ministro dello Sviluppo economico, uomo forte della Lega, in visita all'ateneo di Boston. Premiate due start up di casa nostra
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BOSTON - Dante Roscini, docente ad Harvard, lo accoglie con una frase canonica: "Questo è il più bel campus del mondo". E Giancarlo Giorgetti, emozionato ministro dello Sviluppo economico, si rivolge alla portavoce, Iva Garibaldi, per dirle scherzosamente: "Bene, allora scriviamo che siamo nel più bel campus del mondo". In realtà non era la bellezza la prima cosa che aveva colpito il ministro, alla vigilia, quando aveva confessato di essere "eccitato", ma la storia di una delle università più prestigiose al mondo, l'appuntamento alla Business School, che il Financial Times ha messo al primo posto nel mondo tra le scuole di economia. E il suo messaggio è chiaro: "Bisogna aprirsi alla concorrenza, accettando sia gli aspetti positivi, la crescita, sia gli aspetti negativi, qualcuno può perdere. Abbiamo bisogno di giovani imprenditori che possano fare la fortuna del nostro Paese accettando anche…

BOSTON - Dante Roscini, docente ad Harvard, lo accoglie con una frase canonica: "Questo è il più bel campus del mondo". E Giancarlo Giorgetti, emozionato ministro dello Sviluppo economico, si rivolge alla portavoce, Iva Garibaldi, per dirle scherzosamente: "Bene, allora scriviamo che siamo nel più bel campus del mondo". In realtà non era la bellezza la prima cosa che aveva colpito il ministro, alla vigilia, quando aveva confessato di essere "eccitato", ma la storia di una delle università più prestigiose al mondo, l'appuntamento alla Business School, che il Financial Times ha messo al primo posto nel mondo tra le scuole di economia. E il suo messaggio è chiaro: "Bisogna aprirsi alla concorrenza, accettando sia gli aspetti positivi, la crescita, sia gli aspetti negativi, qualcuno può perdere. Abbiamo bisogno di giovani imprenditori che possano fare la fortuna del nostro Paese accettando anche dosi di rischio. Praticamente Schumpeter".

Indicato come uomo forte della Lega, con questa visita ufficiale a Boston il bocconiano Giorgetti voleva ritrovarsi nel tempio della formazione universitaria. Harvard aveva tutto per accontentarlo.

Quando Giorgetti nel '96 venne eletto per la prima volta alla Camera, qui aveva parlato il primo presidente della Repubblica Ceca Vaclav Havel. Due anni prima era toccato al vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore, e prima ancora al segretario di Stato Colin Powell. Quando nel 2004 Giorgetti era sindaco di Cazzago Brabbia, ad Harvard era arrivato in visita il segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan. La giornata è da primavera inoltrata. "Per essere Boston - scherza il ministro - mi sembra siamo messi bene". Il via vai degli studenti, in maniche corte, si confonde con quello della security, in completo grigio, che circonda il gruppo al seguito.

Nessuno sa chi diventerà il ragazzo con le cuffie e la felpa che passa vicino a Giorgetti. O quello con il completo da tennis e la racchetta. Harvard resta l'università dei bianchi, dei ricchi, e dei munifici donatori, ma da qui sono usciti Richard Menschel, ex direttore di Goldman Sachs, l'ex segretario alla Difesa Robert McNamara e il presidente di Expedia Mark Okerestrom.

Accompagnato dai docenti e dall'ambasciatrice d'Italia in Usa Mariangela Zappia, il ministro entra nell'edificio della Baker Library, la più grande biblioteca al mondo di testi economici con oltre 600 mila volumi. Attraversa i corridoi deserti dell'istituto, osserva tutto, poi entra nell'aula dove sono allestiti sei schermi. In collegamento dall'Italia ci sono studenti e docenti della Bocconi, compreso il rettore, il professor Gianmario Verona. Due cartoncini indicano i banchi del ministro e dell'ambasciatrice: "Giancarlo" e "Mariangela". "Mi dicono che questo sia una delle più importanti Business School nel mondo - commenta Giorgetti - ma il professor Roscini mi dice che questa è la più importante. Ne prendo atto, in attesa che la Bocconi, in fase di rimonta, possa in qualche modo mettere la testa avanti".

Poco prima, il ministro aveva visitato gli stabilimenti farmaceutici di Moderna. "La ricerca, con il sostegno del governo - aveva commentato - è la strada da seguire per risolvere le emergenze sanitarie. L'Italia può diventare punto di riferimento anche per la farmaceutica". Questo, però, è il giorno in cui si premiano due start-up italiane, uscite vincitrici da un concorso in cui erano in gara dodici, portate avanti da 'B4i-Bocconi for innovation', con cui Harvard collabora. Uno riguarda la tecnologia, l'altra il web. "Come ministro - dice Giorgetti, rivolgendosi agli studenti vincitori in collegamento video - potrei dire che abbiamo predisposto finanziamenti per le start-up, io però sono sempre convinto che la dimensione finanziaria è importante, ma non necessaria. È una delle prime cose che ho appreso alla Bocconi. Chi non ha vinto, non si arrenda".

Il ministro ha spiegato che seguirà anche altri progetti che non hanno superato l'ultima selezione, ma allo stesso tempo "continuerà a lavorare per semplificare le norme italiane che bloccano gli incentivi" e che possono essere elemento chiave per sviluppare i progetti. Quelli che sono arrivati fino ad Harvard sono frutto della ricerca di Simon Luca, che ha realizzato 'Genoa Instruments', fondato nel 2019, per la produzione di microscopi ottici con super risoluzione ottica e temporale, e di Marco Mutto, che ha realizzato un sistema web, 'Viamadeinitaly', per connettere direttamente le aziende con gli acquirenti internazionali. I due progetti hanno davanti una strada molto larga: verranno lanciati sul mercato americano. Harvard si occuperà di trovare i finanziamenti.