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Il Pd e la proposta di Brunetta, Letta: "Interessante, ma Berlusconi ha scelto Salvini e Meloni"

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La mossa antisovranista di Brunetta piace a molti dem. Gori: "Giusto lavorare a una formula Ursula". Ricci: "Ora però serve il proporzionale"
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ROMA - Un fronte repubblicano che argini l'estrema destra, tenga fuori i sovranismi e prosegua nella prossima legislatura l'esperienza del governo Draghi. L'appello lanciato dal ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta nei confronti delle tre grandi famiglie politiche - popolare, socialista, liberale - piomba nel dibattito interno al Pd con la forza di una scossa. Perché troppe incertezze circondano ancora il progetto di un nuovo Ulivo lanciato da Enrico Letta. Messo in crisi dalle stesse parole di chi dovrebbe coinvolgere: dal leader di Azione Carlo Calenda a quello M5S Giuseppe Conte. E perché c'è un'area interna ai dem che guarda con favore alla prosecuzione dell'agenda di questo governo, pur epurata dai compromessi dovuti alla presenza della Lega. Per non parlare dell'ex capogruppo al Senato Andrea Marcucci: "Bene Brunetta, c'è bisogno che tutti i partiti siano all'altezza di Draghi".

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ROMA - Un fronte repubblicano che argini l'estrema destra, tenga fuori i sovranismi e prosegua nella prossima legislatura l'esperienza del governo Draghi. L'appello lanciato dal ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta nei confronti delle tre grandi famiglie politiche - popolare, socialista, liberale - piomba nel dibattito interno al Pd con la forza di una scossa. Perché troppe incertezze circondano ancora il progetto di un nuovo Ulivo lanciato da Enrico Letta. Messo in crisi dalle stesse parole di chi dovrebbe coinvolgere: dal leader di Azione Carlo Calenda a quello M5S Giuseppe Conte. E perché c'è un'area interna ai dem che guarda con favore alla prosecuzione dell'agenda di questo governo, pur epurata dai compromessi dovuti alla presenza della Lega. Per non parlare dell'ex capogruppo al Senato Andrea Marcucci: "Bene Brunetta, c'è bisogno che tutti i partiti siano all'altezza di Draghi".


Il segretario pd non stronca lo scenario descritto dal forzista. "Guardo con molto interesse a quel che si sta muovendo", dice Letta, che martedì riunisce la direzione del partito. Dietro questa apertura di credito, c'è però un invito alla prudenza: al Nazareno aspettano "di vedere i ministri di Forza Italia alla prova dei fatti. Anche perché, a oggi, Silvio Berlusconi sembra prigioniero di Matteo Salvini e Giorgia Meloni".


Che un altro mondo sia possibile, auspicabile perfino, lo dice senza indugi il sindaco di Pesaro Matteo Ricci: "Brunetta coglie il fatto che ormai in Europa c'è un discrimine netto tra le forze europeiste e quelle sovraniste - spiega - le esperienze dei governi cambiano sempre il quadro politico. Il Conte 2 ha portato a un'alleanza Pd-M5S che sembrava impossibile. Adesso, c'è una parte moderata del centrodestra che vuole uscire dall'abbraccio dei sovranisti". Per andarle incontro, a detta di molti, la condizione è il cambio della legge elettorale: "Per staccare i moderati dalla destra antieuropea serve il proporzionale con sbarramento al 5% - continua Ricci - . Nelle prossime settimane, bisognerà discutere anche di questo. Perché se Forza Italia o la Lega di Giorgetti fossero disponibili, i numeri si potrebbero trovare". La palla è insomma nel campo delle forze moderate del centrodestra.

Alle quali è vicino anche Calenda, che non a caso ieri esultava: "Buone notizie!". "All'idea di una maggioranza Ursula - simile cioè a quella che in Europa regge la commissione von der Leyen - varrebbe la pena lavorare", conferma un altro sindaco, quello di Bergamo Giorgio Gori. "È auspicabile che questa fase di governo, con al centro gli investimenti del Recovery e le riforme, non si esaurisca dopo il 2023", spiega. Ammettendo però che "dire come ci si possa arrivare è più complicato e la legge elettorale non è indifferente. A meno che non si immagini che Forza Italia possa stare dentro a un'alleanza di centrosinistra". La verità, per Gori, è che prima di tutto "Brunetta, Gelmini, Carfagna, devono vincere una battaglia nel loro campo". Il che, a giudicare dalle ultime mosse di Berlusconi e dalle sue speranze per il Quirinale, non sembra affatto semplice. "Fino all'elezione del Colle niente si muoverà", predice un ministro pd. "Dopo, se si creerà uno spazio per il cambio della legge elettorale, che sia con la prosecuzione di questo governo o con un esecutivo ponte, si aprirebbero percorsi del tutto diversi".

Se però resta il maggioritario, il massimo che potrebbe accadere secondo l'ala sinistra del partito è che un pezzo di Forza Italia si stacchi, anche da Berlusconi, dando vita a una formazione nuova, europeista, che andrebbe ad aggregarsi con altri pezzi di centro già esistenti. Il presidente dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, ad esempio, pensa che "dopo anni di tripolarismo si stia tornando a un bipolarismo vero. Le schermaglie di Conte, Renzi, Calenda, lasciano il tempo che trovano. Qui in Regione, dove i 5S si sono presentati con noi, entrano in consiglio. Dove non lo hanno fatto, restano fuori". È quindi, per Bonaccini, una strada ineluttabile. Ma molto diversa da quella che immaginava per Conte Goffredo Bettini: perché i 5 stelle sono un pezzo laterale del puzzle, non ne sono il centro. "Anche Forza Italia, come loro, dovrà fare una scelta", aggiunge il presidente emiliano.

Mentre un altro riformista come Tommaso Nannicini avverte: "Non possiamo appiattirci sull'agenda Draghi senza guardare al futuro. Una cosa è un governo, un'altra una coalizione elettorale che sia attrattiva. Le alleanze 'contro'non funzionano, rischiano anzi di fare un regalo a Salvini e Meloni ridando loro centralità politica in un momento in cui le stanno sbagliando tutte".