Pd, Bettini: "Brunetta coraggioso ma serve il proporzionale. E non mettiamo Draghi a rischio"
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleROMA - Tenersi stretto Draghi, aprire il cantiere della nuova maggioranza prefigurata da Brunetta, cambiare la legge elettorale. Goffredo Bettini, fra i più autorevoli dirigenti pd, disegna lo schema di gioco del prossimo futuro.
La convince la proposta di unire le tre grandi famiglie politiche - socialisti, popolari e liberali - per proseguire l'esperienza Draghi tenendo fuori i sovranismi?
"L'ispirazione è giusta, ed anche coraggiosa. È decisivo far fronte al sovranismo. Naturalmente una coalizione, oltre che contro qualcuno, deve proporre un'idea comune per l'Italia. E su questo c'è ancora tanto da fare".
ROMA - Tenersi stretto Draghi, aprire il cantiere della nuova maggioranza prefigurata da Brunetta, cambiare la legge elettorale. Goffredo Bettini, fra i più autorevoli dirigenti pd, disegna lo schema di gioco del prossimo futuro.
La convince la proposta di unire le tre grandi famiglie politiche - socialisti, popolari e liberali - per proseguire l'esperienza Draghi tenendo fuori i sovranismi?
"L'ispirazione è giusta, ed anche coraggiosa. È decisivo far fronte al sovranismo. Naturalmente una coalizione, oltre che contro qualcuno, deve proporre un'idea comune per l'Italia. E su questo c'è ancora tanto da fare".
"Da tempo parlo di un campo largo delle forze democratiche in grado di reggersi su tre gambe. Letta ha spiegato bene lo schema sul quale lavorare. La gamba socialista, popolare e cattolico-democratica già c'è. È il Pd, ora rafforzato e per ragioni oggettive motore centrale dell'alleanza. Il M5S sta vivendo una fase difficile, ma Conte rimane molto alto nel gradimento personale ed è sciocco sperare nel suo fallimento. Ciò che manca è il soggetto liberale di cui tutti parlano, che potenzialmente avrebbe molti leader di qualità, ma che non riesce a unirsi, a contare, a distaccarsi in alcune sue parti dalla deriva estremista della destra italiana. Anche su questo tifo affinché riesca lo sforzo in atto".
Per riuscirci non servirebbe una legge elettorale proporzionale?
"Io sono stato un fautore del maggioritario alla nascita del Pd, quando l'Italia sembrava andare verso il bipartitismo. Ora è diverso. C'è stata una frammentazione, è aumentato l'astensionismo, la rappresentanza è debole. Partiti autonomi, con profili ideali e programmi chiari, migliorerebbero il rapporto tra le istituzioni, troppo aeree e autoreferenziali, e il popolo, che si percepisce in buona parte abbandonato e senza voce. È il momento di ragionarne con serenità e senza preconcetti".
In Parlamento si troverà una maggioranza per varare il proporzionale? I tre leader del centrodestra hanno detto no...
"Sì, parlerei di possibilità. Non vedo alcuna certezza. Piuttosto mi sono chiare le difficoltà. Per quanto riguarda il centrodestra non sono affatto convinto, tuttavia, che dopo l'elezione del Capo dello Stato rimarrà granitico sul maggioritario".
"Su questo mi sono già espresso. Nessuno deve strattonare Draghi. E sarà comunque sovrano il Parlamento. Bisogna seguire con attenzione gli sviluppi delle prossime settimane. Il governo è esposto a tante insidie. Il Pd lo sosterrà senza esitazioni fino al 2023. Ma nessuno può garantire sulla tenuta della Lega. Non vorrei che Draghi, la cui presenza è per tanti motivi indispensabile alla Repubblica, per uno sfortunato combinato disposto scomparisse dalla scena politica italiana. Sarebbe un disastro".
Quale sarebbe lo "sfortunato combinato disposto"?
"Che non fa il presidente e poi fanno cadere il suo governo".
Intanto, nell'area alternativa alla destra, tra Calenda, Renzi e Conte è partita la gara dei veti. Il nuovo Ulivo rischia di nascere già morto?
"Letta ha parlato di un campo largo. Il campo è largo se inclusivo e in esso non agiscono veti e pregiudiziali. Spero che a un certo punto prevarranno senso di responsabilità e la necessità dell'unità. Le differenze ci sono. Derivano dagli orientamenti dei rispettivi elettorati. Anche per questo vedo difficile una sintesi a priori, inevitabile con la legge maggioritaria, mentre penso possibile un limpido compromesso di governo successivo al voto, con un programma in grado di sostenere la riscossa italiana. Per contenere possibili slealtà dei partiti, la stabilità di governo andrebbe rafforzata istituendo la soglia del 5% e la sfiducia costruttiva. Non mi pare, d'altra parte, che il maggioritario abbia evitato trasformismi, crisi e incursioni della cattiva politica".
Al tempo del Conte 2, Zingaretti e lei lanciaste Conte federatore. Oggi è Letta a proporsi di unire il centrosinistra attorno al Pd. Fu un errore di prospettiva il vostro?
"La linea di Zingaretti, di Orlando, di Franceschini e mia si riferiva ad una fase nella quale Conte era di fatto centrale. L'avevamo votato come primo ministro. Andava rafforzato, aiutato ed anche corretto, se necessario, perché altrimenti l'Italia avrebbe pagato un prezzo salato. Conte ha guidato il governo attraversando la pandemia e una catastrofe economica. Il Pd, insieme a lui, uscì bene dalla prova. Sulla lotta al Covid siamo stati esempio per tanti altri Paesi, abbiamo conquistato ingenti risorse europee e garantito la tenuta sociale. Questi risultati non vanno dimenticati. Piuttosto rivendicati. Ci permisero allora, con la guida di Zingaretti, di vincere tante grandi regioni italiane. Oggi è tutto cambiato. Il Pd e i 5S mantengono una linea unitaria, ma giustamente marcano di più la loro autonomia e identità. E Letta in questi mesi si è guadagnato sul campo un ruolo preminente di raccordo e proposta. Dico a Morando: non facemmo un errore allora e stiamo agendo bene oggi. È la politica bellezza... il contrario dell'ideologia".
Dopo la vittoria di Gualtieri, va aperta la questione Roma? Servono poteri e risorse straordinari?
"Certamente. Manfredi ha aperto la questione Napoli, con la forza della sua autorevolezza. Gualtieri, dopo lo splendido successo, ha ribadito che a Roma va riconosciuto pienamente il peso e allo stesso tempo l'onore di essere Capitale d'Italia, il centro della cristianità, tra le più grandi metropoli europee. Ma il nuovo sindaco non solleciterà solo risorse dall'alto. Vuole attingere dal basso le straordinarie energie del territorio, su un programma concreto di ritorno alla normalità ma anche di ambiziosa progettualità".
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