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Pd, Letta riunisce a Roma la nuova alleanza dei progressisti mondiali

Summit con Scholz, Trudeau in contemporanea con il G20. Una due giorni per parlare di ripresa e lavoro, insieme alla rete di think tank del Global Progress
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ROMA - Olaf Scholz, Pedro Sanchez, Justin Trudeau ed Enrico Letta insieme, sullo stesso palco. In collegamento dalla Nuova Zelanda, la giovane premier Jacinda Ardern. In comune hanno lo stesso destino, tranne l'italiano che però a quello ambisce: governano tutti con una coalizione di centrosinistra. E un appuntamento, venerdì prossimo a Roma, che per il Pd è un inedito assoluto: riunire i leader del progressismo mondiale per discutere di futuro. E fare squadra.

Dopo l'ubriacatura sovranista venata di becero nazionalismo che pareva inarrestabile, una nuova primavera sta infatti sbocciando al di là e al di qua dell'oceano: gonfia le vele dei socialdemocratici, dagli Usa alla Germania, e colora di rosso (assai chiaro, in verità) lo scenario politico globale. Esattamente il treno che l'ex democristiano Letta intende agganciare, piazzando il "suo" Pd tra i vagoni di testa, sempre più convinto che presto l'Italia segui…

ROMA - Olaf Scholz, Pedro Sanchez, Justin Trudeau ed Enrico Letta insieme, sullo stesso palco. In collegamento dalla Nuova Zelanda, la giovane premier Jacinda Ardern. In comune hanno lo stesso destino, tranne l'italiano che però a quello ambisce: governano tutti con una coalizione di centrosinistra. E un appuntamento, venerdì prossimo a Roma, che per il Pd è un inedito assoluto: riunire i leader del progressismo mondiale per discutere di futuro. E fare squadra.

Dopo l'ubriacatura sovranista venata di becero nazionalismo che pareva inarrestabile, una nuova primavera sta infatti sbocciando al di là e al di qua dell'oceano: gonfia le vele dei socialdemocratici, dagli Usa alla Germania, e colora di rosso (assai chiaro, in verità) lo scenario politico globale. Esattamente il treno che l'ex democristiano Letta intende agganciare, piazzando il "suo" Pd tra i vagoni di testa, sempre più convinto che presto l'Italia seguirà il trend dei paesi fratelli: uscirà cioè dalla pandemia a sinistra, anziché da destra, smentendo ciò che fino a pochi mesi fa sembrava ineluttabile.

Anche a questo serve la due giorni organizzata al Nazareno, in concomitanza con il G20, insieme al network del Global Progress: la rete di personalità, partiti e think tank laburisti - il cui motore è il Center for american progress, pensatoio di tutti i presidenti democratici, da Clinton a Biden - che stavolta ha scelto l'Urbe per discutere le questioni più importanti del momento. Lavoro, crescita, contrasto alle diseguaglianze, democrazia nell'era digitale, transizione ecologica, emergenza climatica.

E così giovedì pomeriggio, vigilia dell'incontro tra il premier Draghi e il presidente Usa, i Dem ospiteranno a porte chiuse 45 esponenti del progressismo internazionale per discutere degli stessi temi all'attenzione dei Grandi. Il segretario pd dialogherà con il nuovo capo del Global Progress, Patrick Gaspard, sulle grandi sfide per la democrazia; quindi con John Podesta, già capo di gabinetto di Bill Clinton, consigliere di Obama e capo campagna di Hillary Clinton rifletterà sulla giustizia climatica. In un successivo panel si confronteranno gli spin doctor delle elezioni democratiche vinte in Germania, Stati Uniti, Canada e Italia (la nostra best practice verrà rappresentata dalla città di Roma, appena riconquistata da Gualtieri). Sarà invece la vicesegretaria Irene Tinagli a condurre il focus sull'economia. Mentre gli altri panel si occuperanno di sostenibilità ambientale; degli errori nell'era digitale che tanto ha contribuito all'avanzata dei populismi; delle politiche a sostegno del ceto medio.

L'evento clou si terrà venerdì, quando i primi ministri di ben quattro Paesi - il tedesco Scholz, lo spagnolo Sanchez, il canadese Trudeau e la neozelandese Arden - si ritroveranno con Letta a parlare di futuro. Del centrosinistra e del mondo alle prese con la ricostruzione post-Covid. Un segnale nei confronti del Pd e del suo leader, che aspira a guidare l'Italia con lo stesso arco di forze ormai affermatosi in mezza Europa. Per di più con la benedizione del think tank più influente dell'amministrazione americana. Perché di una cosa Letta è sicuro: "Anche in Italia la partita si gioca tra europeisti e sovranisti. Le principali transizioni - ecologica, digitale, del welfare - trovano risposte efficaci solo a livello europeo o globale". Perciò "il Pd vuole concordare le strategie a quel livello". Con Biden e Scholtz. Mentre i riferimenti di Salvini e Meloni, è il sottotesto, sono Orban e Morawiecki. Ungheria e Polonia. Pure su questo gli elettori saranno chiamati a scegliere, prima o poi: quale parte di mondo abitare.