Quirinale, il Pd teme i franchi tiratori per il Colle
di Giovanna VitaleEsiste in Parlamento un rischio "franchi tiratori" che il Pd intende scongiurare a ogni costo. Sono quelli che - vuoi per un complotto del centrodestra a caccia di rivincita dopo la batosta elettorale, vuoi per il timore diffuso che la legislatura finisca anzitempo (impedendo a deputati e senatori di maturare la pensione) - potrebbero impallinare il candidato naturale al Colle, bruciando in colpo solo l'esecutivo d'unità nazionale e la possibilità di issare Draghi al Quirinale. Il frutto avvelenato di una crescente litigiosità fra le forze politiche e di divisioni interne agli stessi partiti, che ieri l'ex segretario dem Nicola Zingaretti ha chiamato in tv "frammentazione delle aule parlamentari". Una "parcellizzazione" figlia "del voto del 2018 e del processo che ha portato alla formazione di tre diversi governi" tale da rappresentare "un problema" in vista dell'imminente successione a Sergio Matta…
Esiste in Parlamento un rischio "franchi tiratori" che il Pd intende scongiurare a ogni costo. Sono quelli che - vuoi per un complotto del centrodestra a caccia di rivincita dopo la batosta elettorale, vuoi per il timore diffuso che la legislatura finisca anzitempo (impedendo a deputati e senatori di maturare la pensione) - potrebbero impallinare il candidato naturale al Colle, bruciando in colpo solo l'esecutivo d'unità nazionale e la possibilità di issare Draghi al Quirinale. Il frutto avvelenato di una crescente litigiosità fra le forze politiche e di divisioni interne agli stessi partiti, che ieri l'ex segretario dem Nicola Zingaretti ha chiamato in tv "frammentazione delle aule parlamentari". Una "parcellizzazione" figlia "del voto del 2018 e del processo che ha portato alla formazione di tre diversi governi" tale da rappresentare "un problema" in vista dell'imminente successione a Sergio Mattarella. Arrivare allo scrutinio segreto senza un accordo, sebbene al momento difficile da immaginare, sarebbe come giocare alla roulette russa.
Il governatore del Lazio dà voce alla preoccupazione che ormai da giorni assilla il Nazareno. Resa esplicita da Goffredo Bettini su Repubblica: "Non vorrei che Draghi, per uno sfortunato combinato disposto - ossia, non fa il capo dello Stato e poi fanno cadere il suo governo - scomparisse dalla scena politica italiana. Sarebbe un disastro". Esattamente l'incidente di "fine mondo" che Enrico Letta vuole evitare. Perciò ha deciso di non sbilanciarsi in pubblico, "se ne parlerà dopo Natale", affrontando la partita Quirinale solo nelle interlocuzioni riservate con il capo dei 5S e con quel pezzo di Forza Italia a lui più affine. "Draghi deve restare a palazzo Chigi fino al 2023 per completare il Pnrr e le riforme", è il ragionamento, "con un esecutivo debole o, peggio, in campagna elettorale si rischia di vanificare tutto il lavoro fatto fin qui".
Parole che nello studio di Che tempo che fa diventano ancora più nette: "Dico no a urne anticipate, ora bisogna uscire dalla pandemia, tenere la barra dritta. Continuare con un governo che sta facendo bene, sta impostando una manovra di bilancio che deve dare segnali su grandi temi come salute, istruzione, lavoro". Non c'è dunque spazio per giochini. Tocca anzi sgombrare il campo da tutti gli ostacoli divisivi per la maggioranza: per questo "chiederò ad Alessandro Zan di fare una rapida consultazione con le altre forze politiche per arrivare a una rapida approvazione della legge contro i crimini d'odio", annuncia Letta, aprendo alla modifica del testo su cui tanto si è litigato con Lega e Iv, "purché non tocchi punti fondamentali".
Sa bene, il leader dem, che il grosso del suo partito tifa per la permanenza di Mattarella al Quirinale. "È la nostra prima scelta", confida un ministro: "Protegge Draghi e garantisce il quadro attuale, che coincide con l'interesse del Paese". Pure perché "se si impasticcia tutto e vien fuori un capo dello Stato improbabile, non è detto che il premier resti al suo posto: lui è arrivato a palazzo Chigi con la garanzia di Mattarella, se non ci fosse più, potrebbe decidere di andarsene". E allora sì che sarebbero guai. Per tutti