Centrodestra, Gianni Letta tesse la tela per sfilare FI dai sovranisti quando il sogno Colle svanirà
di Tommaso Ciriaco , di Tommaso CiriacoC'è sempre un piano B, dalle parti di Arcore. C'è anche stavolta, celato dietro la proverbiale discrezione di Gianni Letta. È lui, l'amico e consigliere di una vita, il ponte con cui Silvio Berlusconi tiene ancorata Forza Italia a Mario Draghi. Mantiene un rapporto diretto e costante con il presidente del Consiglio, innanzitutto. Ed è sempre lui a confrontarsi con cadenza settimanale con i tre ministri di Forza Italia, a orientarne le mosse, a sostenerne la linea. Berlusconi, che pure vanta un rapporto antico con il presidente del Consiglio, lascia fare. È la via più dritta, e lontana dai riflettori, per cementare il rapporto con il governo senza traumi. Per spezzare senza troppi clamori l'assedio sovranista che perseguono i due alleati euroscettici.
C'è sempre un piano B, dalle parti di Arcore. C'è anche stavolta, celato dietro la proverbiale discrezione di Gianni Letta. È lui, l'amico e consigliere di una vita, il ponte con cui Silvio Berlusconi tiene ancorata Forza Italia a Mario Draghi. Mantiene un rapporto diretto e costante con il presidente del Consiglio, innanzitutto. Ed è sempre lui a confrontarsi con cadenza settimanale con i tre ministri di Forza Italia, a orientarne le mosse, a sostenerne la linea. Berlusconi, che pure vanta un rapporto antico con il presidente del Consiglio, lascia fare. È la via più dritta, e lontana dai riflettori, per cementare il rapporto con il governo senza traumi. Per spezzare senza troppi clamori l'assedio sovranista che perseguono i due alleati euroscettici.
Una premessa è d'obbligo. Fino al 18 gennaio Silvio Berlusconi ha soltanto un piano A: diventare, a dispetto di tutto e tutti, presidente della Repubblica. Succedere a Sergio Mattarella è la sua ossessione, il suo sogno e il suo tormento. Da qualche mese, spende ogni grammo di tempo ed energia a inseguire questo sogno impossibile. "Penso che Silvio Berlusconi - ha detto ieri parlando di sé in terza persona - può essere ancora utile al Paese e ai cittadini italiani, vista la stima che ancora mi circonda in Europa. Vedremo cosa potrò fare, non mi tirerò indietro". Per questo ha acconsentito a organizzare un vertice con i ministri della Lega e di FI, assieme a Salvini. Per non far evaporare il sogno, ha bisogno di tenere in piedi l'alleanza - "il bipolarismo è un valore da preservare" - e difendere il campo di centrodestra da sbandate centriste che per adesso non sono utili alla causa.
Nessuno dei suoi fedelissimi - non fa eccezione l'appartenenza al fronte filoleghista o a quello governista - osa opporgli un "no" convinto. Sollevare dubbi. Non ci riescono a dire il vero neanche gli avversari, anche solo per cortesia. C'è un aneddoto che gira in questi giorni, non confermato da fonti ufficiali. Nel suo giro di contatti da campagna elettorale quirinalizia, il Cavaliere pare abbia raggiunto addirittura Giuseppe Conte. Il quale, un po' imbarazzato, avrebbe ascoltato il leader sponsorizzare la sua storia e proporre un gesto di pacificazione (cioè la sua elezione al Quirinale). Neanche il capo del Movimento avrebbe avuto animo di pronunciare un netto "no, non si può fare". Limitandosi a svicolare con garbate frasi generiche e di circostanza.
Il piano A, però, non inganni. Durerà fino al 18 gennaio, come detto, al massimo fino all'eventuale quarto scrutinio. Poi si aprirà un'altra partita. C'è chi teme un fallo di reazione di Berlusconi, dettato dalla sconfitta nella corsa al Colle. Ma il leader azzurro gioca, come detto, su più tavoli. E lo fa anche stavolta: con la mano destra organizza un vertice con la Lega, con la sinistra garantisce la navigazione serena del governo Draghi. Al quale ieri ha riconosciuto il merito di guidare un esecutivo autorevole, che sta portando il Paese fuori dalla crisi e che, quindi, sarebbe un delitto interrompere.
C'è in questo passaggio l'embrione del piano B. Perché è proprio attraverso la garanzia offerta da Gianni Letta che Berlusconi si prepara a ogni possibile scenario alternativo, con l'ambizione di condizionare i nuovi equilibri e difendere i suoi interessi. I contatti tra lo storico braccio destro del leader azzurro e l'attuale premier sono costanti, quasi quotidiani. Un rapporto antico, ma che è diventato solidissimo nel periodo in cui Letta era a Palazzo Chigi come sottosegretario e Draghi guidava prima Bankitalia, poi la Bce.
Per giocare questa partita, Berlusconi ha a disposizione i governisti di FI. Sono pronti a sostenere l'attuale presidente del Consiglio, se dovesse farsi largo il suo nome per il Colle. Ma i voti azzurri possono risultare fondamentali anche per decidere un altro Capo dello Stato e blindare l'esecutivo dell'ex banchiere centrale, tenendo a bada l'eventuale spinta elettorale dei sovranisti, destinata a intensificarsi a causa della concorrenza fratricida tra Meloni e Salvini.
È in previsione di queste sfide che Mara Carfagna, Renato Brunetta e Maria Stella Gelmini promettono "battaglia dentro FI per far cambiare rotta al partito e dentro il centrodestra per avere una coalizione a guida moderata". E si preparano a portare al tavolo con Berlusconi e Salvini una posizione netta: "Fedeli al Paese e a Draghi". Interpreta a perfezione il sentimento di Letta. Una volta conclusa la partita del Quirinale, potrebbe coincidere anche con gli obiettivi del Cavaliere.