✕

Al via la riforma dell'abuso d’ufficio su spinta di Pd, M5S e Lega. Stavolta il partito dei sindaci potrebbe farcela

Il sindaco di Bari e presidente Anci Antonio Decaro 
Al Senato si lavora per attenuare il reato. Le proposte di legge di Ostellari (Lega), Parrini (Pd) e Santangelo (M5S) delimitano le eventuali responsabilità degli amministratori locali solo ai casi di "dolo o colpa grave"
4 minuti di lettura

Stavolta il partito dei sindaci potrebbe farcela. Contro il reato di abuso d'ufficio (ma non solo), al Senato, stanno insieme destra e sinistra, la Lega, ma anche il Pd, e pure il M5S. Con nomi di spicco che compaiono in testa a tre proposte di legge che mirano a vaporizzare quella che gli amministratori locali chiamano "paura della firma". La sindrome, come spiegano, di fare un passo indietro rispetto a scelte pur necessarie, ma che potrebbero comportare anche una conseguenza penale proprio per via del reato di abuso d'ufficio. Con il rischio, se si arriva alla condanna di primo grado, di incappare anche nelle maglie della legge Severino che comporta l'obbligo di lasciare l'incarico. Tant'è che il presidente dell'Anci, l'Associazione dei comuni italiani, nonché sindaco di Bari, Antonio De Caro - che proprio questa mattina vedrà il presidente del Consiglio Mario Draghi in visita nel capoluogo pugliese, - quasi a prevenire le i…

Stavolta il partito dei sindaci potrebbe farcela. Contro il reato di abuso d'ufficio (ma non solo), al Senato, stanno insieme destra e sinistra, la Lega, ma anche il Pd, e pure il M5S. Con nomi di spicco che compaiono in testa a tre proposte di legge che mirano a vaporizzare quella che gli amministratori locali chiamano "paura della firma". La sindrome, come spiegano, di fare un passo indietro rispetto a scelte pur necessarie, ma che potrebbero comportare anche una conseguenza penale proprio per via del reato di abuso d'ufficio. Con il rischio, se si arriva alla condanna di primo grado, di incappare anche nelle maglie della legge Severino che comporta l'obbligo di lasciare l'incarico. Tant'è che il presidente dell'Anci, l'Associazione dei comuni italiani, nonché sindaco di Bari, Antonio De Caro - che proprio questa mattina vedrà il presidente del Consiglio Mario Draghi in visita nel capoluogo pugliese, - quasi a prevenire le inevitabili critiche, apprende la notizia dei tre progetti di legge e commenta convinto: "Non cerchiamo alcuna impunità, all'opposto vogliamo che il ruolo dell'amministratore locale torni a essere una missione attraente per tante persone oneste e competenti che oggi purtroppo la temono. Non è un interesse nostro, è un interesse della collettività, come dimostra l'apprezzabile trasversalità politica delle proposte in discussione in Parlamento".

Già. Stavolta è proprio la "trasversalità politica" che potrebbe giocare a favore degli amministratori locali che, nell'abuso d'ufficio, vogliono che resti solo il concetto di "dolo e colpa grave", mentre tutto il resto se ne deve andar via. Non è bastata la riforma del governo di Giuseppe Conte del 2020 quando il vecchio testo del 323 del codice penale è stato "semplificato", e infatti quella modifica finì nel decreto Semplificazioni del 16 luglio. L'ex premier la difese. Disse che "i reati devono essere collegati alla certezza della previsione della norma incriminatrice oltre che della pena. Con l'abuso d'ufficio nel corso del tempo si è un po' dilatato il primo aspetto. Non si tratta di abolire questa figura di reato ma di circoscriverla meglio, in modo che se parte un'indagine abbia una prospettiva più chiara e certa per quanto riguarda il suo esito". E se il testo precedente parlava di  "violazione di norme di legge o di regolamento", quello varato da Conte e attualmente in vigore parla di "violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge". La pena è sempre la stessa, da uno a quattro anni. Ma è evidente che le maglie del possibile reato si stringono. Il perimetro è cambiato, si è rimpicciolito. Ma non basta ancora al partito dei sindaci e alla loro "paura della firma". 

Adesso queste maglie potrebbero restringersi ancora di più se le tre proposte - del leghista Andrea Ostellari, al vertice della commissione Giustizia del Senato, del Dem Dario Parrini, al vertice della prima commissione per gli Affari costituzionali, del grillino Vincenzo Santangelo - dovessero convergere e trasformarsi nella nuova legge sull'abuso d'ufficio. La strada è ancora lunga, prima le audizioni, poi un unico testo base, e c'è da scommettere che già qui si incomincerà a litigare, poi il voto nelle due commissioni riunite in congiunta.

Ma già il fatto che si cominci a discutere di testi presentati tra primavera ed estate - 22 marzo quello di Ostellari, 15 giugno quello di Santangelo, 22 luglio il testo di Parrini - rivela una decisa voglia di un nuovo e di certo più ridotto abuso d'ufficio. Quello che comunque, a oggi, raggiunge a malapena il 20% delle condanne. Un reato per cui i detrattori citano sempre l'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro quando, nel 1966, disse "non si può avere un mondo di funzionari, di sindaci, di amministratori che a un certo punto si trovano impelagati, senza saperlo prima, in un illecito amministrativo o penale". 

Adesso ecco, per gli amministratori locali, il salvagente di Ostellari, Parrini e Santangelo, mentre la presidente del gruppo berlusconiano al Senato Anna Maria Bernini parla del "grido di allarme dei sindaci" come di "una vera e propria emergenza nazionale nel momento in cui la ripartenza del Paese è strettamente legata allo sblocco di opere pubbliche e cantieri". Ma toni ancora più pesanti arrivano dal presidente delle Camere penali Gian Domenico Caiazza che all'Adnkronos dichiara: "Noi siamo per eliminare le ipotesi di abuso d'ufficio. Le condotte giustamente punibili sono già implicite e comprese in quelle di corruzione, concussione, peculato, malversazione, per cui non c'è alcun bisogno di prevedere una norma residuale".

Il caso della sindaca di Crema

Quindi via l'abuso d'ufficio, citando il caso estremo della sindaca di Crema Stefania Bonaldi del Pd, che ha ricevuto un avviso di garanzia per via di un bambino che mentre era all'asilo comunicale era finito con due dita in una porta tagliafuoco. E Bonaldi, che però non era indagata per abuso d'ufficio, parla del reato come di "una vera spada di Damocle sulla testa qualunque cosa si faccia o non si faccia". 

I tre testi presentati: Ostellari, Parrini e Santangelo

In Senato siamo alle audizioni sui tre tesi presentati. Riassumibili così. Quello di Ostellari riscrive tutto il 323: "Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, omettendo di astenersi in presenza dell'interesse proprio o di un prossimo congiunto, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale, ovvero arreca ad altri un danno ingiusto, è punito con la reclusione da uno a quattro anni". Via dunque la formula introdotta da Conte, e cioè "in violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità". Ostellari stesso parla, nella relazione alla sua proposta di legge ovviamente firmata da tutti i leghisti, di "una abolitio criminis secca rispetto a tutte le manifestazioni di abuso di ufficio che si traducono in espressioni discrezionali" e propone che la competenza a indagare sia affidata alla giurisdizione del tribunale amministrativo regionale (TAR) e del Consiglio di Stato.

Parrini invece lascia l'articolo com'è, ma aggiunge un secondo comma: "Quando il fatto di cui al primo comma è compiuto dal sindaco, la violazione si intende riferita a specifiche regole di condotta previste dalla legge o da atti aventi forza di legge relative a competenze espressamente attribuite al sindaco e dalle quali non residuino margini di discrezionalità". Inoltre Parrini modifica anche il testo unico sugli enti locali e aggiunge un capoverso in cui specifica che l'articolo 40 del codice penale sul rapporto di causalità "non si applica al sindaco per eventi che si siano verificati nel territorio comunale, salvo il caso in cui sia provato il dolo o la colpa grave, derivante dalla violazione di specifiche regole di condotta previste dalla legge o da atti aventi forza di legge, che siano relative a competenze espressamente attribuite al sindaco e dalle quali non residuino margini di discrezionalità". 

Infine il testo del grillino Santangelo che propone una modifica secca di un altro articolo del testo unico sugli enti locali, il numero 54, inserendo queste tre righe: "Il sindaco, quale ufficiale del governo, nell'esercizio delle funzioni, risponde esclusivamente per dolo o colpa grave per violazione dei doveri d'ufficio".

Giusto per la cronaca, dopo la modifica dell'abuso d'ufficio dell'anno scorso, il professor Gian Luigi Gatta, oggi stretto collaboratore della Guardasigilli Marta Cartabia, in un articolo sulla rivista "Sistema penale" da lui diretta, scrisse così: "Anche solo a voler considerare il messaggio di moralizzazione veicolato a funzionari e amministratori pubblici - in un Paese che continua a fare i conti quotidianamente con il malaffare nella pubblica amministrazione - di rivoluzione si tratta: dal volto feroce della legge 'spazza-corrotti' si passa al più mite e comprensivo decreto-semplificazioni. L'impressione è che da un eccesso - di penalizzazione - si passi a un altro - di depenalizzazione".