Bocciato lo statuto di Coraggio Italia. Le casse del partito appese a Brugnaro: solo da lui 145 mila euro
di Gabriele Bartoloni , di Gabriele BartoloniIl giorno più nero di Coraggio Italia comincia quando la Commissione parlamentare per la trasparenza respinge lo statuto del partito centrista. Una decisione - apprende l’Adnkronos - di carattere tecnico ma che, di fatto, esclude Coraggio Italia dall'iscrizione nel registro dei partiti politici. Ora il soggetto politico potrebbe anche perdere il 2 per mille, una delle poche fonti di finanziamento rimaste dopo l’abolizione del finanziamento pubblico. Rimangono le donazioni private che stentano ad abbondare vista le modeste dimensioni del partito. Non è un caso che sia lo stesso Luigi Brugnaro il principale finanziatore del soggetto politico fondato insieme al governatore ligure Giovanni Toti.
Il 69 per cento delle entrate del partito sono riconduci…
Il giorno più nero di Coraggio Italia comincia quando la Commissione parlamentare per la trasparenza respinge lo statuto del partito centrista. Una decisione - apprende l’Adnkronos - di carattere tecnico ma che, di fatto, esclude Coraggio Italia dall'iscrizione nel registro dei partiti politici. Ora il soggetto politico potrebbe anche perdere il 2 per mille, una delle poche fonti di finanziamento rimaste dopo l’abolizione del finanziamento pubblico. Rimangono le donazioni private che stentano ad abbondare vista le modeste dimensioni del partito. Non è un caso che sia lo stesso Luigi Brugnaro il principale finanziatore del soggetto politico fondato insieme al governatore ligure Giovanni Toti.
Il 69 per cento delle entrate del partito sono riconducibili a lui e alla rete di imprese messa in piedi prima di diventare sindaco. Perché ben prima di darsi alla politica, Brugnaro era ed è un imprenditore che negli anni è riuscito a costruire un impero economico che va dal mondo dello sport a quello delle società di lavoro interinale. La fondazione di Coraggio Italia è di pochi mesi fa. Entrato a pieno titolo nella galassia dei partiti centristi, il soggetto politico di Brugnaro si presenta agli elettori come un’alternativa di centrodestra moderata al sovranismo di Salvini e Meloni.
I bilanci pubblicati di CI mostrano come Brugnaro sia il maggiore azionista della sua stessa creatura. Nella sezione “trasparenza” sono quattro in tutto le tranche di denaro trasferiti a nome di sindaco, tutte risalenti al mese di agosto 2021 e da un valore complessivo di 50 mila euro. Niente di strano, fin qui. Del resto, è la stessa legge sul finanziamento ai partiti a fissare il limite delle “erogazioni liberali” - cioè effettuate da persone fisiche - ad una cifra non superiore ai 100 mila euro. Brugnaro, dunque, avrebbe versato la metà del massimo prestabilito. Nel registro dei contribuenti però figurano altre due donazioni: la prima da 45 mila euro e la seconda da 50 mila, entrambe effettuate da una società riconducibile a Brugnaro: la Umana Spa, l'agenzia di lavoro interinale fondata nel 1997 dall’attuale sindaco di Venezia e leader di Coraggio Italia.
Brugnaro nel corso degli anni è riuscito a costruire un impero economico che vede nel veneziano il principale fulcro della sua attività imprenditoriale. Nel 2015 ha deciso di spogliarsi delle vesti di imprenditore per indossare quelle di primo cittadino. Il sindaco, infatti, per disinnescare le continue accuse di conflitto di interesse, nel 2017 ha accantonato tutte le sue partecipazioni - almeno finchè ricoprirà cariche pubbliche - per dedicarsi alla vita politica. Lo ha fatto attraverso due passaggi: costituendo prima una holding (la LB holding Spa) - che ha di fatto inglobato tutte le aziende da lui possedute - per poi affidare la proprietà ad un blind trust newyorkese. Una formula, quella “trust cieco”, che viene comunemente usata proprio per evitare problemi legati al conflitto di interesse. Uno strumento che non consentirebbe a Brugnaro né di conoscere la gestione delle “sue” proprietà né di fare attività speculative in virtù del suo ruolo di amministratore pubblico. Se non fosse per il fatto che a capo delle holding di cui il trust è proprietario ci siano, per stessa ammissione di Brugnaro, “tre amministratori di mia fiducia”.
Tra questi figura Giuseppe Venier nel ruolo di presidente. Venier è anche amministratore delegato di Umana Spa, la stessa società che tra agosto e settembre ha versato sui conti di Coraggio Italia ben 95 mila euro. Una cifra appena al di sotto del limite dei 100 mila previsto dalla legge. La stessa che però inserisce nella categoria delle “erogazioni liberali” anche quelle somme elargite attraverso “il tramite di società controllate”. Brugnaro non controlla direttamente le società di cui si è spogliato per evitare il conflitto di interesse, ma sono comunque riconducibili a lui e alla sua attività imprenditoriale. Le cifre versate da Brugnaro ed Umana compongono il 69 per cento del totale dei finanziamenti pubblicati sul sito di Coraggio Italia, di cui è fondatore e presidente. Con la decisione delle Commissione e la conseguente perdita del 2xmille, Coraggio Italia potrebbe diventare un partito che dipende dalle disponibilità economiche del suo fondatore. Le cui risorse non sono poche.