Ddl Zan, la destra si rianima: "Decisivi per il Colle". E Berlusconi ci crede
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaROMA - "Vuoi vedere che...". La prova di compattezza del centrodestra contro la legge Zan, specchio della Caporetto del Pd, ringalluzzisce Silvio Berlusconi. Negli ultimi sette giorni il redivivo Cavaliere ha sedato la rivolta dei suoi ministri (almeno per ora), ricompattato un centrodestra uscito con le osse rotta delle amministrative e ridato vigore al suo sogno con la S maiuscola: il Colle. "Salvini e Meloni lo prendono in giro", aveva detto Enrico Letta riferendosi proprio alla possibilità che il fondatore di Mediaset vada al Quirinale. Ma dopo il passaggio d'aula di ieri al Senato questa tesi, fino a qualche tempo fa rubricata alla voce "fantascienza", comincia a farsi largo fra i perplessi di Lega, Fdi e Forza Italia. Inizia a produrre scosse elettriche sulla schiena dei "giallorossi". "Vuoi vedere che...".
ROMA - "Vuoi vedere che...". La prova di compattezza del centrodestra contro la legge Zan, specchio della Caporetto del Pd, ringalluzzisce Silvio Berlusconi. Negli ultimi sette giorni il redivivo Cavaliere ha sedato la rivolta dei suoi ministri (almeno per ora), ricompattato un centrodestra uscito con le osse rotta delle amministrative e ridato vigore al suo sogno con la S maiuscola: il Colle. "Salvini e Meloni lo prendono in giro", aveva detto Enrico Letta riferendosi proprio alla possibilità che il fondatore di Mediaset vada al Quirinale. Ma dopo il passaggio d'aula di ieri al Senato questa tesi, fino a qualche tempo fa rubricata alla voce "fantascienza", comincia a farsi largo fra i perplessi di Lega, Fdi e Forza Italia. Inizia a produrre scosse elettriche sulla schiena dei "giallorossi". "Vuoi vedere che...".
Basta sentire il padre del ddl impallinato, Alessandro Zan, per capire come il vecchio inquilino di Arcore, che malanni e guai giudiziari sembravano aver messo fuori gioco, sia diventato uno spauracchio per la sua parte politica: "Berlusconi ha chiesto la compattezza del centrodestra per ottenere i voti per il Quirinale. Sulla nostra pelle è stata giocata un'altra partita". E pure Pierluigi Bersani ha avvertito i compagni di viaggio del pericolo incombente, senza fare nomi: "Temo che con la legge Zan ci sia stata una prova generale per il quarto scrutinio per il Quirinale". Ora, potrebbe trattarsi di un'illusione. Di un effetto rewind della politica. Ma certo la figura di Berlusconi è di nuovo miracolosamente al centro della scena, con il favore ufficiale di Salvini che ieri ha scartato il Mattarella bis ("Se lo fa lo stesso Presidente lo facciamo anche noi"), di Giorgia Meloni, e degli alleati centristi di Coraggio Italia: "Silvio Berlusconi ha sicuramente la statura, la storia, la credibilità per poter ambire al Colle", dice Giovanni Toti, uno dei fondatori. Anche se la stessa Coraggio Italia, esclusa dai vertici di coalizione, non intende regalare i propri consensi: "Abbiamo 31 parlamentari. Vogliono ricordarsi di noi solo alla vigilia dell'elezione del Capo dello Stato?", afferma Osvaldo Napoli.
C'è da dire che i numeri per eleggere da solo il presidente, il centrodestra non li ha: potrà contare, a febbraio, su 445 grandi elettori, compresi dunque i delegati regionali. Al quarto scrutinio avrebbe bisogno di 505 voti. Ma da ieri, in ogni caso, Lega, Fdi e Fi hanno una certezza, che il rovescio elettorale e le divisioni interne avevano incrinato: sono destinati a incidere nella scelta del Presidente, anche se verrà meno il nome di Berlusconi. In questa ipotesi, la figura del Cavaliere avrà rappresentato comunque un totem utile a far valere il peso della coalizione. E, a quel punto, potrebbe orientare la scelta verso un candidato gradito al variegato mondo di centro, in primis ai renziani. Su un patto fra Fi e Iv mirato al Colle, per inciso, il vicesegretario del Pd Peppe Provenzano è pronto a scommettere.
Intanto è Berlusconi a godersi un nuovo momento di gloria. E oggi si vanterà della ritrovata armonia con i ministri e i capigruppo di Fi e Lega, invitati a pranzo a Villa Grande, nelle campagne romane. La mossa serve a stemperare le tensioni, dopo la rumorosa presa di posizione dei ministri azzurri a favore di una linea moderata e segnatamente anti-sovranista. Un invito a lavorare insieme sui temi, da parte di Berlusconi, che Salvini vorrebbe trasformare in un coordinamento stabile. Ma Mariastella Gelmini, Mara Carfagna e Renato Brunetta, alla vigilia dell'appuntamento, fanno sapere che "è bene coordinarsi ma è impossibile omologarsi". L'ala governativa azzurra, insomma, fa di nuovo asse: conscia "dell'importanza di un coordinamento dell'attività di Fi e Lega, ma altrettanto consapevole di appartenere a due partiti differenti, con due leader differenti". La lotta dei ministri azzurri, fanno trapelare gli interessati, "continuerà dentro il partito senza nessuno strappo, così come continueranno gli incontri tra i ministri e i parlamentari azzurri che condividono questa linea".