Ddl Zan, la Chiesa incassa lo stop ma non chiude al dialogo: "Sì a una legge più giusta"
di Paolo Rodari , di Paolo RodariROMA - La Chiesa ottiene quello che voleva. Ma non si parli di "vittoria", dicono in Vaticano. Lo stop in Senato al ddl Zan contro l'omofobia, infatti, è visto nelle sacre stanze solo come la possibilità di aprire la strada a quel dialogo fra le parti più volte auspicato dai vescovi italiani al fine di rivedere i punti più controversi della legge. Spiega non a caso il presidente dei vescovi italiani, il cardinale Gualtiero Bassetti, che l'esito del voto conferma "la necessità di un dialogo aperto e non pregiudiziale, in cui anche la voce dei cattolici italiani possa contribuire all'edificazione di una società più giusta e solidale". La presidenza della Cei aveva espresso perplessità sul testo con due note, diffuse il 10 giugno 2020 e il 28 aprile 2021. Ma insieme aveva chiesto più dialogo per arrivare a un testo che fosse il più possibile condiviso. Secondo Bassetti "una legge ch…
ROMA - La Chiesa ottiene quello che voleva. Ma non si parli di "vittoria", dicono in Vaticano. Lo stop in Senato al ddl Zan contro l'omofobia, infatti, è visto nelle sacre stanze solo come la possibilità di aprire la strada a quel dialogo fra le parti più volte auspicato dai vescovi italiani al fine di rivedere i punti più controversi della legge. Spiega non a caso il presidente dei vescovi italiani, il cardinale Gualtiero Bassetti, che l'esito del voto conferma "la necessità di un dialogo aperto e non pregiudiziale, in cui anche la voce dei cattolici italiani possa contribuire all'edificazione di una società più giusta e solidale". La presidenza della Cei aveva espresso perplessità sul testo con due note, diffuse il 10 giugno 2020 e il 28 aprile 2021. Ma insieme aveva chiesto più dialogo per arrivare a un testo che fosse il più possibile condiviso. Secondo Bassetti "una legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l'obiettivo con l'intolleranza". E ancora: "Tra l'approvazione di una normativa ambigua e la possibilità di una riflessione diretta a un confronto franco, la Chiesa sarà sempre a fianco del dialogo e della costruzione di un diritto che garantisca ogni cittadino nell'obiettivo del rispetto reciproco".
I nodi da sciogliere, per la Chiesa, sono due: la definizione di "identità di genere" che per i vescovi poneva e pone una questione etica e culturale seria "che non può risolversi in banalizzazioni ideologiche", e la norma che introduce la teoria del gender nelle scuole statali e paritarie, incluse quelle confessionali. Il 23 giugno una nota della Segreteria di Stato vaticana firmata dal "ministro degli esteri" Gallagher aveva segnalato alle autorità italiane le criticità del testo in merito alla libertà d'espressione della Chiesa e al rispetto dei Patti lateranensi. Ancora lo stesso Bassetti aveva auspicato più volte di riformulare la legge respingendo le accuse di "ingerenza" della Chiesa: "È necessario", disse a Repubblica, "garantire in modo adeguato la libertà di espressione e, tanto più laddove s'intendono introdurre norme di natura penale, non bisogna lasciare margini interpretativi non ragionevoli. Questo discorso vale anche per la Giornata nazionale contro l'omofobia nelle scuole. Altrimenti c'è il rischio che, oltre all'istigazione all'odio, venga sanzionata la libera espressione di convincimenti etici e religiosi e sia inoltre messo in discussione il diritto umano universale dei genitori all'educazione dei figli secondo i propri convincimenti e a insegnare ciò che è bene e ciò che è male".