Centrodestra, il pranzo per lanciare Berlusconi al Colle. Salvini: “Puntiamo su un amico.".
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaROMA - "La vicenda della legge Zan ci dimostra che per l'elezione del Quirinale siamo imprescindibili, siamo in condizione per la prima volta di fare un nome. E se è uno che conosciamo bene, tanto meglio...". Matteo Salvini sorride in modo aperto e guarda Silvio Berlusconi, che annuisce appena. Gli altri 17 commensali si guardano compiaciuti, qualcuno abbozza un applauso. L'atmosfera da "parenti serpenti", attorno al tavolo ovale di Villa Grande, si scioglie, la condivisione del sogno del vecchio leader - al di là delle singole perplessità sull'operazione-Colle - è un momento che unisce una comitiva litigiosetta, giunta sull'Appia antica con intenti se non bellicosi almeno "chiarificatori". Che è lo stesso.
E infatti il pranzo tanto atteso fra leader, ministri e capigruppo di Forza Italia e Lega è preceduto, a sorpresa, da due confronti. Da una cena, mercoledì sera, in cui Berlusconi ha inc…
ROMA - "La vicenda della legge Zan ci dimostra che per l'elezione del Quirinale siamo imprescindibili, siamo in condizione per la prima volta di fare un nome. E se è uno che conosciamo bene, tanto meglio...". Matteo Salvini sorride in modo aperto e guarda Silvio Berlusconi, che annuisce appena. Gli altri 17 commensali si guardano compiaciuti, qualcuno abbozza un applauso. L'atmosfera da "parenti serpenti", attorno al tavolo ovale di Villa Grande, si scioglie, la condivisione del sogno del vecchio leader - al di là delle singole perplessità sull'operazione-Colle - è un momento che unisce una comitiva litigiosetta, giunta sull'Appia antica con intenti se non bellicosi almeno "chiarificatori". Che è lo stesso.
E infatti il pranzo tanto atteso fra leader, ministri e capigruppo di Forza Italia e Lega è preceduto, a sorpresa, da due confronti. Da una cena, mercoledì sera, in cui Berlusconi ha incontrato i sottosegretari: il coordinatore Antonio Tajani, nell'occasione, si è lasciato andare a giudizi feroci nei confronti dei ministri "ribelli". Nell'approvazione quasi unanime dei presenti.
L'altro confronto, a porte chiuse, lo chiedono al Cavaliere i medesimi ministri: Mariastella Gelmini, Mara Carfagna e Renato Brunetta - chiedono al Cavaliere. Ed è in quest'ultimo incontro riservato, prima dell'aperitivo, che gli esponenti azzurri nel governo Draghi giurano fedeltà al Capo ma esprimono senza filtri le loro perplessità su un partito che rischia di andare al traino dei sovranisti. "I nodi politici rimangono", fanno sapere i ministri. Berlusconi ascolta, a tratti si spazientisce: "Ma insomma non vi basto io, non vi basta la mia collocazione in Europa e il prestigio che ho nel Ppe per rassicurarvi?".
C'è il primo dei tanti impegni della giornata, un colloquio settimanale fra il presidente e la triade ministeriale che da tempo mal sopporta i presunti "filtri" posti in primis da Tajani e dalla fedelissima senatrice Licia Ronzulli. A dare man forte all'ala liberal-moderata di Fi c'è anche Gianni Letta, storico consigliere di Berlusconi e grande tessitore di manovre al Centro.
È a tavola, invece, che si cercano di eliminare i problemi "esterni", quelli con Salvini. I partecipanti parlano tutti, a turno, mentre vengono serviti i tagliolini cacio e pepe e il riso konjac, derivato dall'omonima radice giapponese, un addensante - fa notare qualcuno - che è metafora della volontà di tenere legati i due partiti, nella residenza che fu di Zeffirelli.
Arriva la cheesecake e rischia di andare di traverso ai presenti che sentono Salvini riaffermare la sua posizione in Europa ben lontana dai popolari: "Gli equilibri stanno cambiando, contro Orbán si schiererà perfino l'ultradestra di Jobbik insieme all'estrema sinistra. Inspmma noi stiamo lavorando ancora per riunire il Centrodestra anche a Bruxelles, per contare di più come Italia e contrastare le follie ideologiche delle sinistre". È una posizione che il padrone di casa non condivide.
Più dolce la mousse di cioccolato, affrontata con i propositi non divisivi di un taglio delle tasse significativo in manovra e con l'obiettivo dichiarato di scegliere i candidati per le prossime Regionali e amministrative con largo anticipo, coinvolgendo Giorgia Meloni che al pranzo non c'è ma fa giungere la sua benedizione al cammino verso il Colle di Berlusconi, che ai più - dopo il flop dei giallorossi sulla Zan e con il Centro in fermento - sembra meno impossibile di prima: "Il Parlamento è sovrano. E se eleggesse Berlusconi - dice la leader di FdI - nessuno potrebbe dire nulla". A quel punto è già l'ora del brindisi, a Villa Grande. Ma si preferisce soprassedere.