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Gaspard: “Scelte nette: così vincono i progressisti. Bene le coalizioni larghe"

Il politologo americano che dirige il Center for American Progress: "Clima, economia post pandemia e società più inclusive sono temi transnazionali da affrontare come tali. I partiti di destra hanno prospettive ristrette. A sinistra serve stare sotto una grande tenda".
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ROMA - Patrick Gaspard, dopo la vittoria di Joe Biden negli Usa e quella dei socialisti in Canada, Germania, Norvegia, è realistico dire che dalla crisi post-Covid si esce a sinistra?
"Non do mai il successo per scontato. Ci sono ancora problemi. Moltissime persone hanno subito uno shock negli ultimi due anni e hanno una sorta di impazienza rispetto a quel che il governo può fare per migliorare le loro vite. Su Joe Biden c'è molta pressione in questo senso, le persone vogliono vedere subito dei risultati. Credo però che molte delle sfide che dovremo affrontare siano transnazionali: è un momento cruciale per i progressisti, c'è l'opportunità di fare scelte significative sul clima, l'economia dopo la pandemia, la necessità di creare una società inclusiva".

C'è stato un altro momento in cui i progressisti sono stati al centro delle scelte, con Blair, Clinton, Prodi. Si parlava di Terza vi…

ROMA - Patrick Gaspard, dopo la vittoria di Joe Biden negli Usa e quella dei socialisti in Canada, Germania, Norvegia, è realistico dire che dalla crisi post-Covid si esce a sinistra?
"Non do mai il successo per scontato. Ci sono ancora problemi. Moltissime persone hanno subito uno shock negli ultimi due anni e hanno una sorta di impazienza rispetto a quel che il governo può fare per migliorare le loro vite. Su Joe Biden c'è molta pressione in questo senso, le persone vogliono vedere subito dei risultati. Credo però che molte delle sfide che dovremo affrontare siano transnazionali: è un momento cruciale per i progressisti, c'è l'opportunità di fare scelte significative sul clima, l'economia dopo la pandemia, la necessità di creare una società inclusiva".

C'è stato un altro momento in cui i progressisti sono stati al centro delle scelte, con Blair, Clinton, Prodi. Si parlava di Terza via tra quella socialista e quella conservatrice. Oggi è diverso?
"Molto perché la nostra società si trova ad affrontare una serie di minacce esistenziali: il cambiamento climatico, la crescita delle diseguaglianze, l'aumento del pessimismo rispetto al futuro. Allora c'era fiducia nell'integrità dei governi. Adesso crescono - rispetto alla politica - scetticismo, cinismo, apatia. È pericoloso, ma allo stesso tempo è un momento in cui la finestra di Overton (lo spettro delle proposte politiche accettabili nel discorso pubblico, ndr) è apertissima davanti a temi come la disparità di stipendi, giustizia sociale e razziale, inclusione, clima. Questo favorisce scelte nette per i progressisti e nuove opportunità".

Pensa che la pandemia abbia definitivamente indebolito i partiti che speculano sulla paura e la rabbia delle persone?
"Lo ha fatto, ha dimostrato che siamo interconnessi, che quel che è bene per me può esserlo anche per il mio vicino, quello che è orribile per me lo è per il mio vicino. E ha fatto capire al cittadino medio che non puoi risolvere problemi così complessi se non hai impalcature forti attorno alle istituzioni. Negli Usa la destra che guidava la vecchia amministrazione diceva con orgoglio di voler smembrare l'amministrazione dello Stato. Bannon e Salvini andavano d'accordo su questo, ma le persone si sono accorte di quel che significa: perdere welfare, servizi sanitari, trasporti. I beni che la pandemia ha dimostrato essere vitali".

Troppe persone non vanno a votare perché pensano sia ininfluente. È un sentimento di apatia politica che spaventa.
"Non è un sentimento irrazionale, viene dall'esperienza. La politica li ha bistrattati, li ha alienati. I cittadini torneranno a fidarsi se crederanno che i politici siano interessati a quel che è essenziale: posso lavorare? I miei figli potranno finire la scuola? Troveranno delle opportunità? Potremo respirare aria pulita? Non è più tempo di promesse stravaganti".

Biden deve tenere insieme una coalizione che va da Alexandra Ocasio-Cortez ai "moderate democrats". Anche in Italia, il problema è sempre quanto larga possa essere una coalizione progressista.
"Se è un problema, è un bel problema da avere in democrazia. Direi: il problema giusto. I partiti di destra hanno prospettive e punti di vista ristretti, i progressisti devono stare sotto una grande tenda. Impersonando un ampio spettro di interessi, lotte economiche, esperienze dei settori più fragili delle nostre comunità. È l'essenza della democrazia".

In Europa ci sono Paesi come Polonia e Ungheria che sembrano guardare più al passato che al futuro.
"È un punto cruciale e ne introduce un altro: la spaccatura tra centri urbani e aree rurali, dove vivono persone chi si sentono lasciate indietro. Dalla cultura, dal progresso, fino a guardare con nostalgia a un passato autoritario perché sentono violato il loro sistema di valori. Noi progressisti dobbiamo interrogarci su come portare a queste persone le nostre migliori idee. Si tratta spesso di aree deindustrializzate, dove mancano scuolae lavoro e fa breccia il messaggio dell'uomo forte"

In Italia Lega e Fratelli d'Italia cercano e vantano legami con Polonia e Ungheria.
"I progressisti sono stati molto abili a bloccare queste forze a livello parlamentare impedendo loro di attuare politiche reazionarie, ma non sono ancora riusciti a riguadagnare la fiducia di quelle persone. È questo che bisogna fare adesso".