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Referendum giustizia, via libera della Cassazione alla richiesta delle regioni. Le firme non servono più

Referendum giustizia,  via libera della Cassazione alla richiesta delle regioni. Le firme non servono più
(ansa)
La Suprema accoglie la richiesta dei nove consigli regionali amministrati dal centrodestra. Diventa ininfluente il deposito delle sottoscrizioni raccolte da Lega e Partito radicale. E il Carroccio non le presenta. Salvini: "Grazie ai radicali per avere lanciato la proposta. Vigilare sul dopo per evitare le fregature del passato". Turco annuncia una raccolta di firme per proposte di legge popolare sulla giustizia
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La Corte di Cassazione accoglie la richiesta di referendum sulla giustizia avanzata dalle nove regioni governate dal centrodestra sulla base dei sei quesiti proposti dalla Lega e dal Partito radicale. La decisione della Suprema Corte rende così ininfluente dal punto di vista giuridico il deposito delle firme raccolte dal Comitato promotore che era previsto oggi Il termine scadeva domani. Politicamente è invece influente la decisione di Matteo Salvini di non procedere al deposito,creando più di un malumore nei compagni di strada radicali. Impegnati da ieri a Roma nel congresso degli iscritti italiani al partito.

La palla adesso passa alla Corte costituzionale che a gennaio dovrà decidere sull’ammissibilità delle richieste per l’eventuale voto nella prossima primavera. I giudici della consulta dovranno decidere sulle richiesta di cancellare e modificare norme che riguardano l’elezione del Consiglio superiore della magistratura, la responsabilità diretta dei magistrati e la loro equa valutazione, la separazione delle carriere, i limiti agli abusi della custodia cautelare.  E, infine, chiedono l'abolizione del decreto Severino.

 

Matteo Salvini ieri si è presentato davanti a congressisti radicali per ringraziare  per “l’idea e l’impulso sui referendum”. E per avere condotto insieme la campagna di raccolta firme. Il leader ha anche preannunciato nuove iniziative comuni e  anche nuovi incontri e confronti per affrontare lo scontro elettorale. E soprattutto chiede di vigilare sul dopo referendum, per evitare “le fregature del passato”. Perché, spiega, dopo l’abrogazione di una legge “ la lavagna diventa bianca e la parola passa al Parlamento che, in  passato, su quella lavagna ha riscritto senza tenere conto del voto popolare”.

 

Le firme raccolte però, come detto, non arriveranno mai negli uffici del Palazzaccio. “Dopo il via libera della Cassazione -  scrive infatti  la Lega -, non è più necessario il deposito delle firme previsto per domani".  Prendendo un po’ alla sprovvista i compagni di strada radicali che sono impegnati da ieri nel congresso degli iscritti italiani al partito. Che si chiedono perché il leader della Lega, che aveva annunciato l'obiettivo di raccogliere un milione di firme su ciascun quesito. ora rinuncia ad esibire il buon risultato raggiunto. e i più malevoli avanzano dubbi sulla qualità delle firme raccolte, qualità che nessuno controllerà.

Dalla Lega per ci tengono però a fare sapere la campagna di raccolta firme è andata benissimo e sono state raccolte fra 700 e 750 mila adesioni per ognuno dei sei quesiti per un totale di 4 .275.000. Tutte raccolte ai banchetti, si fa notare, visto che le firme raccolte in via telematica sono appena 18 mila.Una precisazione che suona polemica vero i comitati promotori dei referendum sulla legalizzazione della cannabis e di quello sull’eutanasia che invece, hanno raggiunto l’obiettivo delle 500 mila firme usando il nuovo strumento della raccolta telematica.

 

Tutte verificate con allegato il necessario certificato di cittadinanza dei sottoscrittori. E, fanno sapere da Via Bellerio ancora ieri ne sono arrivate altre 80 mila che per motivi di tempo non potranno essere allegate.Tutto il materiale, dicono i leghisti, coordinati in questa campagna da Roberto Calderoli, sono stati raccolti “in ben 368 scatoloni che hanno riempito tre furgoni. Ci sono anche sei hard disk che contengono le firme digitali e i certificati elettorali". Ma tutto resterà dove si trova.

Il segretario radicale Maurizio Turco ieri ha comunque preso atto della decisione leghista. "Dopo la decisione della Cassazione aveva ben poco senso depositare le firme. L'inziativa era comune e si decide insieme nella buona e nella cattiova sorte" ha detto oggi dopo l'intervento di Salvini. ieri nella sua relazione aveva spiegato che i radicali di firme ne hanno raccolto circa 25 mila,segno evidente segno di una difficoltà del partito. Ma Turco ha aggiunto che adesso è necessario impegnarsi al massimo per vincere lo scontro referendario. “Dobbiamo partire subito con la campagna referendaria – dice Turco – Per noi è una campagna capitale. Se riusciremo a fare votare il 50,1 degli elettori gli equilibri di questo paese cambieranno”.

Turco però, pensa al futuro e annuncia anche un piano B: una raccolta firme, ne servono 50 mila, per presentare delle leggi di iniziativa popolare sugli stessi argomenti. Con l’avvertenza che questa volta la richiesta dovrebbe essere presentata al Senato e non alla Camera. A Palazzo Madama, infatti, il nuovo regolamento prevede tempi certi per la discussione e la decisione sulle leggi di iniziative popolare.

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