La Corte di Cassazione accoglie la richiesta di referendum sulla giustizia avanzata dalle nove regioni governate dal centrodestra sulla base dei sei quesiti proposti dalla Lega e dal Partito radicale. La decisione della Suprema Corte rende così ininfluente dal punto di vista giuridico il deposito delle firme raccolte dal Comitato promotore che era previsto oggi Il termine scadeva domani. Politicamente è invece influente la decisione di Matteo Salvini di non procedere al deposito,creando più di un malumore nei compagni di strada radicali. Impegnati da ieri a Roma nel congresso degli iscritti italiani al partito.
La palla adesso passa alla Corte costituzionale che a gennaio dovrà decidere sull’ammissibilità delle richieste per l’eventuale voto nella prossima primavera. I giudici della consulta dovranno decidere sulle richiesta di cancellare e modificare norme che riguardano l’elezione del Consiglio superiore della magistratura, la responsabilità diretta dei magistrati e la loro equa valutazione, la separazione delle carriere, i limiti agli abusi della custodia cautelare. E, infine, chiedono l'abolizione del decreto Severino.
Le firme raccolte però, come detto, non arriveranno mai negli uffici del Palazzaccio. “Dopo il via libera della Cassazione - scrive infatti la Lega -, non è più necessario il deposito delle firme previsto per domani". Prendendo un po’ alla sprovvista i compagni di strada radicali che sono impegnati da ieri nel congresso degli iscritti italiani al partito. Che si chiedono perché il leader della Lega, che aveva annunciato l'obiettivo di raccogliere un milione di firme su ciascun quesito. ora rinuncia ad esibire il buon risultato raggiunto. e i più malevoli avanzano dubbi sulla qualità delle firme raccolte, qualità che nessuno controllerà.
Dalla Lega per ci tengono però a fare sapere la campagna di raccolta firme è andata benissimo e sono state raccolte fra 700 e 750 mila adesioni per ognuno dei sei quesiti per un totale di 4 .275.000. Tutte raccolte ai banchetti, si fa notare, visto che le firme raccolte in via telematica sono appena 18 mila.Una precisazione che suona polemica vero i comitati promotori dei referendum sulla legalizzazione della cannabis e di quello sull’eutanasia che invece, hanno raggiunto l’obiettivo delle 500 mila firme usando il nuovo strumento della raccolta telematica.
Turco però, pensa al futuro e annuncia anche un piano B: una raccolta firme, ne servono 50 mila, per presentare delle leggi di iniziativa popolare sugli stessi argomenti. Con l’avvertenza che questa volta la richiesta dovrebbe essere presentata al Senato e non alla Camera. A Palazzo Madama, infatti, il nuovo regolamento prevede tempi certi per la discussione e la decisione sulle leggi di iniziative popolare.