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Oltre trenta piazze per rilanciare il ddl Zan. Scintille tra Pd e Iv

Da Roma a Vicenza, da Torino a Palermo, la mobilitazione dopo la bocciatura della legge in Senato
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ROMA - La seconda vita del ddl Zan nasce nelle piazze. Sono quasi una cinquantina le manifestazioni organizzate dalla comunità Lgbt, perché l’affossamento della legge contro l’omotransfobia mercoledì scorso in Senato, ma soprattutto l’applauso e le grida di gioia della destra per avere sepolto le norme contro i crimini d’odio, hanno scatenato l’indignazione nella società civile. Così dopo Roma, Milano, Cuneo, Varese, Vicenza – le piazze della prima ora – già venerdì scorso altre sei manifestazioni si sono tenute (Genova, Barletta, Aosta, Brescia, Ferrara e Venezia) e ieri sono stati 33 gli appuntamenti, tra sit in, flash mob, cortei, da Merano a Reggio Calabria. A Torino e Palermo in piazza c’erano anche i sindaci. A Padova, la città di Alessandro Zan, in 1.500 hanno manifestato. Piazza gremita a Bologna. A Napoli lo slogan è stato “la storia non si ferma”. Ma il …

ROMA - La seconda vita del ddl Zan nasce nelle piazze. Sono quasi una cinquantina le manifestazioni organizzate dalla comunità Lgbt, perché l’affossamento della legge contro l’omotransfobia mercoledì scorso in Senato, ma soprattutto l’applauso e le grida di gioia della destra per avere sepolto le norme contro i crimini d’odio, hanno scatenato l’indignazione nella società civile. Così dopo Roma, Milano, Cuneo, Varese, Vicenza – le piazze della prima ora – già venerdì scorso altre sei manifestazioni si sono tenute (Genova, Barletta, Aosta, Brescia, Ferrara e Venezia) e ieri sono stati 33 gli appuntamenti, tra sit in, flash mob, cortei, da Merano a Reggio Calabria. A Torino e Palermo in piazza c’erano anche i sindaci. A Padova, la città di Alessandro Zan, in 1.500 hanno manifestato. Piazza gremita a Bologna. A Napoli lo slogan è stato “la storia non si ferma”. Ma il grido di tutte le piazze è sempre lo stesso: “Vergogna”. A Firenze il sit-in si è tenuto davanti al coordinamento di Italia Viva, il partito di Renzi. Oggi sarà la volta di Piacenza, Siena e Forlì, ma la staffetta di protesta continuerà fino al 7 novembre.


Monica Cirinnà, senatrice e responsabile diritti del Pd, assicura la solidarietà del partito. Dice, e scrive in un post su Facebook: "Lì dove non potrò essere fisicamente, sono e sarò presente con il cuore. Una mobilitazione imponente, che porta un messaggio chiaro: non sarà un voto procedurale - non nel merito quindi - a fermare il cammino dei diritti nel nostro Paese". Se le associazioni vorranno presentare una legge di iniziativa popolare, Enrico Letta, il segretario dem, ha garantito che il partito aiuterà nella raccolta delle firme. Matteo Renzi però rivolge un pesante j’accuse proprio a Letta e al Pd: in una lettera a Repubblica ieri, ha accusato i dem di populismo. La risposta del Nazareno è laconica: "Solipsismo". In pratica, se la canta e se la suona da solo. E non è certo appaltato al 2% di Italia Viva - è l’altra considerazione - il polo liberale centrista. Tra i renziani viene denunciata la “ingiusta campagna d’odio” nei loro confronti.


Contrattacca Cirinnà: "Quel voto che ha responsabilità evidenti: nonostante il ridicolo tentativo di scaricarle su Pd, M5Stelle e Leu, è noto a tutte e tutti - ed è chiaro soprattutto a quelle piazze - che l’esito del voto di mercoledì scorso è la diretta conseguenza della diga aperta, in Senato, dal voltafaccia di Italia Viva”. Cirinnà ricostruisce il percorso della legge: “Renzi e i suoi, dopo aver sostenuto e votato il ddl alla Camera, hanno fatto venir meno il loro appoggio in Senato, sostenendo contro ogni evidenza che con poche modifiche al testo sarebbe stato possibile raggiungere un accordo con la Lega e le destre".

Per il Pd, con pochi dubbi e perplessità, il testo Zan era un buon testo, grazie anche alla mediazione che già c’era stata alla Camera con un comitato trasversale ad hoc. E comunque avere una legge coerente è stato ritenuto prioritario dai giallorossi. Letta alla fine aveva aperto sugli articoli 1, 4 e 7, ovvero orientamento sessuale, rispetto della libertà d’espressione e educazione nelle scuole. Mentre l’identità di genere era il cardine da non toccare.


Cirinnà chiede con un appello che le federazioni, i circoli del Pd si uniscano alle mobilitazioni delle piazze Lgbt. Invita: "Siamo presenti con le nostre bandiere, senza paura e con orgoglio. La nostra lealtà verso la comunità lgbt il nostro coraggio sono stati riconosciuti e, nonostante la sconfitta parlamentare, le piazze ci stanno accogliendo con calore. Questa profonda sintonia con la parte migliore del Paese è un patrimonio prezioso, che non deve essere disperso".