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Lobby, un fronte trasversale per "graziare" Confindustria e sindacati. The Good Lobby: "Un paradosso"

Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e un pezzo del Pd appoggiano gli emendamenti che puntano ad escludere le associazioni imprenditoriali e le principali sigle sindicali dalla legge sul lobbying che impone obblighi di trasparenza
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Un fronte trasversale è pronto ad escludere Confindustria e sindacati dalla legge sulle lobby all’esame della Commissione Affari costituzionali della Camera. Lo schieramento può contare sui deputati di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e di un pezzo del Pd, i cui emendamenti - qualora dovessero ottenere il via libera - escluderebbero le associazioni imprenditoriali e le principali sigle sindacali dagli obblighi di trasparenza previsti dal testo.  

Un passo avanti e mezzo indietro, dunque. Perché se da una parte la legge riuscirebbe a dotare l'Italia di una regolamentazione a lungo attesa sulle attività di l…

Un fronte trasversale è pronto ad escludere Confindustria e sindacati dalla legge sulle lobby all’esame della Commissione Affari costituzionali della Camera. Lo schieramento può contare sui deputati di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e di un pezzo del Pd, i cui emendamenti - qualora dovessero ottenere il via libera - escluderebbero le associazioni imprenditoriali e le principali sigle sindacali dagli obblighi di trasparenza previsti dal testo.  

Un passo avanti e mezzo indietro, dunque. Perché se da una parte la legge riuscirebbe a dotare l'Italia di una regolamentazione a lungo attesa sulle attività di lobbying, dall’altra escluderebbe le principali sigle costituite in rappresentanza di imprenditori e lavoratori, come Confidustria e i sindacati confederati Cgil, Cisl e Uil. “La spiegazione che ci è stata data è che queste organizzazione rappresenterebbero degli interessi generali”, dice Federico Anghelé di The Good Lobby, l'associazione che più di tutte si è spesa affinché l’Italia approvasse una legge in grado di regolamentare il rapporto tra politica e gruppi di interesse. “Se facciamo questo ragionamento - continua Anghelé - allora anche le associazioni di consumatori dovrebbero essere escluse. Eppure, secondo la legge in discussione, sarebbero comunque costrette ad attenersi alle regole”. 

Ad oggi l’Italia non ha ancora provveduto a varare una legge sui rapporti tra politica e gruppi di pressione, al contrario delle istituzioni europee a cui The Good Lobby guarda come punto di riferimento. “Se la proposta di legge venisse approvata, ci troveremmo di fronte al paradosso di sapere su quali temi questi importanti soggetti influenzano le politiche pubbliche europee e, al contrario, di essere totalmente all’oscuro sui dossier italiani sui quali sono chiamati a confrontarsi con le istituzioni nazionali e locali”, insiste Anghelé. Il testo base depositato a Montecitorio ancora non prevede l'esclusione di sindacati e Confindustria, ma la trasversalità del fronte che ne vorrebbe l'esenzione è sufficientemente ampio da rendere probabile il via libera agli emendamenti presentati dal centrodestra e da un pezzo di centrosinistra. Solo LeU e il Movimento 5 stelle hanno deciso di non accodarsi.

La legge punta a rendere trasparenti le interlocuzioni che intercorrono tra i gruppi di interesse, le cosiddette lobby, - come le associazioni di categoria e le organizzazioni no profit - e chi è chiamato a prendere decisioni pubbliche: dai parlamentari di Camera e Senato fino ai consiglieri regionali. “La parola 'lobbying’ viene erroneamente associata a qualcosa di brutto e oscuro”, spiega Anghelé. “Al contrario, si tratta di processi del tutto normali”. Dal 2016 alla Camera i soggetti che svolgono attività lobbying sono tenuti ad iscriversi ad un apposito elenco e a presentare una relazione annuale che tenga conto dell’attività svolta. I deputati, dal canto loro, devono seguire un codice di condotta, il quale però - secondo Anghele - “non impedirebbe loro di incontrare solo i lobbisti registrati”. Un altro limite è il fatto che queste regole ad oggi valgono solo per Montecitorio e non per Palazzo Madama che, a differenza della Camera,  non si è ancora mai dotato di una regolamentazione ad hoc. 

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