M5S, Conte: “Con Draghi al Colle no al voto". Nel Movimento diktat e liti: c’è il nodo capigruppo
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliMILANO - Ospite di Lucia Annunziata a Mezz'ora in più, il presidente del M5S Giuseppe Conte si porta dietro i suoi cinque vice (Paola Taverna, Alessandra Todde, Riccardo Ricciardi, Mario Turco e Michele Gubitosa). Una sorta di piccola e nuova investitura mediatica, ma anche un ulteriore messaggio per il resto del Movimento: la linea passa dal capo e dai suoi collaboratori e pazienza per coloro a cui il nuovo corso non piace o, magari, immaginano alternative.
MILANO - Ospite di Lucia Annunziata a Mezz'ora in più, il presidente del M5S Giuseppe Conte si porta dietro i suoi cinque vice (Paola Taverna, Alessandra Todde, Riccardo Ricciardi, Mario Turco e Michele Gubitosa). Una sorta di piccola e nuova investitura mediatica, ma anche un ulteriore messaggio per il resto del Movimento: la linea passa dal capo e dai suoi collaboratori e pazienza per coloro a cui il nuovo corso non piace o, magari, immaginano alternative.
Conte aveva tentato di convincere il capogruppo alla Camera Davide Crippa a dimettersi prima della naturale scadenza del suo mandato, a dicembre, senza però riuscirci e anzi paradossalmente rafforzando proprio Crippa, considerato troppo vicino a Grillo. Se poi al Senato dovesse venire stoppato il rinnovo di un suo fedelissimo, questo vorrebbe dire che il presidente non ha di fatto la guida dei propri parlamentari.
La scommessa dell'ex presidente del Consiglio e dei suoi consiglieri, vista sia la scelta dei cinque (tutte persone a lui molto vicine, senza offrire spazio alle altre anime del Movimento) che la nuova linea comunicativa accentratrice, è che alla fine il grosso del M5S si convinca che l'alternativa al dover bere il calice amaro sia l'affogare. Conte come unica scialuppa di salvataggio per un Movimento in crisi di identità e di consensi, pronto a garantire - se non ci saranno ribellioni di massa - che non si tornerà a votare, come invece gli sarebbe più comodo.
Non è detto però che non ci siano già deputati e senatori che invece al progetto non ci credono più, con o senza Conte. Che insomma da qui in poi si concentreranno esclusivamente sulle proprie battaglie e sui destini personali, perché appunto c'è ancora e potenzialmente un anno e mezzo di vita davanti dentro al palazzo.