✕

M5S, Conte: “Con Draghi al Colle no al voto". Nel Movimento diktat e liti: c’è il nodo capigruppo

(ansa)
L’ex premier su Rai Tre coi suoi 5 vice, unici ammessi a parlare in tv: “Sul Quirinale va avviato un confronto anche con la destra”
2 minuti di lettura

MILANO - Ospite di Lucia Annunziata a Mezz'ora in più, il presidente del M5S Giuseppe Conte si porta dietro i suoi cinque vice (Paola Taverna, Alessandra Todde, Riccardo Ricciardi, Mario Turco e Michele Gubitosa). Una sorta di piccola e nuova investitura mediatica, ma anche un ulteriore messaggio per il resto del Movimento: la linea passa dal capo e dai suoi collaboratori e pazienza per coloro a cui il nuovo corso non piace o, magari, immaginano alternative.

 

Il disegno contiano prende forma, anche sul piano delle mosse politiche in previsione: Conte conferma che la candidatura di Mario Draghi al Quirinale è un'opzione praticabile per i 5 Stelle, e comunque "bisogna avviare un percorso di confronto con tutte le forze politiche, anche con le for…

MILANO - Ospite di Lucia Annunziata a Mezz'ora in più, il presidente del M5S Giuseppe Conte si porta dietro i suoi cinque vice (Paola Taverna, Alessandra Todde, Riccardo Ricciardi, Mario Turco e Michele Gubitosa). Una sorta di piccola e nuova investitura mediatica, ma anche un ulteriore messaggio per il resto del Movimento: la linea passa dal capo e dai suoi collaboratori e pazienza per coloro a cui il nuovo corso non piace o, magari, immaginano alternative.

 

Il disegno contiano prende forma, anche sul piano delle mosse politiche in previsione: Conte conferma che la candidatura di Mario Draghi al Quirinale è un'opzione praticabile per i 5 Stelle, e comunque "bisogna avviare un percorso di confronto con tutte le forze politiche, anche con le forze centrodestra". E poi il Movimento non ha "nessuna fretta" di tornare al voto anticipando il termine della legislatura, quindi la carta Draghi non ha il doppio fine di rimandare tutti a elezioni.

 

Dopodiché il M5S resta il grande malato della politica italiana. L'"effetto Conte" sui sondaggi non c'è stato (tantomeno alle Amministrative), la creazione della nuova struttura non corre velocissima, il rinnovo dei capigruppo di Camera e Senato sarà un passaggio delicatissimo dove potrebbero esserci sorprese, il dossier sul superamento o meno del vincolo del secondo mandato è ancora sul tavolo e qualsiasi sarà la decisione finale farà stuole di scontenti. E poi, lamentele piccole e grandi: la linea politica è considerata da molti troppo schiacciata sul Pd; il presidente non risponde al telefono, è scostante nei rapporti coi colonnelli o eletti che si considerano tali, da qui altro malumore.

 

L'ultima direttiva emanata da Rocco Casalino e che riserva ai soli cinque di Conte la partecipazione ai pastoni dei tg e in via prioritaria a tutte le ospitate televisive è ennesimo motivo di frustrazione per parecchi. Anche Beppe Grillo aveva detto stop alla tv, mesi fa. Ma il fondatore è il fondatore e comunque all'atto pratico non era stato poi così vincolante. Considerato che la nuova struttura del M5S deve tenersi in piedi grazie anche ai versamenti dei parlamentari, in diversi si domandano se "ha un senso finanziare chi poi utilizza quei soldi per tapparti la bocca o favorire i fedelissimi dal capo", è il ragionamento di un parlamentare.

 

Ora i dissensi si stanno tutti canalizzando attorno al rinnovo dei direttivi del gruppo al Senato. Mercoledì prima riunione con votazione, serve la maggioranza assoluta per eleggere il nuovo capogruppo; giovedì basterà quella semplice. Sembrava che Ettore Licheri andasse verso una comoda riconferma, invece è nata la candidatura alternativa di Maria Domenica Castellone, la quale si definisce lei pure contiana, ma attorno alla sua figura si potrebbero coagulare correnti più o meno organizzate o singoli delusi.

Conte aveva tentato di convincere il capogruppo alla Camera Davide Crippa a dimettersi prima della naturale scadenza del suo mandato, a dicembre, senza però riuscirci e anzi paradossalmente rafforzando proprio Crippa, considerato troppo vicino a Grillo. Se poi al Senato dovesse venire stoppato il rinnovo di un suo fedelissimo, questo vorrebbe dire che il presidente non ha di fatto la guida dei propri parlamentari.

La scommessa dell'ex presidente del Consiglio e dei suoi consiglieri, vista sia la scelta dei cinque (tutte persone a lui molto vicine, senza offrire spazio alle altre anime del Movimento) che la nuova linea comunicativa accentratrice, è che alla fine il grosso del M5S si convinca che l'alternativa al dover bere il calice amaro sia l'affogare. Conte come unica scialuppa di salvataggio per un Movimento in crisi di identità e di consensi, pronto a garantire - se non ci saranno ribellioni di massa - che non si tornerà a votare, come invece gli sarebbe più comodo.

Non è detto però che non ci siano già deputati e senatori che invece al progetto non ci credono più, con o senza Conte. Che insomma da qui in poi si concentreranno esclusivamente sulle proprie battaglie e sui destini personali, perché appunto c'è ancora e potenzialmente un anno e mezzo di vita davanti dentro al palazzo.