Nel gioco del Colle spunta la carta Amato. Dal Pd: "È sul tavolo"
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaMario Draghi è tentato dal Colle ma pochi vogliono spostarlo da Palazzo Chigi, Sergio Mattarella rifiuta l'ipotesi del bis, Silvio Berlusconi è sponsorizzato ufficialmente dal centrodestra ma è uno spauracchio per gli altri, Pierferdinando Casini attende che si consolidi un polo di Centro. Sullo sfondo, silenziosa, si staglia la sagoma di Giuliano Amato.
Il nome del dottor Sottile è quello meno pronunciato ufficialmente ma più presente nei colloqui dei kingmaker (veri o potenziali) delle elezioni per il Quirinale. E negli ultimi giorni la candidatura dell'ex premier sta prendendo sempre più forma. Come riserva della Repubblica cui attingere nel caso in cui - ed è già avvenuto - i litigi interni ai partiti e la contrapposizione fra i principali schieramenti rendano necessaria una soluzione alta, istituzionale, con ampi margini di condivisione.
Mario Draghi è tentato dal Colle ma pochi vogliono spostarlo da Palazzo Chigi, Sergio Mattarella rifiuta l'ipotesi del bis, Silvio Berlusconi è sponsorizzato ufficialmente dal centrodestra ma è uno spauracchio per gli altri, Pierferdinando Casini attende che si consolidi un polo di Centro. Sullo sfondo, silenziosa, si staglia la sagoma di Giuliano Amato.
Il nome del dottor Sottile è quello meno pronunciato ufficialmente ma più presente nei colloqui dei kingmaker (veri o potenziali) delle elezioni per il Quirinale. E negli ultimi giorni la candidatura dell'ex premier sta prendendo sempre più forma. Come riserva della Repubblica cui attingere nel caso in cui - ed è già avvenuto - i litigi interni ai partiti e la contrapposizione fra i principali schieramenti rendano necessaria una soluzione alta, istituzionale, con ampi margini di condivisione.
Dai piani alti dei dem arriva una conferma: "Quello di Amato è un nome che rappresenta, anche ma non solo, un pezzo di storia della sinistra: certo che è sul tavolo", dice un dirigente di primo livello che mantiene la consegna del silenzio imposta da Enrico Letta sul dossier Quirinale. La stessa fonte fa notare come il due volte presidente del Consiglio possa incarnare presto un punto di riferimento istituzionale non solo per il suo vasto curriculum. Amato, infatti, oggi è vicepresidente della Corte Costituzionale (stessa carica che nel 2015 era ricoperta da Sergio Mattarella) ma a metà gennaio, proprio alla vigilia del voto per il nuovo Capo dello Stato, è in pole per diventare il numero uno della Consulta. E acquisire dunque ancora maggiore autorevolezza, una posizione super partes cui guardare nel caso in cui le trattative fra i partiti - prima o durante le votazioni iniziali - si arenassero.
Un esponente di governo molto vicino a Draghi (e che non è né Giorgetti né Di Maio ma che ha parlato con entrambi) conferma che l'ipotesi Amato è quella più cara anche al premier, che per continuare il proprio mandato - in assenza di Mattarella - ha bisogno di una forte collaborazione istituzionale simile se non uguale a quella avuta con il Presidente a fine mandato. E Amato ha il profilo giusto: europeista di lunga data, anzitutto, e con solide relazioni internazionali.
Il rapporto fra i due è antico: come ricorda lo stesso giurista nella prefazione del libro "L'enigma Draghi" (Fazi Editore), Amato e Draghi si conobbero a Washington alla fine degli anni '80. Uno era ministro del Tesoro, l'altro direttore esecutivo della Banca mondiale. "Ci capitò sin da allora di passare del tempo insieme, di scambiarci idee e constatare consonanze", scrive Amato. Che alla fine della prefazione non chiude alla possibilità che Draghi vada al Quirinale, un'istituzione di garanzia "che gli è certo meno lontana dalla politique politicienne".