La presunzione d’innocenza diventa legge. Conferenze stampa dei procuratori solo con un "atto motivato"
di Liana Milella , di Liana MilellaLe abituali conferenze stampa dei procuratori? D'ora in avanti saranno l'eccezione, possibili solo con un "atto motivato" del capo dell'ufficio. I tabulati di un cellulare chiesti da un pm dopo la commissione di un delitto? Sarà necessario il via libera del giudice. E per quelli già ottenuti in passato? Saranno utilizzabili "ma solo se uniti ad altri elementi di prova". E il Trojan, il virus-microspia che trasforma il cellulare in un centrale di ascolto? Per ottenerne l'uso il pm dovrà presentare "specifiche" ragioni. Il centrodestra voleva molto di più, Matilde Siracusano di Forza Italia addirittura l'elenco dei luoghi dove il Trojan dovesse funzionare e pure gli orari, mentre Enrico Costa di Azione pretendeva che fossero tre giudici, e non solo il gip, a dare il via libera. M5S ha protestato duramente, e alla fine è passato solo che ci vorranno "specifiche" ragioni per chiedere il Trojan. …
Le abituali conferenze stampa dei procuratori? D'ora in avanti saranno l'eccezione, possibili solo con un "atto motivato" del capo dell'ufficio. I tabulati di un cellulare chiesti da un pm dopo la commissione di un delitto? Sarà necessario il via libera del giudice. E per quelli già ottenuti in passato? Saranno utilizzabili "ma solo se uniti ad altri elementi di prova". E il Trojan, il virus-microspia che trasforma il cellulare in un centrale di ascolto? Per ottenerne l'uso il pm dovrà presentare "specifiche" ragioni. Il centrodestra voleva molto di più, Matilde Siracusano di Forza Italia addirittura l'elenco dei luoghi dove il Trojan dovesse funzionare e pure gli orari, mentre Enrico Costa di Azione pretendeva che fossero tre giudici, e non solo il gip, a dare il via libera. M5S ha protestato duramente, e alla fine è passato solo che ci vorranno "specifiche" ragioni per chiedere il Trojan. Ma ancora una volta la maggioranza è andata in pezzi sulla giustizia.
Tutto questo - tra il Consiglio dei ministri sulla presunzione d'innocenza e la commissione Affari costituzionali della Camera su tabulati e Trojan - mentre la ministra della Giustizia Marta Cartabia incontrava il commissario europeo per la Giustizia Didier Reynders sulle riforme da 2,3 miliardi di euro garantiti dal Pnrr. Netto il giudizio di Reynders: "Le riforme della giustizia in Italia sono ambiziose e mostrano chiari impegni. Un forte monitoraggio sarà importante per valutare la loro efficacia sul campo". Una promozione a cui Cartabia replica: "Assicuriamo al Commissario ogni sforzo per monitorare il cammino di attuazione delle riforme nei singoli uffici giudiziari, a beneficio dell'efficienza e della qualità della giustizia". E ancora: "Per garantire il rispetto delle scadenze, auspico che al più presto possa essere approvata in via definitiva dal Parlamento anche la riforma del processo civile, dovuta entro fine anno". In calendario alla Camera, per l'ultimo sì, è prevista il 29 novembre.
La presunzione d'innocenza diventa legge
È solo un caso se, nella stessa giornata, convergano più fatti che riguardano la giustizia. E sicuramente quello che avrà il maggiore impatto nella vita dei magistrati e in quella degli imputati è la presunzione d'innocenza. Le nuove regole approvate definitivamente dal Consiglio dei ministri che traducono in una legge italiana le direttive emesse dall'Europa nel 2016. Un decreto legislativo licenziato l'8 agosto a palazzo Chigi. Discusso e integrato dalle due commissioni Giustizia di Camera e Senato il 22 ottobre. E appena l'altro ieri valutato anche dal Csm, con le voci fortemente critiche dei pubblici ministeri, da Nino Di Matteo a Sebastiano Ardita a Giuseppe Cascini, ma alla fine con un via libera ad amplissima maggioranza (contro solo Di Matteo e Ardita e qualche astenuto).
Da domani, dunque, il principio della presunzione d'innocenza - già scritto a chiare lettere nella nostra Costituzione (articolo 27, "L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva") - si materializza in disposizioni rigide che le "autorità pubbliche", le procure in testa, dovranno rispettare. Perché, come recita l'articolo uno, "è fatto divieto alle autorità pubbliche di indicare pubblicamente come colpevole la persona sottoposta a indagini o l'imputato fino a quando la colpevolezza non è stata accertata con sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili". Non sarà più possibile per le procure passare automaticamente dagli arresti all'incontro stampa con i giornalisti. Ci vorrà, appunto, una specifica assunzione di responsabilità del procuratore - il solo autorizzato a parlare - che con un "atto motivato" dovrà spiegare le specifiche ragioni di pubblico interesse - come chiedevano le due commissioni Giustizia - che lo spingono a convocare la stampa.
Una mediazione politica questa, perché Enrico Costa di Azione, il primo a chiedere a marzo di recepire la direttiva europea con un ordine del giorno nella legge di Delegazione europea, avrebbe voluto che le conferenze stampa fossero del tutto proibite. Così come aveva chiesto di vietare i nomi di fantasia, ma di forte impatto mediatico, per battezzare le inchieste. Da "Mani pulite" a "Mafia capitale", per intenderci. Ottiene invece che anche l'imputato che si avvale della facoltà di non rispondere - il diritto al silenzio - possa fruire comunque della successiva riparazione per ingiusta detenzione.
Vengono approvate norme rigide, che impongono anche il diritto di rettifica se il "presunto innocente" viene presentato come possibile, se non addirittura come sicuro colpevole. Rettifica immediata, non oltre 48 ore dopo l'informazione, orale o scritta che sia, che presenta il soggetto - il presunto innocente - come colpevole. Regole che limitano comunicati e conferenze stampa anche per le polizie. Potranno farle, ma anche in questo caso dovrà esserci il via libera del procuratore sempre con un "atto motivato".
Sarà una stretta anche per la stampa, per il diritto di conoscere a fondo le ragioni di un'indagine e degli arresti? Sicuramente sì. Tant'è che Giuseppe Cascini, oggi togato del Csm, fino a 4 anni fa pm a Roma anche dell'inchiesta Mafia capitale, in plenum ha detto che "è pericoloso riservare a pochissimi casi la comunicazione dei procuratori", spingendo i cronisti a "cercare altre strade con il rischio di imbattersi in canali non trasparenti".
Intercettazioni, tabulati, Trojan
Lo spirito super garantista di una parte della maggioranza si manifesta anche nel decreto che dà il via libera ai quattro mesi per i referendum sulla cannabis e sulla caccia, ma si occupa anche di autorizzazioni per i tabulati telefonici. Anche questo, come per la presunzione d'innocenza, un adeguamento che nasce da una decisione europea. La Corte di giustizia del Lussemburgo, a marzo, ha stabilito, trattando un caso dell'Estonia, che la richiesta di un tabulato telefonico non possa essere fatta solo dal pm, ma vada autorizzata anche da un giudice. Detto fatto. La norma è stata varata, per decreto, anche in Italia. Ma anche in questo caso ha scatenato appetiti super garantisti. Tant'è che ci si è posti il problema anche delle autorizzazioni precedenti alla nuova legge ed è stato deciso che quei tabulati sono utilizzabili solo se uniti "ad altri elementi di prova".
Ma lo scontro più duro, ancora una volta anche nella maggioranza, c'è stato sulla microspia Trojan, il virus inoculato nei cellulari. Non passa la proposta di Costa che chiede il via libera alla richiesta del pm autorizzata da tre giudici, e non dal solo gip. La maggioranza si divide, il sì arriva da Azione, Italia viva, FdI, mentre Forza Italia e Lega si astengono. Costa già promette che lunedì prossimo, quando il decreto approderà in aula, lui riproporrà lo stesso emendamento, che forse potrebbe anche essere votato a scrutinio segreto.
Ma è proprio sul Trojan che M5S scatena la battaglia contro il centrodestra. Si vota un emendamento di Maurizio Lupi che chiede di spostare più in su l'asticella dei reati che consentono di usare la potente microspia, passando da tre a cinque anni. Ma la maggioranza della commissione lo boccia. Nuovo emendamento, e ancora una nuova lite. Matilde Siracusano di Forza Italia ha presentato un emendamento capestro per il Trojan, perché il pm, nel richiederlo, dovrebbe anche indicare in modo specifico tempi e luoghi dell'utilizzo. La maggioranza sembra giungere a un accordo, ma a quel punto insorge il M5S che poi, con Eugenio Saitta e Vittoria Baldino, capigruppo nelle commissioni Giustizia e Affari costituzionali, parlano di "golpe per indebolire il Trojan sventato". Alla fine passa solo la richiesta che le ragioni dell'uso del Trojan dovranno essere "specifiche".