Renzi fa l’americano. “Qui chi investe è stimato, in Italia lo attaccano”
di Massimo Basile , di Massimo BasileNEW YORK — Di fronte a lui, un quadro dell’800 inglese su tema caccia alla volpe. Alle spalle, il podio in legno di rovere. Sul tavolo rotondo da nove, il piattino con il bacon. «Ma non assaggio niente, in questi giorni ho mangiato troppo», dice Matteo Renzi, prima di sedersi. I successivi 45 minuti, ospite al Racquet & Tennis club di Park Avenue, Manhattan, il senatore e leader di Italia Viva si nutrirà di se stesso, rivendicherà il successo della nomina di Mario Draghi, definito la “safety car” in pista nel momento di crisi del Paese, l’uomo che «può fare molto bene tutto, tranne il centravanti della Fiorentina». Renzi ricorderà di aver messo in guardia Enrico Letta dal fallimento della votazione sul ddl Zan («ha voluto il muro contro muro, ma in un quarto d’ora avrebbe portato a casa il risultato»), aprirà a una legge che regolamenti la lobby («basta non sia fatta pe…
NEW YORK — Di fronte a lui, un quadro dell’800 inglese su tema caccia alla volpe. Alle spalle, il podio in legno di rovere. Sul tavolo rotondo da nove, il piattino con il bacon. «Ma non assaggio niente, in questi giorni ho mangiato troppo», dice Matteo Renzi, prima di sedersi. I successivi 45 minuti, ospite al Racquet & Tennis club di Park Avenue, Manhattan, il senatore e leader di Italia Viva si nutrirà di se stesso, rivendicherà il successo della nomina di Mario Draghi, definito la “safety car” in pista nel momento di crisi del Paese, l’uomo che «può fare molto bene tutto, tranne il centravanti della Fiorentina». Renzi ricorderà di aver messo in guardia Enrico Letta dal fallimento della votazione sul ddl Zan («ha voluto il muro contro muro, ma in un quarto d’ora avrebbe portato a casa il risultato»), aprirà a una legge che regolamenti la lobby («basta non sia fatta per colpire una persona»). E darà la benedizione al motivo che, ufficialmente, lo ha portato a New York per due giorni controversi, come membro, lui senatore, del Cda di un’azienda privata: il lancio sul mercato americano di Delimobil, società di car sharing russa, incorporata in Lussemburgo e fondata da un italiano, Vincenzo Trani, 47 anni, che siede al tavolo di Renzi. Non ci sarà un debutto imminente a Wall Street, spiega l’imprenditore.
L’unico evento pubblico resta questo, in un club per soli uomini di cui era socio Gianni Agnelli. Il senatore è invitato come speaker di una colazione-conferenza organizzata dal Gruppo Esponenti Italiani, che raduna imprenditori e professionisti italiani. «Gli attacchi ? — comincia — C’è un’etica costante in Italia. Se uno con l’età di Vincenzo chiede il reddito di cittadinanza, va tutto bene. Se va all’estero, dà lavoro a 3500 persone e decide di quotarsi a Wall Street, ci sono polemiche». Parla di “invidia sociale” come male italiano. «Davanti a una storia così in America dicono wow, in Italia bah…». Il passaggio su Draghi è obbligato. «Due anni fa proprio qui dissi che bisognava far fuidare il governo a Draghi. Mi presero per pazzo. Con lui l’Italia è un’altra cosa. Lo sanno le aziende quotate a Milano che hanno avuto un aumento del 25 per cento». Rivendica “con orgoglio” di aver contribuito a mandare a casa il governo Conte, «quello dei banchi a rotelle e delle dirette Facebook», per mettere colui che «quando Angela Merkel lascerà, sarà il punto di riferimento» in Europa. Archivia la questione del voto anticipato. «È un’ammuina. Vediamo come va la partita del Quirinale». Avverte la sinistra: «Penso che i 5S siano finiti». Conclude l’intervento, la sala applaude. Renzi si ferma dal presidente del Viola club New York, il giornalista Andrea Fiano, e gli dice: «Speriamo vada bene». Si riferiva a Juve-Fiorentina. Sotto attacco anche lì, ma da tifoso.