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Giuliano Amato, il candidato per il Quirinale che potrebbe mettere d'accordo (quasi) tutti

Il nome dell’ex premier, ora giudice costituzionale, il più accreditato per superare i veti incrociati sulle altre candidature. Dal Pd: “E’ sul tavolo”  
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"Mi chiamano sempre presidente!", dice Giuliano Amato in un video apparso otto anni fa sul sito di Repubblica. "Ma io mi riferisco sempre al Tennis club di Orbetello", aggiunge con divertita civetteria. E' sempre candidato alle cariche importanti. All'epoca era in lizza per diventare premier (poi Giorgio Napolitano scelse Enrico Letta). Due anni dopo era in predicato di diventare Capo dello Stato (fu eletto Sergio Mattarella).

Anche stavolta il suo nome circola nel piccolo mondo politico romano. Silvio Berlusconi lo voterebbe subito. L'avrebbe incoronato anche sette anni fa. La novità è che ora lo voterebbero anche i grillini, pur di evitare il voto anticipato. Per …

"Mi chiamano sempre presidente!", dice Giuliano Amato in un video apparso otto anni fa sul sito di Repubblica. "Ma io mi riferisco sempre al Tennis club di Orbetello", aggiunge con divertita civetteria. E' sempre candidato alle cariche importanti. All'epoca era in lizza per diventare premier (poi Giorgio Napolitano scelse Enrico Letta). Due anni dopo era in predicato di diventare Capo dello Stato (fu eletto Sergio Mattarella).

Anche stavolta il suo nome circola nel piccolo mondo politico romano. Silvio Berlusconi lo voterebbe subito. L'avrebbe incoronato anche sette anni fa. La novità è che ora lo voterebbero anche i grillini, pur di evitare il voto anticipato. Per loro Amato era quello della pensione d'oro, che percepiva. Quanta furia, quanta bava alla bocca, e invece adesso con l'elezione del "dottor Sottile" salverebbero la loro di pensione, perché la sua ascesa garantirebbe il prosieguo della legislatura.

Come cambiano i tempi! Allora Amato era "il vecchio", ora forse metterebbe d'accordo quasi tutti. Lascerebbe infatti Mario Draghi lì dov'è. Ma i due potrebbero coabitare? "Ci capivamo al volo" scrive Amato a proposito delle collaborazioni passate tra i due nella prefazione a Enigma Draghi, il libro di Massimo Cecchini. Ne tesseva le lodi e lo candidava al Quirinale. Non è dato sapere cosa ne pensi Draghi di un'eventuale coabitazione. In teoria ci sono pochissime persone che il premier potrebbe accettare come futuro capo dello Stato, anzi probabilmente solo una, appunto Amato.  

Fosse così semplice. Giuliano Amato ha 83 anni. Una delle sue ultime uscite pubbliche è stata per invitare gli over 65 ad abbonarsi al circolo del tennis del Foro Italico. C'è anche il  video su Youtube. Amato in tuta e cappellino magnifica la sua partita settimanale come elisir di lunga vita. Il tennis, dopo la politica, è del resto l'altra sua ossessione. Lo studia con la stessa acribia con cui vaglia la legittimità costituzionale delle leggi alla Consulta. Una volta un cronista che si presentò a casa sua per intervistarlo fu gentilmente fatto attendere per mezz'ora, perché prima Amato doveva finire di vedere un match sul canale Super Tennis.

Il curriculum degno del Colle ce l'ha. Due volte premier. Quattro volte ministro, soprattutto al Tesoro. Presidente dell'Antitrust. Conosce le durezze del Palazzo. E' aduso all'arte del comando. Ha attraversato indenne la Prima e la Seconda Repubblica. Ha fatto autocritica sul modello di sviluppo in un bel libro scritto con Andrea Graziosi nel 2013, Grandi illusioni, dove ammetteva che la crescita era stata fatta "a spese del futuro".

 

Tra poco po' lo fanno pure presidente della Consulta. Darebbe garanzie al sistema da un punto di vista democratico e della collocazione internazionale. Pure a Bruxelles potrebbero obiettare poco: è un europeista a ventiquattro carati. Scrisse anche il progetto di costituzione europea, che poi i francesi bocciarono. E' di sinistra, (si iscrisse al Partito socialista nel 1958), ma non dispiace alla destra moderata. Disse di lui Renato Brunetta, alla vigilia del voto per il Colle nel 2015: "E' il più competente, il più esperto, il più conosciuto all'estero". In quelle stesse ore Matteo Salvini su Radio Padania tuonava cose irriferibili qui. I giornali della destra probabilmente gli rinfacceranno, come avviene da trent'anni, il prelievo forzoso dei conti correnti del 1992. Ma in questi anni Amato ha saputo tessere buone relazione anche con quella parte della Lega istituzionale che guarda a Giancarlo Giorgetti.

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Cosa non le piace del potere?" gli chiese a Mixer Giovanni Minoli, nel remoto 1986. "Che può essere usato per risolvere i problemi di se stesso e non degli altri". Amato aveva 47 anni ed era il numero due del governo Craxi. Un intellettuale prestato alla politica, come si diceva a quel tempo. Minoli gli ricordò che negli inizi del craxismo fu severo con il leader. Bettino, dopo la caduta, non gli perdonò il fatto che fu l'unico che non andò mai a trovarlo ad Hammamet. Quando nell'ultima elezioni toccò a Mattarella, e non a lui, Amato dimostrò ancora una volta di essere un uomo di mondo: "Dopo di me era il mio preferito", disse.