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Renzi, Wall Street addio. Il dietrofront della società sponsorizzata dall'ex premier

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Qualche ombra e "fattori di rischio" per la società: il revisore dei conti è coinvolto in alcune inchieste
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NEW YORK - A Wall Street le bandiere americane dominano le possenti colonne neoclassiche, le persone se ne stanno in fila per le emergenze nel vicino ambulatorio, mentre i trader, con passo trafelato, si avviano all'ingresso della Borsa con il bicchierone di caffé in mano. Della società russa, di cui è membro del cda il senatore Matteo Renzi, nessuna traccia: la Delimobil Holding S. A., fondata nel 2015 dall'imprenditore napoletano Vincenzo Trani, non sbarcherà, per ora, a Wall Street.

E Renzi è tornato in Italia dopo aver inviato all'imprenditore un "gigantesco in bocca al lupo". La società è una d…

NEW YORK - A Wall Street le bandiere americane dominano le possenti colonne neoclassiche, le persone se ne stanno in fila per le emergenze nel vicino ambulatorio, mentre i trader, con passo trafelato, si avviano all'ingresso della Borsa con il bicchierone di caffé in mano. Della società russa, di cui è membro del cda il senatore Matteo Renzi, nessuna traccia: la Delimobil Holding S. A., fondata nel 2015 dall'imprenditore napoletano Vincenzo Trani, non sbarcherà, per ora, a Wall Street.

E Renzi è tornato in Italia dopo aver inviato all'imprenditore un "gigantesco in bocca al lupo". La società è una delle più grandi al mondo nel car-sharing, diciottomila auto distribuite in undici città, da Mosca a San Pietroburgo. La quotazione al New York Stock Exchange è stata rinviata. "Quando è la data della quotazione? - aveva spiegato giovedì Trani, ospite con Renzi a un evento organizzato da Gei, Gruppo Esponenti Italiani, comunity di professionisti a New York - La data la comunico solo quando sono sicuro, quando avrò la matematica certezza che il titolo, una volta sul listino, va su".

 

Secondo l'agenzia russa Interfax, Delimobil potrebbe riprovarci a inizio 2022, ma per gli analisti americani il cambio di programma, dopo l'approvazione da parte della Borsa, è evidente. Questi dovevano essere i giorni in cui la società avrebbe dovuto quotarsi come DMOB, per mettere in vendita 20 milioni di Ads, certificati sostitutivi delle azioni, a una forchetta di prezzo tra i 10 e 12 dollari. Erano circolate voci di una "richiesta superiore all'offerta". Trani puntava a rastrellare 240 milioni di dollari, valutando l'azienda 900. Obiettivo ambizioso, considerato che i ricavi nel primo semestre 2021 erano stati di 70,6 milioni. La prima domanda di Ipo, Initial Public Offering, era stata presentata il 19 luglio 2021. Il 2 novembre il New York Stock Exchange aveva dato via libera. Il passo successivo non c'è stato.

 

Trani, 47 anni, è un avvocato che ha lavorato per anni con le grandi banche d'affari. Al di là delle descrizioni macchiettistiche, e il codazzo di persone che lo scorta ovunque, non è uno sprovveduto. Probabilmente l'imprenditore ha avuto la sensazione che gli investitori americani non dessero garanzia sul lungo termine. Una delle ipotesi è che acquistassero azioni per poi cederle subito, facendo un rapido guadagno, ma determinando il crollo del titolo. Trani ha sminuito il cambio di programma, ma a New York la sensazione è diversa.

I grafici digitali del Wall Street Journal e Cnbc, preparati da giorni, sono rimasti vuoti. Marketwatch, il 2 novembre, aveva annunciato l'ingresso di nuove società, tra cui Delimobil. Potrebbero aver pesato le ombre attorno alla galassia legata alla compagnia. Da un'analisi aggiornata al 4 novembre della società Mikro Capital, di cui Trani è fondatore, i debiti superano il patrimonio, l'indice di redditività Roe è negativo. Il revisore si chiama Ascanio Turco, finito in alcune inchieste, tra cui quella per bancarotta della società del sondaggista Luigi Crespi.

Da un anno Trani non risulta neanche più console onorario della Bielorussia. Nel documento depositato da Delimobil alla Securities and Exchange Commission, e datato 28 ottobre 2021, tra i "fattori di rischio" - a pagina 187 - vengono citate in dodici righe le inchieste su Renzi avviate dalle procure di Firenze e Roma, tra cui quella di finanziamento illecito ai partiti in relazione alla fondazione Open, e quella legata ai compensi per la conferenza tenuta dal senatore ad Abu Dhabi. In caso di condanna, si legge nel documento, a Renzi "verrebbe chiesto di fare un passo indietro".